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YOUTUBE Cina, finto invalido smascherato in strada: fasce nascondevano gambe

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PECHINO – Un finto mendicante chiede l’elemosina in strada ai passanti. Uno di questi non crede alla sua invalidità e lo smaschera togliendogli le fasce che nascondono le sue gambe falsamente amputate. Accade in Cina: il passante si accorge della “truffa” e decide di bloccarlo e smascherarlo. Le due gambe erano infatti semplicemente piegate nei pantaloni.

Smascherato, l’uomo si è allontanato velocemente. Il video è finito su YouTube ed è stato visto già più di 750mila volte. Questo accade in Cina. Ma come siamo messi in Italia? Su 250 mila pensioni d’invalidità, o indennità d’accompagnamento, controllate dalla Guardia di Finanza nel 2011, 34 mila sono state revocate; 54 mila risultano da definire e altre 36 mila risultano sospese perché l’interessato non si è presentato alla visita medica. Totale: circa 125 mila, il 50% di 250 mila, una su due.

La famiglia dei falsi ciechi, fratello, sorella, madre e zia fa notizia e titolo. Così come i non vedenti che miracolosamente guidano il motorino o prelevano soldi al bancomat. O ancora l’altro caso di cieco alla guida di un’automobile in pieno traffico o dell’allenatore di calcio che non poteva vedere i suoi schemi, casi di falsi invalidi, smascherati e pescati con le classiche mani nel sacco dai finanzieri di cui sono piene le cronache. Ma è in realtà solo la punta dell’iceberg, la sostanza, la notizia e il dato preoccupante stanno nei numeri. Il 28,42% di prestazioni d’invalidità revocate, oltre 36 mila “invalidi” che non si presentano alla visita medica (difficile ipotizzare che avessero tutti l’influenza) e 54.026 trattamenti “da definire”, cioè da verificare se erogati a titolo o meno, disegnano un quadro in cui quasi un trattamento di invalidità su tre è frutto di truffa, e uno su due presenta dei dubbi. Non siamo un paese per ricercatori e cervelli, ma di certo siamo un paese per truffatori.

La maglia nera delle regioni con il maggior numero di finti invalidi spetta a tre realtà del sud: Campania, 37,9% di pensioni revocate nel 2011; Basilicata, 37,64% e Molise, 35.93% dei trattamenti in meno. Un costo immenso per la casse pubbliche italiane e un costo “fisso”, che si ripete e trascina negli anni. Un costo per l’Inps stimato tra i 5 e i 10 miliardi l’anno.

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