Blitz quotidiano
powered by aruba

YOUTUBE Come sopravvivere senza abiti, telefonino, tv… Il reality inglese

Tieniti aggiornato con Blitz quotidiano:

LONDRA – Difficile immaginare una vita senza il proprio piumino, il mascara, la biancheria intima e perfino il pelapatate. Una vita privata di tutto ciò che si possiede, di tutti quegli oggetti che dominano nella casa.

Cinque giovani hanno tentato la loro avventura sul programma tv “A Life Stripped Bare” in onda nel Regno Unito su Channel 4: spogliati completamente di tutto, dalla biancheria intima alle posate, dopo un impatto scioccante hanno scoperto di aver ottenuto dei benefici.

Liberi dalla tirannia di oggetti inutili, i partecipanti all’insolito esperimento, hanno infatti riscoperto i piaceri semplici: la buona conversazione, suonare il pianoforte, la gioia di stringere una nuova amicizia.
Le cinque persone, in diverse parti dell’Inghilterra, hanno deciso di fare a meno di qualsiasi mobile, utensile da cucina, oggetti decorativi, capi d’abbigliamento in loro possesso.

Completamente nudi, senza nemmeno un lenzuolo o una tenda a coprire le loro parti intime, hanno accettato che i loro effetti personali fossero inscatolati e portati via, restando così senza cellulari, vestiti, sapone, senza nemmeno il forno. Riscaldamento, acqua calda, servizi igienici e carta igienica era tutto ciò che avevano, insieme ad alcuni alimenti non deperibili come i cereali, anche se, data l’assenza di posate e piatti, li hanno dovuti mangiare direttamente dalla scatola.

Come ci si sente, dunque, a veder svanire i propri oggetti? “E’ snervante”, dice la 29enne stilista Heidi May, dell’East London. “Quando ho visto il furgone che portava via le scatole ho avuto un tuffo al cuore: stavano andando via tutte le mie cose”.

Heidi ha dato il permesso di togliere tutti i suoi oggetti per tre settimane: in questo periodo a lei e ai suoi compagni è stato permesso di sceglierne uno al giorno che sarebbe stato restituito. L’acquisto o prestito di cose, a parte il cibo, era proibito. E per tutto l’esperimento, hanno dovuto continuare le solite attività quotidiane, lavorative, di socializzazione.

Un tempo la spumeggiante, bionda Heidi, avrebbe pensato che fosse un’impresa impossibile. Cresciuta in una famiglia serena, ben presto ha mostrato un lato materialista: a 11 anni ha iniziato a fare dei lavoretti per comprare le novità in circolazione. Quando ha iniziato la trasmissione, aveva accumulato l’enorme cifra di 1.027 articoli di vario tipo: possedeva, ad esempio, 30 bikini, un mucchio di roba ammassata sotto il letto senza nessun motivo. “Mi sentivo avida”.

E a Cardiff è più o meno la stessa storia: Tom Hunter-Smith, 26 anni, scienziato, aveva deciso di vedere come sarebbe stata la sua senza i suoi beni personali. Ha fatto il grande passo insieme a Georgia, infermiera, e Andrew, un operatore in un call center.

Cresciuto in una famiglia benestante, “non mi considero un materialista, ho pensato che avrei potuto fare a meno di parecchie cose”. Aveva 700 oggetti di cui privarsi, tra cui il cellulare, che Heidi a Londra, era la cosa che più temeva di perdere. Dipendente rea confessa dei social, riconosce che il telefono è sempre stato nella sua mano:”Sinceramente, non avrei saputo vivere senza cellulare”.

I partecipanti alla trasmissione, hanno dovuto dormire completamente nudi sul pavimento, senza letto, materasso o coperte. Tremante di freddo, cercando di mettersi a proprio agio sul tappeto poco morbido, Tom ha iniziato ad avere dei ripensamenti: la prima notte non ha dormito affatto. Heidi era altrettanto turbata: “Dopo dieci minuti mi facevano male le anche, avevo freddo. Alla fine ho fatto sei bagni e 15 docce calde, è stato orribile”.

Ma ben altre umiliazioni dovevano arrivare: per recuperare il primo oggetto hanno dovuto camminare nudi. “Mi sentivo davvero come se non avessi più nulla. Aprire nuda la porta di casa è stata una delle esperienze più terrificanti che abbia mai vissuto, non la voglio ripetere mai più”, dice Heidi, “e tutto ciò che potevo fare era correre velocemente”.

Poi ha dovuto scegliere cosa riavere: un rotolo di 15 metri di stoffa acquistato mesi prima: “Ho pensato alla sopravvivenza. Sapevo che avrei potuto fare molte cose con quel tessuto”. Anche senza forbici, Heidi è riuscita a strappare la stoffa e realizzare un abito di fortuna, almeno da nascondere le parti intime al ritorno.

Non solo, con l’aiuto di alcuni chiodi ha strappato il tessuto in pezzi più piccoli, trasformandoli in biancheria intima, con altri più grandi ha fatto un asciugamano e una sorta di borsa.

La prima cosa recuperata da Tom, è stato il suo sacco a pelo: “Pensavo solo a dormire più comodo”. Nel corso delle successive tre settimane, le scelte degli oggetti erano veloci: Heidi ha pensato al materasso, seguito dal bancomat, dal bollitore, dai pantaloni, scarpe da ginnastica. Tom, invece ha optato per la vestaglia, scarpe, pantaloni, bancomat, giacca e calzini.

Ma ancora, dopo una settimana, non c’erano cosmetici e sapone. “Mi sentivo disgustosa – confessa Heidi – dopo tre giorni ero alla ricerca disperata di un gel doccia. Senza trucco, non mi sentivo me stessa. Come prodotto del giorno ho scelto uno smalto per unghie, solo per non perdere completamente la mia identità”.

In questo sconforto, la vita normale doveva continuare, il che significa andare al lavoro. Senza macchina, in vestaglia e scarpe, Tom ha tentato di raggiungere l’ufficio con l’autostop. “Ero guardato come se fossi pazzo e alla fine ho dovuto camminare”.  Ma è arrivato finalmente in ufficio, svolto il suo lavoro, nonostante fosse in vestaglia.

Heidi, nel frattempo, ha preso il treno per raggiungere il centro di Londra, con il suo abito e scarpe fai da te, senza trucco:”Mi sentivo molto impacciata”, ha ammesso ma iniziava a vedere il mondo in modo diverso. “Quando ho deciso che volevo indietro il mio materasso, ho dovuto chiedere un aiuto a due stranieri e sono rimasta stupita che appena fuori dalla propria zona comfort, si possono fare belle esperienze. Normalmente non parlo con nessuno, sono incollata al telefono”.

Un’altra lezione? La vera privazione genera ingegno. “Dormire sul pavimento rende più creativi, pieni di risorse. Avevo voglia di biscotti e marmellata, che ho potuto acquistare col bancomat, ma non avevo posate: ho usato dei fogli di lasagna crudi per tagliare le focacce e spalmare la marmellata. Ho anche usato delle fette di limone come deodorante ma devo dire che non hanno funzionato bene”.

E senza prodotti per pulire, anche la casa ben presto è diventata sporca, nonostante fosse praticamente vuota. Tom, nel frattempo, ha partecipato a una festa a Aviemore ed ha immediatamente perso la camicia e il bancomat. “Ho perso due punti, va bene, ma ho capito che ciò che mi rende felice è avere gente intorno a me. La prima settimana dell’esperimento è stata quella in cui ho riso di più in tutta la mia vita. Non c’era niente da guardare, né distrazioni e ho parlato di più con gli amici”.

Non solo, Tom ha evitato il cellulare per tre settimane. “Ho voluto rivalutare il rapporto con il mondo esterno, e con il telefono torni esattamente chi eri prima”.

Un oggetto richiesto da Heidi è stato invece, abbastanza inaspettato: un orsacchiotto. “L’ho avuto per molto tempo e mi confortava”, spiega. Lei ha però ceduto al cellulare il settimo giorno, ma solo – insiste – per effettuare delle chiamate. “Ho potuto comunicare con le persone ma, sorprendentemente, non mi manca. E ho capito che la maggior parte delle cose che ho avuto è proprio questo: roba. Hanno ingombrato la mia vita. Siamo fortunati a vivere in una società ricca, eppure continuiamo a pensare di aver bisogno di più”.

Per questo, una volta concluso l’esperimento ha venduto metà dei suoi oggetti, la maggior parte dei vestiti, accessori e tazze:”Mi sono resa conto che non avevo bisogno di dieci tazze”, sorride.

Tom provava sentimenti contrastanti sul ritorno dei suoi oggetti. “Mi sentivo in colpa. Ho avuto tante cose, la metà delle quali non avevo mai utilizzato o non ne avevo bisogno”. Ha inviato una montagna di DVD e vestiti a un negozio di beneficenza.

Un oggetto che l’ha fatto soccombere è la televisione: “E’ un peccato, la forza di volontà per non guardarla cala lentamente, così mi ha risucchiato”. Nonostante questo, ha fatto importanti modifiche allo stile di vita. “Ho capito che ciò che posseggo – la tv, il telefono cellulare – si frappone a una vita migliore. E’ più gratificante passare tempo a suonare il pianoforte o parlare con gli amici”.

Heidi ha trovato l’esperienza ancor più rivoluzionaria. “Questo esperimento ha cambiato la mia vita, non ho più avuto attacchi di panico. I miei amici, la mia famiglia, dicono che sembro più a mio agio con me stessa e credo che questo abbia a che fare quando si realizza ciò che, nella vita, è veramente importante”.

Immagine 1 di 5
  • YOUTUBE Come sopravvivere senza abiti, telefonino, tv... Il reality inglese 6
Immagine 1 di 5

PER SAPERNE DI PIU'