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YOUTUBE Donald Trump: “Saddam Hussein bravo…a uccidere terroristi”

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WASHINGTON – Donald Trump ha nuovamente elogiato la spietatezza dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein, definendolo “molto bravo” ad uccidere i terroristi. “Saddam Hussein era uno cattivo, giusto? – ha detto durante un comizio in North Carolina – ma sapete cosa ha fatto di buono? Ha ucciso i terroristi, e lo ha fatto molto bene. Non ha letto loro i diritti, non hanno neanche parlato: erano terroristi, e tanto bastava”.

In precedenza, Trump aveva affermato che il mondo sarebbe “migliore al 100 per cento” se dittatori come Hussein o il libico Gheddafi fossero ancora al potere. Un portavoce di Hillary Clinton ha risposto in una nota che “gli elogi di Trump nei confronti di brutali tiranni sembrano non avere limiti” e che le sue affermazioni “dimostrano quanto potrebbe essere pericoloso nel ruolo di ‘Commander-in-Chief’, e quando sia inadeguato ad esso”.

Questa dichiarazione di Trump arriva proprio nel giorno in cui una Commissione d’Inchiesta ha condannato Tony Blair in Inghilterra proprio per l’intervento militare in Iraq.

“L’azione militare contro Saddam Hussein non era l’ultima opzione”. Lo ha detto sir John Chilcot presentando il tanto atteso rapporto sulla partecipazione britannica alla guerra in Iraq all’epoca di Tony Blair. “Gli Usa e la Gran Bretagna minarono l’autorità dell’Onu”, continua il rapporto.

“Nel marzo 2003 non c’era una minaccia imminente di Saddam Hussein” contro l’Occidente, spiega sir John Chilcot, sostenendo che si poteva usare una “strategia di contenimento” sebbene non si potesse escludere la necessità di un conflitto “ad un certo punto”.

Alla fine, dopo tante polemiche che avevano inchiodato alle sue responsabilità l’ex leader laburista, arriva la conferma “istituzionale”, che se non ha poteri sanzionatori resta agli atti della storia britannica recente. Una condanna morale del Tony Blair che decise di imbarcarsi insieme a George Bush jr. in una guerra che ha tutt’altro che stabilizzato la regione e che, anzi, ha condotto a una resa dei conti globale e permanente tra la maggioranza sunnita (deposta con le armi occidentali in Iraq) e le minoranze sciite che hanno approfittato del nuovo ordine mediorientale.

L’ex primo ministro Tony Blair ha detto di aver preso la decisione di entrare in guerra contro l’Iraq nel 2003 “in buona fede” e in quello che riteneva “essere il miglior interesse del paese”.

Andare in guerra in Iraq è stata “la decisione più dolorosa che io abbia mai preso”. Lo ha detto l’ex premier britannico Tony Blair dopo la pubblicazione del rapporto Chilcot. “Ma il mondo è un posto migliore senza Saddam Hussein”, ha aggiunto.


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