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YOUTUBE Fabio Pisacane, dalla paralisi all’esordio in Serie A. Lacrime in Tv

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CAGLIARI – Fabio Piscane, 30 anni, ha esordito in serie A col Cagliari nella gara vinta contro l’Atalanta per 3-0. Fabio Pisacane, un guerriero come lo chiamano a Cagliari. Un guerriero che nella stagione 2010/2011 rifiutò una combine per far vincere il Ravenna contro il suo Lumezzane (per questo gesto fu premiato e nominato ambasciatore dalla Fifa e convocato in nazionale da Cesare Prandelli). Ma Fabio Pisacane è  soprattutto il guerriero che è riuscito a vincere la sua guerra contro la sindrome di Guillain-Barré.

Tutto iniziò quando, allora quattordicenne, appena tesserato dal Genoa, Fabio Pisacane si svegliò paralizzato: “Una mattina mi svegliai e non riuscivo più ad alzare le braccia. Ho avuto una malattia che attacca il sistema nervoso e per diversi mesi son rimasto paralizzato. Sono stato anche in coma. Con l’aiuto di Dio, però, sono riuscito a cavarmela e a realizzare il mio sogno”. 

Una lunga battaglia, quella di Fabio Pisacane: “Mi fu chiara la gravità della situazione solo quando mi ritrovai in un letto di ospedale. La diagnosi fu terribile: sindrome di Guillain-Barré. Dalla speranza di realizzare il sogno che avevo fin da bambino mi trovai ad affrontare la partita più difficile. In quel momento non pensavo al fatto che forse non avrei più giocato a calcio. Tutti i miei sforzi, le mie speranze erano indirizzate a combattere per un bene più prezioso, la vita”.

“Abbiamo girato 5 o 6 specialisti, nessuno ci sapeva dire cosa aveva il bambino, perché a quell’età Fabio era ancora un bambino” – racconta il papà, Andrea Pisacane – “Poi arrivò la diagnosi, terribile: sindrome di Guillain-Barré. Il medico mi disse che forse Fabio non sarebbe più tornato a giocare, ma in quel momento era l’ultima cosa che ci interessava”.

E invece Fabio ha vinto la sua guerra. E a fine gara racconta emozionato: “Sono quattro mesi che pensavo notte e giorno a questo momento e ai problemi che ho passato per arrivarci. Non ho mai mollato un secondo”. Poi Fabio si interrompe. E si commuove: “Scusate, non ce la faccio”.

Qualche minuto e Fabio torna a parlare: “Nell’ultima settimana cercavo di non pensare, ma durante la notte la testa mi portava indietro nel tempo di 10-11 anni. Scene un po’ particolari. Un carico di emozioni che per fortuna sono riuscito a gestire. Era una partita che sognavo da tempo, ho mangiato tanta polvere, ma ce l’ho fatta. Adesso l’importante è mantenere i piedi per terra anche a trent’anni e continuare a lavorare come ho fatto fino ad oggi. Se poi aggiungiamo che abbiamo vinto, non potevo chiedere veramente di più. Ringrazio tutti, a partire dai miei genitori, fino a mia moglie che mi sopporta tutti i giorni e mio figlio che mi dà una grandissima forza. E non mi scordo di Massimo Rastelli, un grande uomo, uno di quelli che mantengono le promesse”.

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