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YOUTUBE Meccanismo di Anticitera, guida galattica per filosofi

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ROMA – Che si voglia montare un armadio Ikea o cercare di capire un reperto antico di “tecnologia”, avere le istruzioni è sempre di grande aiuto. A un secolo della sua scoperta dentro a un antico relitto di nave, era impossibile decifrare l’esatta funzione del misterioso “meccanismo di Anticitera“, databile al 100-150 a.C., poiché solo una minuscola parte del testo era comprensibile.

Adesso, circa 100 anni dopo la sua scoperta, è stato rivelato che il reperto è una sorta di guida galattica per filosofi, e probabilmente il computer più antico del mondo.

Da poche parole decifrate sui corrosi frammenti, gli esperti credono che l’Anticitera – chiamato così dall’ isola greca Antikythera dove venne recuperato dagli abissi marini – fosse uno strumento astronomico.

Dopo più di un decennio, passato utilizzando apparecchi di scansione all’avanguardia, un team di scienziati internazionali ha decifrato i circa 3.500 caratteri di testo esplicativo, ovvero un quarto di quello originale.

Il team di scienziati spiega che il meccanismo era un calendario solare e lunare, di cui mostrava le varie fasi, la posizione nello zodiaco, quella dei cinque pianeti allora conosciuti, gli equinozi e le eclissi.

“Non è uno strumento di ricerca, piuttosto qualcosa che si userebbe per insegnare il cosmo e il nostro posto nel suo contesto”, dice il prof. Jones.

I frammenti del meccanismo furono ritrovati nel 1901 in un relitto, resti di un naufragio avvenuto agli inizi del I sec. a.C., insieme a statue di bronzo e marmo, ceramiche e statue di vetro.

Studiato per anni, è stato per lungo tempo impossibile leggere più di un centinaio di caratteri all’interno del meccanismo, grande come un orologio.

Circa 12 anni fa, per analizzare gli 82 frammenti sopravvissuti, il team ha cominciato ad usare degli scanner a raggi X.

Non si conosce il nome dell’inventore, ma si sa che è stato realizzato in Grecia fra il 200 e il 70 a.C. Il vascello dove venne trovato era lungo almeno 40 metri e si trova a 50 metri di profondità. La maggior parte delle trascrizioni, così come altri 20 pannelli che mostrano i pianeti, sono ancora nei fondali.

“Forse un giorno, quando verranno scoperte altre sezioni del Meccanismo, riusciremo ad avere un’illuminazione” dice un membro del team, Yanis Bitsakis.


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