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MONTGOMERY – Misteriose sorgenti di luce fuori dalla Via Lattea. Secondo quanto riportato dal DailyMail, i ricercatori dell’Università dell’Alabama hanno individuato due enigmatiche sorgenti di brillamenti X in galassie vicine alla nostra. Lo studio si basa su osservazioni del satellite NASA Chandra X-ray ObservatoryPer gli autori della ricerca, pubblicata su Nature, si tratta di oggetti diversi rispetto a quelli noti nella nostra Via Lattea.

“Se si escludono fenomeni come i lampi gamma, che sono decisamente più energetici, gli altri fenomeni noti capaci di produrre quelle luminosità non sembrano applicabili a questo caso” – ha detto a Media INAF Matteo Bachetti dell’Osservatorio astronomico di Cagliari dell’INAF – (…) i lampi vengono da regioni in cui ci si aspetta che le stelle siano relativamente ‘vecchie’, essendo i campi magnetici delle stelle di neutroni ormai bassi. È quindi probabile che rappresentino un “nuovo” fenomeno che sarà sicuramente interessante investigare più a fondo”.

“Nel loro articolo”, ha continua Bachetti, “gli autori presentano alcune ipotesi. Una possibilità è che si tratti di brevissimi periodi di accrescimento di materia attorno a un buco nero di massa intermedia, oggetti difficilissimi da osservare e di enorme importanza per i modelli di evoluzione cosmologica. Un’altra possibilità, invece, è che l’accrescimento avvenga a un ritmo più elevato attorno a una stella di neutroni o un buco nero più piccolo (…)“.

L’universo è incredibilmente più affollato del previsto. Il numero delle galassie è infatti dieci volte maggiore di quello finora noto. Lo indicano i dati dei telescopi spaziali, primo fra tutti Hubble. La scoperta si deve al gruppo coordinato da Christopher Conselice, dell’università britannica di Nottingham. Secondo stime precedenti, l’universo che si riesce ad osservare con gli attuali strumenti contiene circa 200 miliardi di galassie ma la ricerca dimostra che questa stima è almeno 10 volte inferiore. I ricercatori hanno raggiunto questa conclusione analizzando le immagini dei telescopi e grazie a una simulazione che ha permesso di dedurre l’esistenza di galassie che l’attuale generazione di telescopi non può osservare. Queste informazioni hanno portato alla sorprendente conclusione che ci deve essere un ulteriore 90% di galassie nell’universo osservabile che sono troppo deboli e piccole o troppo lontane per essere viste con i telescopi di oggi. Secondo Conselice, la ricerca dimostra che ”oltre il 90% delle galassie deve ancora essere scoperto e studiato con le future generazioni di telescopi, come il James Webb Space Telescope, che sarà in grado di studiare anche galassie molto deboli”.