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YOUTUBE Mummia tatuata 2500 anni fa: misteriosi segni tribali

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MOSCA – Mummia tatuata in mostra al Museo Anokhin di Gorno-Altaisk (Russia). Secondo quanto riportato dal Mirror, i resti appartengono a una principessa siberiana vissuta 2500 anni fa. A colpire non sono solo i disegni sul suo corpo, che testimoniano come la body art fosse di moda anche all’epoca, ma anche il fatto che è morta per un cancro al seno, come dimostrato dalla risonanza magnetica effettuata sul suo corpo.

I test in laboratorio hanno inoltre svelato come, prima di morire, la ragazza avesse fumato cannabis, probabilmente a scopo anti dolorifico. L’uso della droga nel periodo della malattia deve aver alterato la sua personalità al punto che i suoi cari pensavano che potesse entrare in contatto con i defunti dell’Aldilà. Proprio questo aspetto preoccupa gli abitanti residenti vicino al museo dove la mummia è esposta. Questi ultimi sono convinti che possa “scatenare gli spiriti maligni”. Un portavoce degli abitanti della zona ha spiegato:

I morti non devono essere disturbati e soprattutto non possono essere esposti al pubblico e portati in tutto il mondo. Dopo che è stata trovata (20 anni fa), abbiamo visto susseguirsi terremoti, alluvioni e grandinate come non si erano mai viste in precedenza”.

Lo scorso maggio un’altra mummia tatuata è stata scoperta in Egitto. Si tratta di una donna vissuta più di 3.000 anni fa nel villaggio di Deir el-medina, dove erano concentrati gli antichi artigiani che lavorano alle tombe delle Valle dei Re. Studiando un busto senza testa e braccia, del periodo compreso fra il 1300 e il 1070 a.C., Anne Austin, dell’università di Stanford, ha notato delle striature sul collo. All’inizio ha pensato che fossero state dipinte sulla pelle, ma poi ha realizzato che erano dei veri tatuaggi. I disegni identificati hanno un significato religioso, come le mucche, associate alla dea Hathor (dea dell’amore e madre universale), mentre i simboli su gola e braccia dovevano conferire alla donna dei poteri magici quando cantava o suonava per la dea Hathor. Secondo l’egittologa Emily Teeter, i tatuaggi potevano essere anche una pubblica espressione della devozione della donna.

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