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YOUTUBE Palomares 1966, incidente della bomba “sporca” Air Force

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LONDRA – Nelle basi americane Air Force in Spagna suonarono gli allarmi e gli ufficiali cominciarono a posizionare tutte le truppe di basso rango dentro a degli autobus per una missione segreta. C’erano cuochi, droghieri e addirittura i musicisti della banda Air Force.

Era una notte di fine inverno del 1966, un bombardiere B-52 carico, appartenente a una pattuglia nucleare della Guerra Fredda si scontrò sopra la costa spagnola con un jet da rifornimento, liberando nell’aria quattro bombe a idrogeno che caddero su un villaggio agricolo chiamato Palomares, un mosaico di piccoli campi e case bianche sperdute nella costa meridionale frastagliata della Spagna, cambiata di poco dai tempi dei romani.

Fu uno degli incidenti nucleari più grandi della storia e gli Stati Uniti vollero sbarazzarsene velocemente e silenziosamente. Ma agli uomini che salirono sugli autobus per andare a ripulire materiale radioattivo fuoriuscito, venne detto solamente “non preoccupatevi”.

“Non si parlava di radiazioni, plutonio o altro”, disse Frank B. Thompson, allora 22enne suonatore di trombone che passò giorni a cercare campi contaminati senza dispositivi di protezione adeguati o cambio di vestiti. “Ci dissero che era sicuro, ed eravamo stupidi abbastanza, immagino, da credere che fosse vero”.

Thompson, 72, ora ha un cancro al fegato, a un polmone e a un rene. Paga 2.200 dollari al mese per dei trattamenti in un ospedale per veterani, che sarebbero gratuiti se l’Air Force lo avesse riconosciuto come vittima delle radiazioni. Ma per 50 anni l’Air Force sostenne che sul luogo dello schianto non vi fosse alcun tipo di radiazione nociva, che il tipo di contaminazione fu minima e che vennero applicate rigide norme di sicurezza, assicurandosi che la truppa di 1.600 persone che ripulì il sito, fosse protetta.

Ma le interviste con decine di uomini come Thompson e i dettagli di alcuni documenti mai pubblicati, raccontano una storia diversa. Le radiazioni in prossimità delle bombe erano così alte da mandare in tilt i dispositivi di monitoraggio militari. Le truppe passarono mesi a spalare polvere tossica, indossando come protezione nient’altro che tute di cotone, e i test ai quali furono sottoposti mostrarono che erano altamente contaminate dal plutonio. L’Air Force allora fece sparire i risultati, definendoli “chiaramente irrealistici”.

Negli anni a seguire, l’Air Force ha sempre tenuto fuori i risultati dei test di radioattività dalle cartelle mediche dei soldati, opponendo resistenza a rifarne di nuovi, anche se la chiamata arriva da uno studio effettuato dalla stessa Air Force.

Molti uomini raccontano di soffrire per gli effetti paralizzanti causati dall’ avvelenamento da plutonio. Dei 40 veterani che contribuirono alla pulizia del luogo dell’incidente, il New York Times ne ha identificati 21, oltre a 9 già deceduti, affetti da cancro. E’ impossibile collegare un singolo cancro ad una singola esposizione alle radiazioni, e non è stato eseguito nessuno studio formale che provasse l’elevato tasso della malattia. L’unica prova sulla quale gli uomini possono fare affidamento sono gli aneddoti degli amici che hanno visto lentamente deperire.

“John Young, morto di cancro. Dudley Easton, tumore. Furmanksi, cancro”, disse Larry L. Slone in un’intervista, faticando a causa dei tremori causati da un problema neurologico. Sul luogo dell’incidente venne chiesto a Slone, al tempo un ufficiale militare, di raccogliere frammenti radioattivi con le mani nude. “Un paio di volte mi controllarono con un contatore Geiger che andò chiaramente fuori scala. Ma nessuno segnò il mio nome o seguì il mio caso”.

Gli Stati Uniti avevano promesso di finanziare un programma di sanità pubblica per monitorare gli effetti a lungo termine delle radiazioni sul luogo dell’incidente, ma per decenni hanno fornito pochi finanziamenti. Fino agli anni 1980, gli scienziati spagnoli hanno lamentato spesso attrezzature rotte e obsolete, e mancanza di risorse per seguire potenziali ramificazioni, incluse le morti di leucemia infantili. Oggi diverse aree recintate sono ancora contaminate e gli effetti a lungo termine sulla salute degli abitanti sono ancora poco conosciuti.

Molti degli americani che ripulirono il luogo stanno cercando di ottenere dal “Dipartimento per gli Affari Veterani” una copertura sanitaria totale e una pensione di invalidità. Ma il reparto si basa sui registri Air Force, e dal momento che questi dicono che nessuno fu ferito a Palomares l’agenzia respinge continuamente le richieste. L’Air Force nega inoltre qualsiasi tipo di problema circa un incidente avvenuto a Thule, Groenlandia, nel 1968. La truppa di 500 uomini che ripulì il sito restò contaminata e i militari nel 1995 tentarono invano di citare in giudizio il Dipartimento della Difesa, ma il caso venne respinto perché la legge federale protegge i militari da accuse di negligenza da parte delle truppe. Tutte le persone che sollevarono la protesta sono morte di cancro.

In una dichiarazione, il Servizio Medico dell’ Air Force disse di aver usato recentemente delle tecniche moderne per rieffettuare i test radioattivi sugli uomini che ripulirono Palomares, e che “non erano stati osservati effetti avversi o acuti sulla salute e i rischi a lungo termine legati all’aumento di tumori alle ossa, al fegato e ai polmoni erano bassi”.

Le conseguenze di una guerra chimica sono spesso difficili da districare, così come quantificare i danni o, praticamente impossibile, calcolare gli effetti a lungo termine. Riconosciuto questo, in passato il Congresso ha approvato leggi delle quali beneficiano solo pochi veterani, come gli Agent Orange in Vietnam o quelli dei test atomici nel Nevada. Non esiste, però, una legge per gli uomini che pulirono Palomares.

Se gli uomini riuscissero a provare di essere rimasti colpiti dalle radiazioni, i costi per le cure mediche associate alla malattia sarebbero coperti da un’assicurazione e riceverebbero un una modesta pensione di invalidità. Ma provare una missione segreta per ripulire i resti di un veleno invisibile si è rivelato inutile. Quindi, ogni volta che gli uomini fanno una richiesta di risarcimento, l’Air Force dichiara che non sono rimasti feriti e il dipartimento annulla la richiesta.

“Inizialmente negarono che fossi andato a Palomares, poi negarono la presenza di radiazioni” racconta Ronald R. Howell, 71, al quale è stato recentemente asportato un tumore al cervello. “Io inoltro un reclamo, e loro lo rigettano. Faccio appello, e rifiutano. Adesso non posso più fare alcun ricorso”. Piange, poi continua. “Presto (noi veterani) saremo tutti morti e l’Air Force sarà riuscita a coprire l’intera vicenda”.

IL GIORNO DELL’INCIDENTE
Un ufficiale militare di polizia di nome John H. Garman arrivò in elicottero sul luogo dello schianto, un paio d’ore dopo lo scoppio della bomba. Era il 17 Gennaio 1966.
“Regnava il caos” dice Garman, 74, in un’intervista nella sua casa di Pahrump, Nevada. “Il villaggio era un’intera maceria. Gran parte delle bombe erano cadute nel cortile della scuola”.
Garman fu tra i primi ad accorrere sul posto, unendosi a un’altra mezza dozzina di persone a caccia delle altre quattro armi nucleari mancanti.

Una delle bombe si incastrò in un banco di soffice sabbia e restò intatta. Un’altra era caduta nell’oceano, dove venne recuperata due mesi dopo.

Le altre due esplosero nel villaggio, lasciando enormi crateri ai lati di esso. I dispositivi di sicurezza prevenirono le detonazioni nucleari, ma gli esplosivi intorno ai nuclei radioattivi fecero scoppiare la sottile polvere di plutonio su un mosaico di case e su dei campi pieni di pomodori rossi maturi.

La folla di residenti portò Garman fino ai crateri ricoperti di plutonio, non sapendo cosa fare. “Non avevamo rilevatori di radiazioni, quindi non avevamo idea se fossimo in pericolo o meno. Restammo lì a fissare il cratere” disse Garman.

Gli scienziati della “Commissione per l’energia atomica” presero i vestiti di Garman perché contaminati, ma gli dissero che stava bene. Dodici anni dopo, lotta contro un cancro alla vescica.

Il plutonio non emette un tipo di radiazione penetrante, spesso associata con le esplosioni nucleari che provocano evidenti effetti immediati, come ad esempio le ustioni. Il plutonio spara delle particelle alpha che viaggiano solo pochi centimetri e non penetrano la pelle. Al di fuori, dicono gli scienziati, è relativamente innocuo; ma i granelli assorbiti nel corpo, solitamente attraverso la polvere inalata, sparano una pioggia continua di particelle radioattive migliaia di volte al minuto, che una decade dopo portano al cancro o altre malattie.

Nel corpo, un microgrammo o un milionesimo di grammo è considerato potenzialmente pericoloso. Secondo alcuni documenti declassificati della Commissione per l’Energia Atomica, la bomba di Palomares rilasciò più di 3 miliardi di microgrammi.

Il giorno dopo l’incidente giunsero sul posto autobus carichi di soldati dalle basi americane, che portarono le attrezzature per il rilevamento di radiazioni. Il Pentagono concentrò le ricerche sulla bomba persa nell’oceano, ignorando ampiamente il pericolo della perdita di plutonio. Resoconti dell’incidente finirono sulle prime pagine dei quotidiani europei e americani, questi ultimi impegnati a nascondere l’incidente.

Bloccarono il villaggio e negarono il coinvolgimento nell’incidente di armi nucleari o radiazioni. Quando un reporter americano scoprì degli uomini che indossavano tute bianche, un ufficiale di stampa militare rispose: “Oh, sono solo membri del reparto postale”.

Oggi le due testate esplose sarebbero conosciute come “bombe sporche”, provocando probabilmente delle evacuazioni. Al tempo invece, per minimizzare l’accaduto, l’Air Force l fece rimanere i residenti sul luogo del disastro.

UNA FRETTOLOSA PULIZIA

Temendo che le bombe potessero danneggiare l’industria del turismo, la Spagna insistette affinché il casino fosse ripulito prima dell’estate. Dopo qualche giorno le truppe abbatterono con il machete alcuni campi contaminati di pomodori. Nonostante gli scienziati a supervisione della pulizia sapessero che la polvere di plutonio costituiva un’enorme minaccia, alcuni comandanti militari comandarono alle truppe di bruciare il carico dei camion, pieni di detriti, nei pressi del villaggio.

L’Air Force comprò tonnellate di pomodori contaminati dai vicini campi, che gli spagnoli rifiutarono di mangiare. A dimostrazione del fatto che non esisteva alcun pericolo, e per tranquillizzare le persone, i comandanti fecero mangiare i pomodori alle truppe. “Colazione, pranzo e cena. Mangiammo solo quelli fino a non poterne più”, disse Wayne Hugart, ufficiale di polizia presso il sito.

Autorità americane e spagnole assicurarono alle persone del posto che non c’era nulla da temere. I residenti, sapendo di vivere sotto una dittatura, non fecero molto per protestare. A quel tempo era in carica Franco e chiunque era troppo spaventato per fare delle domande.

Per rassicurare le persone del posto che le loro case erano sicure, vennero mandati dei soldati in giro per le case a misurare le radiazioni.
A Peter M. Ricard, cuoco allora ventenne senza alcuna nozione sulle apparecchiature, venne detto di scansionare qualsiasi cosa volesse la gente, ma di tenere sempre spento il proprio equipaggiamento. In pratica, di fingere.


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