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YOUTUBE Rigopiano: vigili del fuoco si calano per cercare superstiti. Altri vivi?

YOUTUBE Rigopiano: vigili del fuoco si calano per cercare superstiti. Altri vivi?

Rigopiano: vigili del fuoco si calano per cercare superstiti. Altri vivi?

FARINDOLA- I vigili del fuoco continuano a calarsi all’interno dell’hotel Rigopiano per cercare altri dispersi. Attività resa difficile dalla necessità di realizzare aperture nelle murature portanti per riuscire a passare da un ambiente a quello successivo. Sono in corso le operazioni per il recupero della sesta vittima, individuata ieri. E’ stata completata nel corso della notte la realizzazione di una ulteriore pista tra l’area di raccolta dei soccorritori e il fronte dell’albergo per agevolare l’attività e l’afflusso di ulteriori mezzi meccanici.

Questi sono attualmente impegnati nella rimozione degli accumuli nevosi in prossimità dell’edificio particolarmente concentrata nella zona posteriore dell’albergo. Ancora sfavorevoli le previsioni meteo per la giornata e resta alto nella zona delle operazioni l’indice di rischio valanghe fornito dal servizio dei carabinieri forestali specializzato nel rilevamento e monitoraggio valanghe e servizio meteomont, condizioni che tra l’altro ostacolano l’utilizzo degli elicotteri dei vigili del fuoco e dei carabinieri.

C’è ancora speranza di trovare qualche superstite sotto le macerie dell’hotel Rigopiano, se si è trovato in una sacca d’aria sufficientemente grande. Lo afferma Mario Costa, presidente onorario della Società Sis 118, secondo cui a questo punto è l’ipotermia il rischio maggiore che si corre. “Una possibilità c’è sempre – spiega Costa – si può trovare una sacca d’aria sufficiente sotto le macerie che dà la possibilità di respirare, e anche la presenza di neve offre l’occasione di bere. Se si trattasse di persone semplicemente sotto una valanga sarebbe un problema, perchè in quelle condizioni si resiste molto meno, dopo poche ore la sopravvivenza si abbassa molto. Qui il disastro è sotto certi aspetti anche una ‘fortuna’, perchè i detriti, se non hanno provocato traumi gravi come la sindrome da schiacciamento, danno la possibilità di essere protetti dal contatto diretto con la neve”. A cinque giorni dalla tragedia è ora il freddo il problema principale. “Anche se non si è a contatto diretto con la neve il freddo è un problema a questo punto – sottolinea l’esperto -, il rischio ipotermia è molto grande”.


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