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YOUTUBE Russia schiera missili in Crimea. Mentre “agenti di Kiev” confessano

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MOSCA – Escalation di tensione tra Russia e Ucraina. Mosca ha schierato missili antiaerei S-400 in Crimea. Mentre arrivano le confessioni e con esse, per Mosca, la ‘pistola fumante’ che c’è la mano di Kiev dietro la tentata azione per destabilizzare la penisola. ‘Confessioni’ quanto mai odiose perché uno dei sospettati, Ridvan Sulemanov, arrestato lo scorso 30 luglio mentre stava scattando fotografie all’aeroporto di Simferopoli e accusato dalle autorità russe di essere un agente reclutato dal servizio di intelligence del ministero della Difesa ucraino, ha detto agli agenti dell’Fsb di aver scelto la stazione degli autobus e l’aeroporto della capitale della Crimea come i luoghi dove posizionare “quattro ordigni esplosivi”. L’obiettivo, insomma, era chiaramente quello di provocare vittime fra i civili. Parole pesantissime, registrate dalle telecamere durante l’interrogatorio e diffuse dai media russi.

Stesso copione, se così si può dire, anche per Andrei Zakhtei, l‘uomo arrestato dai servizi segreti russi durante gli sventati blitz denunciati da Mosca nei giorni scorsi e accusato di dover portare a termine attentati terroristici: avrebbe confessato di aver agito su “diretto ordine” dei servizi di intelligence militari dell’Ucraina.

Il video della sua confessione è stato trasmesso dal canale all news Rossiya-24. “Stavo eseguendo un ordine diretto del servizio di intelligence militare ucraino e dovevo trasportare sabotatori e il loro equipaggiamento in Crimea”, lo si sente dire.

L’altro fermato, Yevgeny Panin, è accusato di essere il “coordinatore del gruppo”. La ‘mente’ dell’operazione sarebbe invece Volodimir Serdiuk, ufficiale del dipartimento d’intelligence del ministero della Difesa ucraino, secondo quanto ha detto una fonte dei servizi russi all’Interfax. Immediatamente dopo aver pianificato l’infiltrazione di tre gruppi di sabotaggio (uno dei quali di quattro persone e gli altri due di cinque ciascuno) in Crimea, Serdiuk – sostiene la fonte – si è recato nella regione di Kherson per coordinare le loro azioni e fornire loro una via d’uscita dopo aver completato i loro atti di sabotaggio.

Un’operazione ‘nera’ in piena regola, dunque, articolata su diversi livelli, con Sulemanov arruolato nelle vesti di agente di ricognizione – il suo compito era quello di selezionare gli obbiettivi, possibilmente “affollati” – e altri chiamati a finalizzare il lavoro.

Il presunto progetto criminale è stato definito dal premier Dmitri Medvedev come “un crimine contro lo Stato e il popolo russo”. Medvedev ha poi espresso rammarico che la tentata azione sia stata autorizzata da “una nazione vicina alla Russia, per quanto adesso vi siano rapporti non facili”. Il premier non ha quindi escluso che i rapporti diplomatici fra i due Paesi possano essere “interrotti”. Il che, visto il grado di tensione di questi giorni, sarebbe forse il minore dei mali. Rapporti non confermati parlano infatti di numerosi jet russi dislocati di recente nella base di Bel’bek. Mosca ha invece confermato di aver terminato la consegna al reggimento di missili antiaereo basato in Crimea del modernissimo sistema missilistico di difesa S-400 e che il sistema è pienamente “operativo”.

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