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YOUTUBE Scontri in strada per salvare il “Jallikattu”, la corrida indiana

Scontri in strada per salvare il "Jallikattu", la corrida indiana

Scontri in strada per salvare il “Jallikattu”, la corrida indiana

CHENNAI – In India esiste una tradizione millenaria che consiste nel prendere un toro per le corna. Questo gioco collettivo va avanti da secoli a Chennai nello Stato del Tamil Nadu e in altre città come Coimbatore, Tiruchi e Madurai. E proprio per poter continuare la tradizione, a Chennai e nelle altre città sono stati bloccati treni, autostrade, fabbriche, università (clicca qui per il video YouTube degli scontri).

Come scrive La Stampa

“Nel 2014 la Corte Suprema di Delhi aveva decretato, su pressione delle associazioni animaliste e affidandosi ai dati scientifici che descrivono il dolore degli animali coinvolti, che il “Jallikattu” non s’ ha da fare. Più che tauromachia, sarebbe più preciso definirla taurocatapsia, il salto del toro, poiché l’ animale non viene ucciso. Almeno non subito. Come funziona il gioco Jalli significa ‘monete’ e kattu ‘sacchetto’, perché un tempo c’ era un portamonete da strappare dalle corna del toro. Ora la sfida è riuscire a stare aggrappati alla gobba della bestia per una certa lunghezza o per un certo tempo”.

“La tradizione si celebra a gennaio, durante le feste religiose di Pongal, festività legata alla venerazione del raccolto e degli animali da soma. Sono giochi che ricordano la civiltà minoica-micenea, o la tauromachia rituale del culto del Mithra ellenistico e persiano. Ma in realtà somigliano al salto del toro nel Sud della Francia o meglio ancora alle spacconate dell’ Encierro della Festa di San Firmino a Pamplona, perché, più che altro, tra le risaie della terra dei Tamil, il «Jallikattu» è un modo per farsi vedere dalle ragazze, sfoggiare i muscoli, dimostrare coraggio e far bella figura. Insomma, è machismo”.

“E qui ci tengono a tal punto da dare fuoco alle caserme, bruciare 15 moto, decine d’ auto, ferire 49 poliziotti, gettare copertoni infiammati agli incroci, lanciare molotov, affrontare cariche con gas lacrimogeni, farsi prendere a bastonate con i manganelli lathi e bloccare i treni e la viabilità. E morire disidratati, com’ è capitato a un manifestante”.

 “Nonostante questi cosiddetti giochi con i tori abbiano causato almeno 17 morti e 1100 feriti dal 2010 al 2014, i bovari del Tamil Nadu esigono il diritto di maltrattare queste bestie che di indole non si metterebbero né a correre né a caricare. È stato dimostrato da fior di scienziati che mordere la coda, tagliare le orecchie, ubriacare l’ animale, pungolarlo con sbarre di ferro, infilargli peperoncino negli occhi, o nell’ano, è ciò che fa sì che si metta a correre impazzito: dalla paura e dal dolore, non di sicuro dal divertimento(..)”.

 “Ma i giochi politici hanno la meglio: per sedare le rivolte, lunedì l’ Assemblea del Tamil Nadu ha votato, all’ unanimità e di corsa, un decreto che in nome della tradizione consente il ‘Jallikattu’, circonvenendo la Corte Suprema con uno stratagemma temporaneo. In realtà, gli equilibri politici sono esili e bisogna tenere contente le masse che continuano, sì, a urbanizzarsi, nel bene e nel male, ma restano ancora molto legate alla cultura agricola, nel bene e nel male (…)”.

 

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