Agorà, film sulla vita della martire pagana Ipazia, nelle sale di mezzo mondo. E in Italia?

Rachel Weisz

Rachel Weisz

Scienza e fede, difesa delle idee e sfida all’autorità religiosa: la figura di Ipazia, martire pagana del V secolo, non smette di scuotere le coscienze e forse continua ad imbarazzare la Chiesa di oggi.

“Agorà”, ultima fatica cinematografica dello spagnolo Alejandro Amenabar, autore di film come “The Others” e “Mare Dentro” è dedicato proprio a Ipazia, una donna di rara intelligenza e coraggio.

Le critiche sono state positive e la pellicola è pronta a sbarcare nelle sale di quasi tutto il mondo. Quasi. Perché in Italia “Agorà” rischiamo di non vederlo mai. Poco importa che la protagonista sia morta da 1600 anni: Ipazia disturba ancora.

Agorà, infatti, racconta la storia della matematica alessandrina, che è divenuta nei secoli simbolo della lotta dell’oscurantismo religioso.  Sull’uccisione di Ipazia esistono diverse versioni: una delle più accreditate fu che il suo omicidio venne commissionato dal vescovo Cirillo, evangelizzatore e inventore dell’alfabeto cirillico, in seguito santificato dalla Chiesa di Roma.

Nel lavoro di Amenabar, che già si era fatto qualche nemico tra i cattolici per Mare Dentro in cui trattava il tema dell’eutanasia, il ruolo di Ipazia è affidato a Rachel Weisz, già oscar per The Constant Gardener.

In ogni caso, mentre il film si appresta a debuttare in Francia, Usa e Israele, in Italia tutto tace. Nessuno si è preso la briga di comprare i diritti. E sul web, la mancata distribuzione è già un caso. Sul social network Facebook, per esempio, esiste una petizione per vedere Agorà. Tra i firmatari anche il matematico Piergiorgio Odifreddi: «La figura di Ipazia è esemplare. Era una matematica, donna di grande cultura, la sua fu la prima battaglia tra scienza e fede. La perse, divenne prima martire della scienza per mano di uomini mandati dal vescovo di Alessandria, Cirillo. Sono trascorsi milleseicento anni ma siamo ancora allo stesso punto».

7 ottobre 2009 | 11:28   Letto 40918 volte   


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27 commenti a “Agorà, film sulla vita della martire pagana Ipazia, nelle sale di mezzo mondo. E in Italia?”

  • antonio capaldo scrive:

    E’ una conferma ,se ancora ce ne fosse bisogno, della sudditanza dello stato italiano al Vaticano, unico stato assoluto al mondo con un monarca con pieni poteri,la cui presunzione non ha limiti arrivando ad autonominarsi rappresentante di Dio in terra!http://digilander.libero.it/sititino/LibroTito/

  • Piero scrive:

    Ben venga “Ipazia” in Italia. ma per favore: Cirillo del cirillico è del IX secolo!!!

  • mario scrive:

    per firmare la petizione:

    http://www.petitiononline.com/agorait/petition.html

    precisazione a favore di Piero:
    questo Cirillo qui è vissuto ad Alessandria nel IV secolo, ha perseguitato ebrei e pagani ed era convinto assertore della verginità di Maria (quindi oggi sarebbe tra i sostenitori della fecondazione eterologa). Per queste due ragioni è stato fatto santo e dottore della chiesa ed è uno dei 3 san Cirillo in circolazione….

    per visitare il gruppo facebook:
    http://www.facebook.com/group.php?gid=81021254661&__a=1&_fb_iframe_path=%2Fgroup.php

  • Maximus scrive:

    Non confondiamo il monoteismo imperante con la religione. Valhgono ancora le parole diAurelio Simmaco: Ci avvolge lo stesso universo, che importa se ognuno cerca la verità suo modo? Non c’è una sola strada di fronte a un mistero tanto grande.
    Il monoteismo è intollerante. La religione romana no. Basta riscoprirlo .

  • floriana scrive:

    Film ricco di spunti di riflessioni soprattutto per me che sono cristiana e studiosa di queste discipline. Non so perché ma non ho mai avvertito un netto contrasto tra fede e scienza, tra ragione e religione, anzi…trovo che tutto concorra al sapere e alla profondità dell’animo umano.
    Ipazia non fu uccisa dal cristianesimo né dalla religione, ma dalla società del suo tempo.
    La parola di Cristo fu travisata fin da subito da quelli che si definivano i suoi seguaci, in opposizione col Verbo stesso, mentre la religione -il personale legame che ogni uomo ha col divino- diventò uno sfogo sociale e politico.
    Ipazia fu uccisa dal maschilismo e da quella fascia sociale regressa per secoli dal paganesimo:schiavi, liberti, gladiatori, nullatenenti facevano parte dei parabolani che trovavano nel messaggio di uguaglianza di cristo, un motivo di riscatto.
    Il sapere credo c’entri poco, qui c’è il protagonista indiscusso di ogni civiltà e storia dell’umanità:il potere! Il potere e la brama di questo ha indotto l’uomo di qualsiasi fede e politica a dominare le masse e certi uomini hanno usato male la religione allontanandosi completamente da Gesù.
    Le idee, le religioni, la cultura di per sé sono neutre, ma è l’utilizzo di queste da parte della morale dell’uomo che le rende “buone” o “cattive”. Un po’ come l‘uso del coltello:per tagliare il pane il coltello è buono, per uccidere è cattivo.
    La religione chiude la mente solo se è l’uomo che vuole usarla per chiudere la mente; così anche la scienza può essere benefica o dannosa.
    Ipazia era più cristiana di chi l’ha uccisa, perché attraverso le sue intuizioni voleva capire il cosmos e il qualche modo Dio, non riconosceva Cristo come dio buono perché vedeva nei cristiani dei massacratori. Ma attenta com’era alla dottrina e agli isegnamenti sicuramente poteva essere un ottimo ponte tra paganesimo e cristianesimo. Se solo si fosse applicata a capire e studiare il cristianesimo fuori dai massacri che vedeva probabilmente avrebbe aiutato ancora di più il salvataggio dell’antichità.
    Indubbiamente la storia della chiesa è macchiata da crimini immondi, ma la chiesa fatta di uomini naturalmente peccatori, non poteva essere esente da questo neo.del resto Dio ci creo col dono del libero arbitrio e alcuni uomini hanno generato il male altri il bene, indifferentemente dal ruolo che hanno rivestito nella storia.

  • Jim scrive:

    Floriana.

    L’inclinazione religiosa è una componente fondamentale della struttura sociale. Quella struttura sociale che stava mutando grazie al cristianesimo.

    “l’albero si riconosce dal frutto” (bibbia) e se vogliamo prendere questa citazione biblica ad esempio allora vediamo che ipazia è stata uccisa si dalla società, ma da una società cristiana, una società che senza il cristianesimo non sarebbe stata così, di certo, sarebbe stata migliore.

    Concordo per il resto che il messaggio di cristo è stato totalmente stravolto già dopo la sua morte.

    Saluti

  • floriana scrive:

    p.s. ancora due considerazioni:
    1) non notate un parallelismo tra la vita di Ipatia e di Gesù? L’essere maestri con dei discepoli, la mentalità aperta e rivoluzionaria per quei tempi e culle culturali, le inquietudini,la ripugnanza conto le atrocità, il senso di fratellanza, la ricerca, il rapporto col padre, la morte per essere coerentemente fedeli a se stessi, alle proprie idee e al dettame del padre. Quindi non è un film contro la chiesa o contro la religione ma contro l’ignoranza, i fondamentalismi,il credere cecamante senza porsi dei sani dubbi (come lo schiavo), i fanatismi nati per paura dei cambiamenti e per paura di perdere potere.
    Emblematica la scena in cui Ipatia assiste ad un’alba come se fosse in preghiera, ricordando Gesù nel deserto.
    2) contraddizione della Chiesa: accusa le dottrine pagane, ma poi durante il medioevo ne fu
    la salvezza, attraverso l’operato dei Benedettini!!! Il cambiamento da una cultura all’altra è sempre violento, segna un’evoluzione, uno sviluppo, come un parto, ed immancabilmente non possono non generarsi due situazioni,come il passaggio da vittime a carnefici e l’assorbimento del vecchio nel nuovo. L’unico “peccato” di Ipatia è stato quello di essere troppo rigida(e forse anche un poco arrogante in questo) sul passato e i suoi dogmi o costumi: per esempio tratta bene il suo servo , ma lo considera comunque sempre un suo oggetto, un animale, come il cane. Arriva al punto di liberare Davos ma il gesto a mio avviso non è stato fatto per amore e senso di uguaglianza verso il prossimo ma per allontanarlo. Oppure è troppo proiettata al futuro, senza cogliere i cambiamenti nei suoi tempi e partecipare attivamente ad essi.
    Ovvio che non poteva non essere travolta dalla Storia ( ma non dalla religione).

  • Jonathan scrive:

    Francamente, non riuscirei a commentare in dettaglio lo sproloquio (sorry, non riesco a trovare altro termine …) giustificazionista e autoreferenziale di Floriana (portato avanti perfino a colpi di “peccato originale” e che, vai che ci sta tutto!, non si fa mancare neppure una tirata antimaschilista) mantenendomi entro limiti di civile dialettica, quindi preferisco soprassedere.
    Dico solo che non vedere la radicale contrapposizione tra la ricerca della verità e l’accettazione della verità rivelata è piuttosto sconfortante.
    E’ una cosa che va al di là della bontà o non bontà degli individui e che ha una conseguenza di fondo: chi non crede può sempre venire convinto di essere nel torto, della falsità della “verità” a cui dava fiducia. Mentre chi crede, o perde la fede oppure sosterrà sempre la verità rivelata al di là di qualsiasi dimostrazione razionale contraria. Con questi ultimi, si converrà, non è molto facile “dialogare” …
    Da qui l’intrinseca intolleranza delle religioni, soprattutto di quelle monoteiste e con le “tavole della Legge” rivelate da Dio in persona, che saranno sempre considerate al di sopra delle leggi umane.
    Mi sembra evidente ma, evidentemente, la religione rende ciechi …

  • floriana scrive:

    signor Jonathan, mi spiace averla tediata, ma non sapevo proprio dove scrivere la mia riflessione nata dalla visione del film e delle interviste e dai miei studi. Evidentemente non sono così cieca ed assolutista se ho cercato un confronto qui, anzi la figura di Ipazia mi affascina molto, visto che alla sua epoca avrei subito forse la stessa sorte. Però noto che quando una persona difende a spada tratta la libertà di pensiero è la prima che non rispetta le idee altrui. Ci sarà una dittatura religiosa, ma vedo anche una dittatura laica. Il dialogo è possibile, basta volerlo da entrambe le parti, soprattutto conoscendo i fatti e studiandoci su. Grazie

  • floriana scrive:

    Signor Jim, ha perfettamente ragione e il mio scritto non era un giustificare ma un capire e analizzare. Antropologicamente parlando ha ragione che una religione forgia una società, ma il grado dipende fortemente dagli uomini. Non creda, anch’io sono scandalizzata dall’assassinio di ipazia, come dalla santificazione di Cirillo, e aborro completamente il comportamento di odio ed intolleranza, di ignoranza ed arroganza. Il cristianesimo ha peggiorato le cose solo perché certi uomini hanno diffuso un’idea sbagliata di esso e altri ne hanno fatto un uso scorretto, travisando anche la Bibbia stessa! Ma ci sono anche uomini e donne (!) di chiesa che hanno diffuso il vero messaggio di Cristo come San Francesco. Il mio è un invito a non fare di tutta un’erba un fascio e a vedere che alla fine anche il paganesimo aveva avuto il suo regime-mancanza totale di libertà di pensiero in età imperiale o disuguaglianze sociali (gli schiavi erano oggetti!!!!)- come in tutte le società!!! Dio ci dà la libertà di scegliere, sono gli uomini che obbligano; la religione indica la strada giustificandola, tocca agli uomini seguirla o no e chi la impone è semplicemente uno che non ha capito nulla del cristianesimo!! Quello che ha fatto cirillo è un vero crimine di guerra per scopi politici e ammetto che la storia della chiesa ne è piena. Ma anche in una società laica ci sono delle regole che vengono quotidianamente discusse e fortemente imposte ad altre società laiche. Quindi nessuno è esente dall’ essere colpevole, tutti vogliono insegnare, ma pochi vogliono ricevere.
    Il film spiega proprio bene a mio avviso questo punto: Ipazia che calma gli animi ma di fatto sta sulle sue idee, i giudei idem, i cristiani idem, i romani un po’ amorfi ed opportunisti. Non ti sembra che il monito del film sia quello di potenziare maggiormente il DIALOGO mantenendo le peculiarità, ma anche cercando un punto in comune?
    Prometto di non occuperò più spazio, ci tenevo solo a ribattere

  • enzo scrive:

    E’ veramente un grande piacere leggere queste osservazioni così acute, approfondite e pacate.
    Non ho visto il film; spero di vederlo quanto prima; recentemente mi sono iscritto all’associazione nazionale del libero pensiero Giordano Bruno perchè ne condivido gli scopi e le finalità.
    Raramente scrivo sui blog perchè sono occupato im tantissime attività. Mi fa comunque un enorme piacere constatare che esistono tante belle persone come voi che fanno sentire vivi.
    Condivido quello che dice floriana ma anche quello che dice Jonathan. Per me di intolleranti è disseminata l’umanità, sia fra i laici che fra i religiosi. Ma fra questi ultimi, specie per le religioni monoteiste, l’intolleranza è un vizio, osereri dire, inguaribile. Perciò ritengo che bisognerebbe cominciare dalle scuole primarie facendo leggendo ai ragazzini anche di 4 o 5 anni la costituzione italiana. Dalla lettura e dal commento della costituzione avrebbero modo di notare le vergognose violazioni dei diritti umani perpetrate ogni giorno in primis dallo Stato Vaticano, ossia dal nostro Stato, il che è lo stesso. Purtroppo. Cosa è ad esempio andare al catechismo a 5 o 6 anni se non una violenza devastante e inaudita sulle deboli menti dei nostri ragazzini?
    E, d’altro lato, non è altrettanto violento portare i figli nelle piazze dar loro una bandierina per sventolare bandiere di qualunque colore? Certo, far frequentare il catechismo riesce forse a plasmare i ragazzini e le manifestazioni sono spesso solo occasionali e meno invasive, ma in nuce una forma di violenza esiste in entrambi i casi.

  • floriana scrive:

    Aihmè, mi trovo a rubare ancora spazio a questa rubrica ma forte è il mio desiderio di rispondere al signor.
    Non credo che far frequentare ai bambini il catechismo sia una violenza, ma una forma come un’altra di educazione scelta liberamente dai genitori-viola qualche legge della costituzione?-
    In un’epoca che porta sempre di più al concetto di individualismo autonomo dal senso di famiglia-società-stato è sempre più difficile impartire una linea educativa in una società che offre tante soluzioni…qual è il ruolo del genitore? E della scuola? A me sembra una buona cosa che la famiglia impartisca il tipo di educazione che meglio ritiene, il ragazzo ha poi sempre tempo di rinnegare tutto, apprendendo anche da altre realtà. Come ritengo anche fondamentale l’insegnamento di tutte le religioni, da un punto di vista storico e non catechistico, per capire quanto ci unisca ai fini di diminuire il razzismo e l’intolleranza. Generalmente l’ignoranza genera mostri.
    Ricevuti più input aspetta al singolo fare la sua scelta, ma senza input di nessun genere, che scelta può fare? Ho visto amici lasciati dai genitori nella più libera libertà e ora non hanno ideali, ma sono pecore che seguono la massa e falsi ideali(non sanno cosa sia la libertà, il diritto, l’integrazione…).
    Le idee e le parole sono come spore che germogliano in noi altre idee e parole..non è ciò che si studia e si apprende che ci plasma ma come noi lo rielaboriamo, credo.
    Non mi sembra poi di vedere in giro per le strade preti e suore che trascinino in chiesa…ovvio che sia ben difficile scindere politica da religione, anche perché sono in correlazione, e spesso è la prima che usa la seconda…o perché ci sono uomini credenti politici e religiosi che devono votare….non trovo neppure così assolutistico il monoteismo, a meno che non sia l’uomo che lo voglia rendere tale, per paura di perdere il proprio prestigio.

  • floriana scrive:

    p.s. ho scoperto che i bambini musulmani imparano a leggere e scrivere già a 3 anni presso la scuola coranica attraverso il corano. Altro che asilo! quindi sono molto più precoci di noi!!!

  • floriana scrive:

    dalla I lettera di san paolo a timoteo (sintesi):

    Egli si vantava di predicare una dottrina molto diversa da quelle di origine pagana ed ebraica, eppure noi sappiamo che buona parte dei temi paolini si ritrova sia nel paganesimo che nell’ebraismo (vedi p.es. i cataloghi di doveri e di vizi qui elencati, coincidenti per buona parte con analoghe enumerazioni in uso presso i filosofi ellenistici). Dunque dove stava la sua originalità?

    Stava nella sintesi, cioè nella capacità sincretica di unire le due culture fondandone una nuova: una cultura favorevole all’uguaglianza morale degli uomini di fronte a dio e nello stesso tempo alla separazione di Stato e chiesa.

  • floriana scrive:

    A Timoteo chiede espressamente di non far nulla per cambiare la situazione esistente, ma semplicemente di dimostrare ai potenti che la comunità cristiana è un’associazione religiosa, non politica, una comunità che vuole vivere in pace con tutti, pur in presenza dello schiavismo e dei conflitti sociali (2,1 s.)

  • floriana scrive:

    questo è il passo che può essere di nostro aiuto…

    Stranamente qui Paolo pone alle donne un compito di maggiore “passività” rispetto agli uomini (2,9-15), come se le donne fossero maggiormente responsabili dei mali del mondo. Un uomo come lui, che ha rotto tutte le barriere ideologiche tra paganesimo ed ebraismo, si formalizza di fronte a quelle di genere e fa professione di aperto maschilismo giudaico. Ma è molto probabile che qui si tratti di aggiunte redazionali successive da parte di certi ambienti clericali o misogini. Anche perché la proibizione alla donna di prendere la parola a qualunque titolo, in luoghi pubblici, è palesemente in contraddizione con lo spirito egualitario dei sessi presente nei vangeli; lo stesso Paolo, nella Lettera ai Romani, fa risalire ad Adamo lo stato di colpevolezza dell’umanità (5,12).

    Infatti se si toglie tutto il brano e si collega 2,7 a 3,1 il testo non perde di coerenza, anzi ne guadagna. Infatti al cap. 3 Paolo dice che “se qualcuno desidera avere un compito di pastore nella comunità, desidera una cosa seria”(3,1), cioè deve avere tutte quelle qualità morali che lo rendono moralmente irreprensibile e capace anche di “insegnare”. Queste qualità devono poter essere riscontrate nel modo come si vivono i legami familiari e devono poter essere riconosciute anche da chi non è cristiano. Non dice che queste qualità possono averle solo gli uomini.

    Stesso discorso vale per i diaconi, che si pongono al servizio dei pastori. Parlando di questa categoria di “funzionari”, Paolo dà per scontato che possano essere di entrambi i sessi. Peraltro in 3,11 egli si riferisce chiaramente alle “diaconesse”.

  • Giorgio scrive:

    Senza bisogno di ricotrrere alla teologia o all’apologetica, per raccontare il caso d’Ipazia sarebbe bastato ricorrere ai cronisti dell’epoca. Leggendo gli scritti di Eusebio di Cesarea, scopriamo che Ipazia non fu uccisa per ordine di s. Cirillo di Alessandria né per motivi religiosi bensì politici. I linciatori erano alcuni eretici «parabolani», cristiani fanatici che avevano mutuato il nome dai gladiatori che affrontavano i leoni (prima che Teodosio abolisse tali spettacoli nel circo). Disprezzavano la vita e, volendo morire al più presto per Cristo (secondo loro), si consacravano con giuramento ad assistere gli appestati e i malati di malattie infettive. Cirillo cercava di tenerli a bada ma a un certo punto scoppiò un dissidio politico tra lui e il prefetto di Alessandria, Oreste. Costui era sospettato di paganesimo e così i parabolani (cui si aggiunse qualche monaco fuori controllo) se la presero con Ipazia, che di Oreste era la favorita. Si aggiunga l’astio tutto egiziano per Bisanzio, di cui Oreste era rappresentante. Un astio che giocò il suo ruolo quando arrivarono gli arabi, i quali furono accolti in Egitto praticamente con gaudio per odio antibizantino (Costantinopoli aveva la mano pesante soprattutto con le tasse). Cirillo seppe del linciaggio a cose fatte.
    Come spesso accade, “entia non sunt disputanda praeter necessitatem”. Basterebbe documentarsi in prima persona, invece di prendere per oro colato il corsivo al vetriolo dell’opinionista di grido.

  • Giorgio scrive:

    Ad avvalorare quanto sopra scritto, mi pare utile riportare per intero un interessante articolo che ricostruisce le vicende storiche documentate, assai diverse da quelle inventate di sana pianta dagli sceneggiatori del film. Mi pare ce ne sia abbastanza per sotterrare tutti l’ascia di guerra e arrendersi all’evidenza dei fatti (a parte qualche dietrologo, polemico e fazioso per vocazione, pronto a scalate verticali sugli specchi anche a costo di negare la realtà…).

    “I cercatori professionisti di scheletri nell’armadio cri­stiano ogni tanto tirano fuori l’episodio e, ovviamen­te, lo adattano al politicamente corretto corrente. Fi­no all’Illuminismo nessuno sapeva neanche chi fosse, questa Ipazia. Poi, il positivista John Toland nel 1720 e il solito Voltaire nel 1736 aprono le danze sulla pro­gressista Ipazia vittima dell’oscurantismo clericale. Nel 1776 l’inglese Edward Gibbon consolida il mito nella sua celebre opera sulla caduta (per colpa del cristia­nesimo) dell’Impero romano. Nel secolo seguente toc­ca ai romantici: Ipazia è bellissima ed è l’ultima rappre­sentante dei mondo antico (dipinto come un’arcadia tutta ninfe, zefiri, pastorelle e satiri) trucidata dal fanati­smo papista. Naturalmente, nel Novecento, Ipazia, ve­terofemminista, diventa la preda della misoginia cattolica. L’unica voce un po’ fuori coro è quella di Mario Lu­zi, che le dedica un dramma nel 1978. Adesso, il film (e il cinema, forma di arte totale, si imprime nelle menti con una forza che la parola scritta neanche si sogna la scienza contro la religione, la tolleranza contro il fideismo. E indovinate chi sono i buoni e chi i cattivi. Roba da Odifreddi. Dunque, rassegnamoci al solito minestrone politicamente corretto. E non contate su una cinematografia contraria perchè non esiste: Martinelli e il suo Barbarossa sono stati presentati come “leghisti” su tutti i media, così che il pubblico è rimasto a casa.

    Coi nostri limitati mezzi, dunque, ecco la verità sul «caso, Ipazia». Innanzitutto bellissima lo sarà stata forse, da giovane, visto che nel 415 la filosofa ave­va sui sessant’anni (in un’epoca in cui già a quaran­ta pochi avevano ancora denti in bocca). Il suo fu un omicidio politico e la religione non c’entrava affatto. lpazia, figlia di un filosofo – Teone – molto addentro nell’ermetismo e nell’orfismo, era una neoplatonica che teneva scuola ad Alessandria. Una scuola tra le tante, in quella capitale della cultura antica. La parola “scuole” non deve trarre in inganno: si trattava di cenacoli per selezionati adepti. Di lei non è rimasta alcuna opera. Quel che si sa lo si deve ai suoi discepoli. Tra i quali c’erano pa­recchi cristiani. Uno di questi, Sinesio di Cirene, divenne addirittura vescovo. Secondo il metodo platonico (derivato a sua volta da quello pitagorico) i discepoli apprendevano «misteri» che non dovevano es­sere divulgati, perchè non tutti erano in grado di comprendere. Ipazia non era affatto pagana nel senso di adoratrice di Giove, Giunone e Mercurio; anzi, come neoplatoni­ca era più vicina al cristianesimo che al pa­ganesimo. Infatti, lodava virtù come la verginità (non si sposò mai) e la modestia nel vestire. Ma, come i pitagorici e i platonici, sosteneva che i filosofi, essendo i più sapienti, Dovevano occuparsi di politica, anche solo come consiglieri del principe. Infatti, ai suoi consigli ricorreva spesso il cristiano Oreste, prefetto di Alessandria. Oreste, da buon funzionario bizantino, aveva la classica visione cesaropapista dei rapporti con l’autorità religiosa, mentre il patriarca Cirillo cercava di salvaguardare l’in­- pendenza della Chiesa rispetto al potere politico. Nel 414 il contrasto tra i due divenne plateale; Cirillo cercò un compromesso ma Oreste rimase fermo sulle sue posizioni. Si formarono, al solito, due partiti (cosa nor­malissima nell’antichità; S. Ambrogio di Milano ne sapeva qualcosa). Tra i partigiani del patriarca, però, c’erano i cosiddetti parabolani, cristiani in odore di eresia per la loro ricerca fanatica del martirio: si consacravano con giuramento alla cura degli appestati, sperando in tal modo di morire per Cristo. Li chiamavano così in ricordo degli antichi gla­diatori (aboliti da Teodosio) che affrontavano i leoni nel circo. Cirillo cercava di tenerli sot­to il suo controllo ma la città era turbolenta: nel 361 un vescovo imposto da Costantinopoli, Giorgio di Cappadocia, era stato lincia­to; sette anni dopo la morte di lpazia stessa sorte era toccata al nuovo prefetto; nel 457 venne ucciso a furor di popolo un altro ve­scovo di nomina imperiale, Proterio. Fu in questo ambiente e in questo clima che la colpa dell’intransigenza di Oreste venne at­tribuita a lpazia e ai suoi consigli. Si sparse la voce che i «misteri» della sua scuola riguarda­vano pratiche magiche e negromantiche. La donna venne assalita da un gruppo di esagita­ti mentre gli schiavi la portavano a passeggio in lettiga, tirata giù e trucidata. Oreste e Cirillo, messi di fronte al fatto compiuto (e impressio­nati dalla piega che aveva preso la loro dispu­ta), si riconciliarono. Il prefetto lasciò Alessan­dria, forse per fare rapporto alla capitale; co­munque, forse sostituito, non tornò più. Un’altra cosa da chiarire: Cirillo non ave­va niente contro il paganesimo, sia perchè ormai minoritario e praticamente ininfluen­te, sia perchè la sua preoccupazione princi­pale era costituita, semmai, dalle eresie cri­stiane, che a quel tempo spuntavano al rit­mo di quasi una al giorno. Solo anni dopo, con l’avvento di Giuliano l’Apostata, prese la penna per contrastare il tentativo – tutto politico – dell’imperatore di ripristinare l’anti­ca religione civile romana. Il neoplatonismo, col suo desiderio di attingere il divino trami­te la filosofia e la pratica delle virtù, continuò ad avere la città di Alessandria come suo centro fino all’invasione islamica. Tra l’altro, quest’ulti­ma fu enormemente facilitata dall’astio ac­cumulato dall’Africa romana contro Bisan­zio, la sua gravosa tassazione (in parte giu­stificata dalle guerre quasi continue contro i persiani, i bulgari, gli avari e infine gli arabi) e la sua politica della mano pesante contro le eresie (che in quelle zone avevano sempre trovato terreno fertile).

    Naturalmente, ai cantori del politicamente corretto (il quale, come abbiamo visto, varia di epoca in epoca) tutto questo non interes­sa. Così, il mondo pagano viene immagina­to (e rappresentato) come un’epoca d’oro di scienza e tolleranza, dove la gente viveva in armonia con la natura, un mondo che, ahi­mé, è stato distrutto dalle religioni monoteisti­che, in particolare l’odiato cristianesimo. Quel mondo in realtà disperato in cui pochi cam­pavano alle spalle di milioni di schiavi, scon­volto continuamente da guerre scatenate dal­la personale ambizione di uno, quel mondo che accolse con sollievo la religione dell’amo­re del prossimo e della dignità umana, non è mai esistito per gli intellettuali, gli artisti, i regi­sti e gli scrittori che, fiutato dove tira il vento, si allineano supini al Potere del momento. I milioni di martiri cristiani? Se la sono cer­cata e se la cercano. I cristiani sono catti­vi perchè hanno ucciso Ipazia, così come gli statunitensi fanno schifo perchè hanno ammazzato Toro Seduto. In effetti, Hitler e Stalin erano battezzati, non si può negarlo. Anche Robespierre. È strano che non sia­no stati ancora messi tra gli scheletri nell’ar­madio della Chiesa cattolica. Eh, il Papa do­vrebbe chiedere scusa…”

    Di Rino Cammilleri – Il Timone, novembre 2009.

  • floriana scrive:

    giorgio mi hai illuminato

  • [...] Come dimostra anche il dibattito tra i lettori suscitato da  un precedente articolo di BlitzQuotidi…, il problema del rapporto tra fede e tolleranza è più vivo e sentito che mai. Erano gli inizi di ottobre, e primo indizio della scomodità della questione, di Agorà non era neppure dato sapere se mai sarebbe stato prodotto e distribuito in Italia. Il film era pronto ad entrare nei cinema di tutta Europa mentre nel nostro Paese nessuno si era preso la briga di acquistarne i diritti, e non certo per problemi di incassi incerti visto che da The Others in poi Amenabar non ha mai deluso al botteghino. Alla fine, con sei mesi di ritardo, e dopo appelli sulla carta stampata e petizioni su Facebook, Agorà è riuscito ad intrufolarsi anche nelle ostili sale italiane. [...]

  • Nicolacs scrive:

    Ho letto la presentazione del film che è stata fatta sul Corriere della sera. Pare assurdo che ci sia in Italia la possibilità di non consentire o ostacolare con successo la distribuzione di un film ampiamente apprezzato all’estero e per di più di un noto regista.
    Qualcuno dovrebbe raccontare come sia possibile una cosa del genere e come gli stessi giornalisti possano considerarla cosa scontata e quasi normale, facendone appena un cenno.

  • cesare scrive:

    Anch’io ho letto la mini recensione che il Corriere ha dedicato all’uscita di Agorà: una cosa indecente. ma come si fa a scendere così in basso come malafede e perdita di dignità. Per la pagnotta? Meglio far la fame. Povera “tuttologa di Alessandria”: tu non ci sei più, i tuoi carnefici invece sono eterni come la stupidità umana!

  • Antonio scrive:

    Ipazia, una una donna vittima della sua stessa intelligenza , Uccisa per mano di cristiani che uccidevano esseri umani in nome di DIO.

  • Mariolik scrive:

    Film insuperabile quanto a manicheismo .

    Sugli aspetti di realtà storica , totalmente piegati al fine ultimo di screditare il cattolicesimo, meglio stendere un velo pietoso .

    L’applauso della sala alla fine della proiezione mi ha fatto però riflettere : forse al prossimo incendio a Roma verrà data la colpa ai cristiani ? è in vista una riapertura del colosseo ? devo iniziare a trovare un rifugio sotterraneo per senire la Messa ?

  • Niccolò scrive:

    Sull’applauso: capita molto spesso (e a quanto mi risulta solo da noi e in pochi altri paesi) di sentire qualcuno che applaude l’omino in cabina di proiezione, non è un fatto isolato e non significa che verrai linciata.

    Resta il fatto che i cristiani abbiano, una volta visto legittimato il loro credo, riversato su pagani ed ebrei tutto il rancore e la rabbia per le persecuzioni subite.

    I romani credevano che la loro religiosità fosse contributo essenziale alla stabilità politica, sociale e ambientale del mondo a loro noto. L’accanirsi contro i cristiani fu un legittimo tentativo di difendersi da un culto che metteva in discussione non solo la loro religione o il diritto dell’imperatore ad essere divinità, bensì il mondo come veniva da essi concepito.

    Le cosiddette eresie non sono altro che cristianesimi scartati da un meccanismo di selezione dottrinale. I vescovi in pratica sceglievano su cosa apporre il marchio registrato “parola di Dio” in base alla convenienza politica. Ricordo che al consiglio di Nicea fu l’Imperatore a sbloccare una situazione di pericoloso stallo, adottando un compromesso tra le posizioni delle varie parti (se non ricordo male si parlava di consustanzialità).

    Questo per dire che motivare con ragioni politiche l’omicidio della filisofa è si giusto, ma alla base di queste vi era la religione cristiana. Non laviamoci le mani dicendo che questi assassini erano un gruppo di eretici. Erano fomentati da una fede che in seguito li ha esclusi dalle sue fila.

    Ricordiamoci inoltre che si i monaci hanno conservato migliaia di testi durante il medioevo, ma la chiesa ha sempre cercato di mantenere la gente ignorante e certa delle sue verità rivelate.

    Sul catechismo: io probirei addirittura di consacrare i propri figli ad una qualsivoglia religione fino a quando, in età adulta, loro stessi non possano decidere per loro conto sul da farsi. E’ profondamente ingiusto inserire un bambino in un ambiente che invece di stimolare il senso critico cerca di inculcare la mansuetudine, la rassegnazione, la “povertà di spirito”!! Certo vi sono molti valori cristiani buoni e giusti ma vengono completamente oscurati dai misfatti della Chiesa, dei preti, del Papa.

    Con questo concludo, prometto.

    Per chi abita in una grande città, la peggior fine che potrebbe fare vostro figlio è finire nell’Opus Dei. Ricordatevelo.

  • Mariolik scrive:

    Niccolo’, la tua è un predica degna di cristianissimo un prete .

    La tua Ipazia , cosi’ come’ il film la idealizza, non credo che approverebbe la tua intolleranza di fondo verso religione cattolico romana .

    Ipazia oggi saprebbe distinguere tra le decine di migliaia di umili ed operose parrocchie ed Opus Dei , tra Macinkus e San Francesco, tra Teresa di calcutta ed un prete pedofilo perchè era una filosofa che che ricercava la verità cercanco di uscire dalla meschina materialità del mondo per trovare un ordine superiore cui ha dato un nome forse diverso da Dio, ma che la accosta molto di piu’ a noi cristiani . Per questo è falso che i cristiani sono i responsabili della sua uccisione.

  • Giovanna scrive:

    Molto interessante il dibattito, su temi appassionanti, ma sul piano estetico il film non mi sembra riuscito: una vicenda ambientata nel V secolo d. C. e romanzata (con due uomini, un prefetto e uno schiavo, innamorati della algida filosofa), risulta fasulla, una via mezzo fra i vecchi colossal alla Cecil de Mille e una fiction televisiva sull’impero romano, con in più le scene truculente e macabre che sono di moda oggi. Risulta inverosimile e quindi poco coinvolgente.

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Surreality Rai. Quando Garimberti e Masi per una volta erano d'accordo nel dire: "Decidiamo noi!" e volevano mandare Berlusconi a cuccia...

Questa è una notizia dell'Ansa di un anno fa, del 3 settembre 2009. Di suo, letta oggi, è surreale. Non c'è bisogno di commenti per renderla comica, alla luce di quel che è successo in questi dodici mesi. RAI: GARIMBERTI, NOMINE NON SONO OGGETTO DI SCAMBIO . DIREZIONE GENERALE, NIENTE ACCORDI GIA' DEFINITI Nel Consiglio di amministrazione del 9 settembre [2009], il primo dopo la pausa estiva, non è prevista alcuna nomina ma dall'ultima riunione del Cda di Viale Mazzini non si é parlato d'altro. Oggi [3 settembre 2009]  il presidente Paolo Garimberti ha firmato l'ordine del giorno senza quel punto: "Così come non si decidono nei palazzi fuori dalla Rai, le nomine non si fanno nemmeno in 'comitati ristretti' all'interno dell'azienda", sostiene Garimberti, perché oggi continuavano a circolare indiscrezioni sulle nomine a Rai Tre e sull'ipotesi che il Cda possa procedere a maggioranza portando la candidatura di Gianni Minoli. "Le nomine, che non possono essere mai oggetto di scambio con l'esistenza o meno di programmi, devono essere approfonditamente discusse e ampiamente condivise con tutti i membri del Cda", ha aggiunto Garimberti. Una riflessione che, secondo il presidente, non ci sarebbe potuta essere proprio a causa della pausa estiva e per questo, dopo aver consultato anche il direttore generale, non ha messo all'ordine del giorno il punto nomine. Anche la direzione generale oggi dice la sua sul tema, spiegando che eventuali future nomine saranno come sempre uniformate alle normative vigenti e alle procedure aziendali secondo criteri d professionalità e del più ampio consenso possibile. Quindi non ci sarebbero "accordi già definiti e pressing per le nomine in Rai". Nel mirino c'é il direttore di Raitre Paolo Ruffini, che oggi parla e si difende con la sua linea editoriale: "A Raitre non esiste controllo o censura, ma libertà e spirito critico. E' un modo di fare buona televisione, che deve raccontare il nostro Paese con approccio critico. Credo sia questo a dare il senso al nostro essere servizio pubblico". Ma la sua posizione non è delle più semplici perché se, da una parte, è nel mirino della maggioranza di governo perché la sua è la rete di alcuni dei programmi più discussi come quelli di Fabio Fazio, di Milena Gabanelli, di Serena Dandini. Dall'altra esiste però la questione interna al Pd, le cui diverse anime, che probabilmente vorrebbero trovare espressione anche nella dirigenza Rai, si affronteranno solo nel prossimo congresso del partito. Ora però, dopo le accuse di voler aspettare quella occasione per un cambio a Raitre e Tg3, ci sarebbe chi, anche nell'opposizione, spinge per una decisione immediata. Al pettine verrà presto anche il nodo di Annozero che deve partire il 24 settembre ma è già oggetto di rumors. Oggi sia Marco Travaglio che Vauro dicono che Michele Santoro ha confermato loro che nella prossima edizione ci saranno ma, di fatto, nessuno dei due ha ancora firmato un contratto. E visto che Santoro ha già incontrato il direttore generale Mauro Masi e il direttore di Raidue Massimo Liofredi, non è da escludere che si stia tentando di rivedere la formula della trasmissione che è continuamente al centro della discussione politica. Nessuna ipotesi di modifica alla struttura sarebbe ancora stata avanzata ufficialmente ma non si deve certo escludere che se ne parlerà.

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