Blitz quotidiano
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Alfred Hitchcock: tutte le ossessioni. E con le attrici…

LONDRA – Dietro la maschera del maestro della suspence Alfred Hitchcock, si nascondeva un uomo grasso che odiava il suo corpo, pieno di timori e ossessioni.

A scrivere la biografia, che uscirà il 25 ottobre, su uno dei più grandi registi del XX secolo, diventato leggendario e famoso per film quali Psycho, Gli uccelli, Vertigo, La finestra sul cortile solo per citarne alcuni, è Peter Ackroyd. Racconta che era un uomo che detestava il suo fisico ed era cresciuto come un bambino isolato a Limehouse nell’East London.

Da ragazzino, Alfie o Fred, come veniva chiamato, aveva paura di uscire dalla sua camera da letto dove pianificava grandi viaggi immaginari in Europa, utilizzando orari ferroviari, mappe, partenze e arrivi finché, alla fine, prese realmente il treno locale.

Affermava il regista:”Ero terrorizzato dalla polizia, dai padri Gesuiti, dalle punizioni fisiche e proprio questa fu la base per i miei film e ora prendo la rivincita terrorizzando le altre persone”.
Sessualmente represso, era ossessionato dalle sue attrici protagoniste e tentò di prendere il controllo totale su ogni aspetto: dal set alla vita privata delle star Grace Kelly, Vera Miles, Kim Novak, Janet Leigh e Tippi Hedren. Prima di girare una scena importante, sussurrava alle orecchie delle attrici, barzellette, storielle volgari.

“Le sue fantasie sessuali da adulto sono evidenti nei suoi film, ha goduto a concepire lo stupro e l’assassinio di donne”, scrive Ackroid. “”Hitch” ha seguito il consiglio del drammaturgo francese Victorien Sardou di “torturare le donne!”, come ammesso dallo stesso regista”.

Di Grace Kelly adorava il mix di frigidità e passione, ma impiegò cinque giorni per girare una scena con un gangster in cui comunque rimase coperta di lividi. Hitch, tuttavia, pensava di aver salvato l’attrice dall’immagine di donna gelida.

“E’ un vulcano coperto di neve”, dichiarò il regista che non la perseguitò ma gli piaceva avere controllo su di lei.  Dichiarò che dopo aver fatto una volta con la moglie, Alma Reville: lei rimase incinta immediatamente e questo segnò la fine dei loro rapporti intimi ma proseguirono, per tutta la vita, quelli di lavoro.

Nei suoi film, spesso parla di omosessualità e la maggior parte dei suoi interpreti principali hanno lasciato intendere alla bisessualità e in almeno un’occasione lui stesso, per divertimento, si travestì da signora di mezza età.

Hitch amava gli scherzi e una volta all’attore Montgomey Clift, ormai alcolizzato, offrì una bottiglia con brandy e un forte lassativo.

“Alleviava il suo orrore per la vita con l’immaginazione e, in sostanza, non è mai cambiato. Le paure e le ossessioni della sua infanzia gli hanno fatto compagnia fino alla fine della sua vita”, scrive l’autore. “Era nevrotico, pauroso e ha cercato di rendersi invulnerabile controllando tutto, quotidiano e pulizia”.

La sua educazione cattolica, aveva instillato in lui sensi di colpa rispetto al suo corpo.  “Si sentiva a disagio riguardo le funzioni corporee, dopo essere andato in bagno puliva talmente bene che sembrava non fosse entrato nessuno”, scrive Ackroyd.

Hitch aveva sempre sognato di girare film in America, ritenendo l’industria cinematografica di Hollywood tecnicamente superiore a quella inglese. Negli Stati Uniti, raggiunse un accordo con il produttore Selznick, allora capo della Selznick International Pictures.

Nel 1939, quando arrivò in America a bordo della Queen Mary, era già corpulento, con un appetito infinito e in genere ordinava per cena tre bistecche e gelato. “Nella città dei sogni, la corpulenza era forse fuori luogo”, scrive l’autore.

Sulla West Coast, Hitch sentiva impacciato, “racchiuso in una corazza di grasso”, scrive Ackroyd, con una grande testa e piedi piccoli, alto circa 1,77, era paragonato a Humpty Dumpty (l’uovo antropoformizzato in Alice nel Paese delle Meraviglie).

“Sono stato sempre poco attraente e quel che è peggio, è che l’ho sempre saputo”, affermava il regista. Nel suo armadio aveva sei abiti blu scuro, tutti numerati e dello stesso modello ma di taglia diversa, nel caso fosse aumentato di peso.

Aveva sei paia di scarpe, dieci cravatte, quindici paia di calze e bianche intima: tutte identiche. Nel congelatore di casa conservava prosciutti, carne di manzo e faceva arrivare dall’Inghilterra, bacon e sogliole di Dover.

Il primo film di Hitchcock prodotto da Selznick fu Rebecca, con Joan Fontaine. All’attrice, già fortemente in ansia, ripeteva che lei non piaceva al resto del cast e che era l’unico che poteva darle la sicurezza di cui aveva bisogno. Non solo, durante le riprese, le sussurrò delle oscenità. “Voleva il controllo totale su di me”, ricordava l’attrice.

Quando Grace Kelly si fidanzò con il principe Ranieri di Monaco, Hitch focalizzò l’attenzione su Vera Miles e la scritturò per la prima puntata del suo programma televisivo, di grande successo, “Alfred Hitchcock Presents”. Voleva controllare tutto riguardasse la Miles: il suo sorriso, la camminata, come parlava, la dieta, chi frequentava.

In seguito l’attenzione fu per Kim Novak, che arrivò in studio nel 1958 con una serie di richieste: i suoi capelli dovevano essere color lavanda, non voleva indossare completi né abiti grigi e scarpe marrone scuro. Hitch la invitò nella sua casa a Bellagio Road, Bel Air, parlò con lei di arte e vino facendola sentire ignorante e abbattè le sue resistenze. Il film era Vertigo e non fu un successo. Hitch l’attribuì al fatto che James Stewart era invecchiato, ma il pubblico reagì con noia e indifferenza.

Nel 1960, fu poi la volta di Psycho e scelse come protagonista Janet Leigh, ragazza glamour numero uno di Hollywood nel 1948. Hitch piazzò una copia mummificata dell’anziana signora Bates, la madre di Norman morta da tempo, nel camerino nella star, per ascoltare il suo grido di terrore e poi come al solito si esibì con le consuete oscenità.

Il film non vinse un Oscar ma fu un enorme successo che al produttore fece guadagnare 15 milioni di dollari. Ne aveva investiti 800..000. E arrivò il turno di Tippi Hedren, che il regista volle conoscere dopo averla vista nella pubblicità di una bevanda. Prima ancora del colloquio le propose un contratto di sette anni per 500 dollari a settimana.

Sperava di comprare il controllo sull’attrice per le riprese de “Gli uccelli” che iniziarono nella primavera del 1962. Hitchcock aveva la supervisione su ogni dettaglio dei vestiti, i capelli e il trucco della Hedren, e chiedeva allo staff di seguirla, di riferire i suoi movimenti.

Aveva analizzato la sua scrittura, le mandava fiori e vino e, ricorda la Hedren, “Ha cominciato a dirmi cosa dovevo indossare, cosa mangiare, gli amici che avrei dovuto vedere. Aveva sviluppato un’ossessione e iniziavo a sentirmi a disagio, poiché su lui, io non avevo alcun controllo”

“Stava alzando intorno a lei un muro, così che stesse solo con lui”, affermava il co-protagonista Rod Taylor. Le riprese furono difficili, l’addestramento e la protezione degli uccelli era difficile. Dovevano essere addestrati per lanciarsi sui bambini ma le vere beccate erano di uccelli meccanici.  Hedren era convinta che in alcune scene in cui era attaccata si trattasse di volatili meccanici. Sul set, la questione cambiò e furono lanciati piccioni, gabbiani, corvi che la ricoprirono di escrementi, la graffiarono sul viso.

“Scoppiai in lacrime”, confessò l’attrice ma il regista voleva che fosse una scena autentica. Hedren si rese conto che un’attrice famosa avrebbe rifiutato di andare fino in fondo a quella scena.
Il film fu pubblicizzato con una citazione del regista, “il film più terrificante che abbia mai girato” ma non ebbe il successo di Psycho.

Quando Grace Kelly, nel 1963, decise che non sarebbe tornata a Hollywood per girare “Marnie”, insistette con la Hedren. Le comprò una roulotte di lusso con bar, la posizionò accanto al suo bungalow e tutti i giorni le mandava champagne. L’ossessione continuava e voleva che ogni conversazione con l’attrice si tenesse in privato.

Hitch aveva iniziato a bere di più e ad addormentarsi dopo mangiato. Si lamentava di dolori e disturbi, ma gli specialisti non trovavano nulla. Cominciò a fare iniezioni di cortisone. A fine gennaio del 1964, alla Hedren fu assegnato il premio Poplay per l’attrice più promettente dell’anno, ma Hitch non voleva concederle il permesso di volare a New York per ritirarlo.

La Hedren si ribellò, ci fu una violenta lite e, secondo Hitchcock “fece quello che nessuno si era mai permesso di fare. Ha fatto riferimento al mio peso”.

Secondo alcuni racconti, lo chiamò “maiale grasso” e sembra lui le avesse chiesto “toccami” in un certo posto.

E nel marzo del 1964, la Hedren lo abbandonò. Donald Spoto ha affermato che Hitch le aveva chiesto dei favori sessuali e l’attrice disse a Spoto “che era troppo, che era la fine”.
“Non posso rimanere un giorno in più, voglio rompere il contratto”, affermò.

Hitch promise di rovinare la sua carriera:”Non lavorerai da nessuna parte. Ti distruggo”. Parole che comunque alcuni affermano non furono mai pronunciate: il regista stava cercando di farne una stella e “può aver avuto una cotta per lei, ma nulla di manifesto”.

“Non era una sua abitudine e la faccenda doveva essere presa molto sul serio. Semplicemente, in quella circostanza si comportava come un vecchio pazzo, un ubriaco”, scrive l’autore.
Il film non ebbe successo e, in dieci anni, segnò il totale fallimento.

Verso la metà degli anni 1970, aveva rallentato, beveva e mangiava di più, era stanco, aveva anche un pacemaker. Mangiava la sua bistecca e insalata, beveva vodka e divenne una figura triste e isolata, senza amicizie se non la compagnia di Alma. Sir Alfred, che fu nominato Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla regina Elisabetta alla fine del 1979, morì il 29 aprile 1980 e le sue ceneri furono sparse nell’Oceano Pacifico. Alma lo seguì due anni dopo.