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Bud Spencer morto, Terence Hill: “Ci capivamo, non abbiamo mai litigato”

ROMA – Anche Terence Hill, amico e compagno di grande schermo, saluta Bud Spencer. L’attore è morto il 27 giugno in un ospedale a Roma e per Terence Hill, alias di Mario Girotti, è stato un duro colpo. I due facevano coppia da anni e di Bud racconta: “Ci capivamo al volo, siamo l’unica coppia che non ha mai litigato”. Non solo uniti nel lavoro, ma anche nella vita da una lunga e profonda amicizia. E i nomi d’arte che li hanno resi celebre Carlo Pedersoli e Mario Girotti li scelsero insieme, perché dovevano essere giusti per il mercato americano.

L’amico di una vita Terence Hill ha così salutato Bud prima su Facebook, pubblicando una loro foto insieme, e poi raccontando la grande amicizia che li ha uniti, fuori e dentro i set cinematografici, scrive La Stampa:

“Quello che facevamo nei nostri film sono cose che non si possono ripetere e se facessimo qualcosa di diverso non saremmo più noi. Bud doveva fare coppia con un altro attore che poi la sera prima di girare si fece male e così sono stato chiamato io. Il destino. Si trattava di un film che sarebbe diventato importante per noi Dio perdona… io no! del 1967. E come diceva sempre Bud: “A differenza mia, lui aveva studiato per fare l’attore”.

Carlo Pedersoli, Bud, e Mario Girotti, Terence, scelsero insieme anche i nomi d’arte che dovevano essere giusti anche per il mercato americano. Anche lì tutto vissuto in perfetto accordo: «Siamo l’unica coppia a non aver mai litigato. Tra noi non c’era invidia e insieme ci divertivamo anche tanto. Ci capivamo al volo, con uno sguardo ci eravamo capiti. Ci vedevamo anche fuori dal set». Una volta Bud Spencer: «Veniva spesso a cena da noi Terence perché la moglie lo teneva a stecchetto e invece a casa mia si mangiava in abbondanza».

«Abbiamo interpretato insieme diciotto film, dei quali sedici come coppia in senso stretto. Per molti siamo stati vissuti come dei proseliti negli anni dell’uscita dei nostri film. I capisaldi assoluti della produzione cinematografica italiana per quanto concerne un certo cinema».

Lo chiamavano Trinità…, battezzò un vero e proprio sottogenere dello spaghetti-western: quello dei fagioli-western (in ossequio alla prima scena del film dove io, in sosta in una bettola, mi infilo da solo nello stomaco un intero tegame di fagioli, suscitando il disgusto e la curiosità di locandieri ed astanti), dove le pallottole vedono una quasi integrale sostituzione da parte dei ganci destri». I produttori di allora non volevano saperne di mettere le mani su quella pellicola, persuasi che un western senza sangue e uccisioni fosse destinato ad un flop totale. Fu un successo fu clamoroso: 3 miliardi di lire di incasso e consacrò la nostra coppia»”.

 

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