Blitz quotidiano
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Cia impedì Oscar a Don Camillo e Peppone

Cia, il complotto per non far vincere l'Oscar a Don Camillo e Peppone: la caccia alle streghe Usa contro il blockbuster italiano dell'epoca

ROMA – La Cia, nel senso di Central Intelligence Agency, manovrò per evitare che una pellicola italiana di eccezionale successo vincesse il premio Oscar come miglior film straniero. “Il piccolo mondo di Don Camillo e Peppone” concorse al premio del 1953: in Usa siamo in piena epoca maccartista e di caccia alle streghe, le simpatiche scaramucce paesane tra il sindaco comunista e il prete democristiano non fanno ridere gli americani che con i rossi hanno ingaggiato una guerra fredda che non ammette distrazioni ideologiche o deroghe artistiche.

“Caro Owen, credo che siamo riusciti a lasciare fuori The Little World of don Camillo…“: è l’inizio significativo di una delle tante missive che un esecutivo della Paramount, Luigi Luraschi, inviava alla Cia. E’ la prova del boicottaggio all’Academy del film tratto dal romanzo di Giovannino Guareschi. Il carteggio è contenuto negli archivi oggi non più secretati della Cia. “Mi sono mosso contro”, scriveva Luraschi.

Il colmo fu che a non essere apprezzata era la figura di Don Camillo (Fernandel), visto come troppo accomodante con il comunista Peppone (Gino Cervi): mentre in Italia il Partito Comunista a stento tollerava quella che considerava una caricatura del militante di sinistra. In ogni caso, a Hollywood e alla Cia Don Camillo faceva paura.

A mettere i bastoni fra le ruote fu Luigi Luraschi, dirigente della Paramount, a quel tempo all’ufficio Censura e in stretti legami con la CIA. Da quanto si apprende, sconsigliò a chi di dovere la candidatura. A causa delle sue idee il Don Camillo di Guareschi ha sempre registrato qualche problemino negli Stati Uniti, anche se ha avuto un personaggio del calibro di Orson Welles tra i doppiatori. Basti pensare che fino a qualche tempo fa nella versione inglese di The Little World of don Camillo… non erano presenti le scene in cui Peppone faceva bella figura. Delle assenze che, alla luce di quanto da poco rivelato, non appaiono più casuali. (Alessandro Buttitta, La Repubblica)