Cinema

Donna oggetto nei film di Bollywood. Islam in fiamme sugli “item numbers”

Donna oggetto nei film di Bollywood. Islam in fiamme sugli "item numbers"

Donna oggetto nei film di Bollywood. Islam in fiamme sugli “item numbers”

MUMBAI – I film di Bollywood accendono la polemica nel mondo islamico. E sotto sotto rinfocolano la tensione che persiste fra India e Pakistan al punto da sfociare in atti di guerra, guerriglia e terrorismo.
La colpa di questa ultima occasione di scontro è dei balletti che interrompono, ogni tanto tempo, i film indiani, anche i più truci di guerra e assassini. Si chiamano “item numbers”, sono esplosioni di musica e ballo che c’entrano poco con la trama del film, a parte i costumi, ma rendono la visione più leggera e sopportabile. Elemento scatenante è stato “Tutti frutti”, numero di balletto che nulla ha a che vedere, a parte il titolo, con la canzone di Little Richard (e Elvis Presley), pilastro del rock degli anni ’50.

La scena è più da caravanserraglio orientale. Il ballo più danza del ventre che esecuzione religiosa.
Il commento di un noto regista riportato nell’articolo di Rahul Aijaz sul giornale pakistano Tribune è che non c’è differenza fra un prosseneta che spinge una donna in strada e un regista che induce la ballerina a esibirsi in questo modo.

Rahul Aijaz è un giornalista famoso, laureato in cinema, fotografo, esperto di wrestling. Scrive Raul Aijaz: “Il Pakistan va sottosopra per Tutti Frutti”. A giudicare dai commenti, è proprio così. Scrive Raul Aijaz: Grazie a Bollywood, gli item numbers hanno guadagnato enorme popolarità nel cinema contemporaneo. Anche alcuni film-maker pakistani sono saltati sul carrozzone, a causa delle similarità culturali tra il pubblico dei due Paesi.

Come spiega Wikipedia,

“Un item number o item song nel cinema indiano è una performance musicale spesso mostrata come parte del film ma, la maggior parte delle volte, senza alcuna rilevanza ai fini della trama. Il termine è comunemente usato in riferimento al cinema Hindi, Kannada, Tamil e Telugu, per descrivere una canzone all’interno di un film con movenze di danza allusive, accattivanti, ballabili, spesso s**********e ammiccanti. L’obiettivo principale degli item numbers, è quello di divertire e al contempo favorire la commercializzazione del film. Tuttavia, il termine come viene interpretato nel linguaggio di Bollywood è entrato anche nello scenario del mondo dello spettacolo di Katmandu, inoltre, gli item numbers sono generalmente inseriti nei film indiani per farsi pubblicità e figurano nei trailer. Gli item numbers sono favoriti dai registi poiché non fanno parte della trama, rappresentano un’opportunità per scegliere potenziali canzoni di successo per cui sono uno strumento per ottenere successo commerciale che assicura la continuità della programmazione”.

L’origine del termine “item number” è oscura, ma è probabile che derivi dall’oggettificazione del corpo femminile. Ciò è dovuto al fatto che item, nello slang cinematografico di Mumbai, è usato dagli uomini indiani per indicare le donne oggetto. Il significato classico di item numbers si riferisce a canzoni estremamente sessualizzate, con immagini spinte e testi allusivi. L’item number, prevede un‘item girl che nel film è una ballerina, di solito in un bar o in locale notturno, ed è presente nella pellicola solo per la durata della canzone.

Ma, prosegue Raul Aijaz, la recente dichiarazione del film-maker Jami Mahmood sull’item number ha innescato un interessante dibattito in Pakistan riguardo al fatto se le produzioni locali debbano inserirle o meno nel film. “Sono contrario alla cultura dell’item number, è una blasfemia alla professione. Non capisco la differenza tra un regista che convince una ragazza a ballare in un “item number” per il grande schermo e un protettore che convince una ragazza a ballare in un posto a luci rosse. L’unica differenza che noto è la scarsa illuminazione e l’organizzazione”.

C’è di peggio: “Gli item numbers sono una delle ragioni per cui è aumentata la misoginia in paesi conservatori come l’India”. Il film-maker Nadeem Beyg condivide le opinioni di Sarmad pur ammettendo che non è contro le canzoni e il ballo in sé ma “sono contro la volgarità, sia essa sotto forma di item number, dialoghi o scene. Non credo che i film pakistani abbiano bisogno di item numbers poiché non uno di loro ha avuto successo grazie a loro. I film hanno avuto successo grazie ad altri elementi. Potrei citare mille esempi di item numbers nel cinema del Punjabi, ma questi film non funzionano. La volgarità ormai non fa vendere”.

Syed Noor, regista di Lollywood (termine con cui si fa riferimento alla cinematografia industriale pakistana con centro a Lahore) sulla questione ha un’opinione diversa: “Sono favorevole agli item numbers perché quando una ragazza balla sotto la pioggia, al pubblico piace molto. Aumenta il valore della canzone e al contempo del film”, ha detto nel corso di una tavola rotonda. Noor è del parere che gli item numbers siano un fenomeno che risale a molto tempo fa citando “Zaalima Coca Cola Pila De” una canzone considerata un items number, di Noor Jehan.

Il regista Janaan Azfar Jafri è della stessa opinione, afferma che le canzoni item numbers non sono un nuovo fenomeno. “Sono state utilizzate dal cinema per decenni. In Sholay, c’era un item number ma aveva comunque un obbiettivo. Oggi non vengono usati correttamente. Se la storia richiede un item number, allora è giustificato utilizzarlo, ma non lo è se viene inserito solo per vendere il film e aggiungere un tocco di glamour”.

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