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Jeremy Irons: “Io nominato Sir, Cavaliere? Non me lo merito”

LONDRA – “Ho più soldi e fama di quanto meriti”: per questo motivo Jeremy Irons non accetterà mai lo status di Cavaliere dell’Impero Britannico. L’attore, che ha vinto molti premi, tra cui l’ambito Oscar, in un’ampia intervista rilasciata a Event Magazine Today e ripresa dal Daily Mail afferma di non essere interessato alla più alta onorificenza del Regno Unito: “Non ne vedo la ragione. Ci sono tante persone che svolgono un lavoro incredibile ma è poco visibile e non riconosciuto. Sono ben pagato per ciò che faccio e mi piace farlo. Rispetto a quanto vale, ottengo un’eccessiva adulazione”.

Irons (la cui fama è arrivata nel 1982 con il ruolo del capitano Charles Ryder in “Ritorno a Brideshead”, popolare period drama dell’ITV in cui si toccano temi come l’omosessualità, le differenze di classe, i contrasti religiosi tra anglicani e cattolici) con estrema franchezza afferma: “C’è una sorta di codice tra le persone di quel “mondo” che voglio prendere a calci, voglio colpire”.

Ed è anche graffiante riguardo al suo ultimo film “Batman contro Superman: Dawn of Justice” in cui interpreta il ruolo del maggiordomo Alfred: Irons definisce con schiettezza, quello che è stato un successo al botteghino come “un film molto confuso” ed effettivamente nonostante gli incassi, ha ricevuto batoste dalla critica.

Il nuovo film, “Race” (uscito in Italia il 31 marzo) racconta la storia di Jessie Owens, atleta di colore statunitense che trionfò ai Giochi Olimpici del 1936 nella Germania nazista. L’attore interpreta il magnate dell’edilizia Avery Brundage, presidente del Comitato Olimpico che era contro il boicottaggio delle controverse Olimpiadi di Berlino. “E’ un uomo che sa come giocare sporco. Per lui prima di tutto c’era lo sport”.

“Non mi piacciono le regole”, ruggisce Irons proprio come Scar, il personaggio da lui doppiato nel Re Leone e afferma che invecchiando, non gli interessa più di ciò che la gente pensa di lui.  L’attore è noto per le sue clamorose dichiarazioni e pochi anni fa, nel 2013, fu attaccato per aver aver affermato di essere preoccupato per i matrimoni tra gay, poiché potrebbero portare gli uomini a sposare i loro figli. All’epoca affermò: “Se volessi lasciare in eredità la mia tenuta a mio figlio, senza pagare i diritti di successione, potrei sposarlo”.

Ma nell’intervista a Event Magazine Today, alla domanda: “Per fugare ogni dubbio, cosa pensa realmente dei matrimoni tra persone dello stesso ?”, ora risponde: “Non ho pregiudizi. Tutto ciò che rende felici le persone deve essere incoraggiato”.

“Farò sempre l’avvocato del diavolo”, afferma nell’intervista in cui condivide altre franche dichiarazioni su tutto: da Brexit (“il mio istinto è sempre stato anti-europeo”) al Cavalierato (“non ne vedo la ragione”).
“Mi sento un po’ in pensione. L’ambizione è andata, guardo solo ciò che solletica la mia fantasia. E’ il momento in cui all’orizzonte si inizia a vedere la fine della vita”, e forse è proprio questo che gli permette tanta franchezza.

L’attore, è stato uno dei maggiori finanziatori del Labour ai tempi di Tony Blair, ma ora, mentre incombe il referendum sull’uscita dall’Unione europea, è disincantato nei confronti dei politici. “Le elezioni sono come un game show. E’ miserabile, folle. Il mio istinto è sempre stato antieuropeo. Non mi piace l’idea di un Parlamento europeo che mangia denaro tanto per andare avanti e di tutto ciò che viene deciso al di fuori della nostra maggioranza”.


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