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Laura Morante: “Nanni Moretti? L’ho anche detestato”

ROMA – “Nanni Moretti? L’ho anche detestato”: a dirlo è Laura Morante, che con il regista romano ha incrociato gran parte della propria carriera. Intervistata da Fulvio Caprara per la Stampa, l’attrice, nipote della celebre scrittrice Elsa Morante, racconta a proposito del cinesta: “Abbiamo avuto un rapporto altalenante, tra conflitto e affetto, è stato un fratello, ma l’ho anche detestato.

«Dal punto di vista professionale è stato il regista che mi ha dato di più, da quello umano…be’, abbiamo avuto un rapporto altalenante, tra conflitto e affetto, è stato un fratello, ma l’ho anche detestato. Ha, appunto, un’ indole dominatrice, e io non mi faccio dominare volentieri. Da 40 anni ci facciamo gli auguri di compleanno, Nanni è parte della mia vita, lo stimo, ma non mi rivolgerei a lui se avessi un problema».

Ha lavorato anche con Gianni Amelio.  

«Un amico vero, mi è anche stato vicino mentre montavo il mio primo film, è contento se le mie cose vanno bene, si dispiace se vanno male».

E’ stata diretta da Giuseppe e Bernardo Bertolucci, fratelli e autori molto diversi.

«Sì, Giuseppe è stato il mio scopritore, sensibile, delicato, colto. Bernardo è differente. Avvertiva, mentre giravamo, che io non ero consapevole dell’importanza di quello che stavo facendo. Una volta, seccato, me lo ha detto chiaro e tondo».

E con Pupi Avati come è andata?

«Con lui lavoro volentieri, è un gran bugiardo, un vero affabulatore».

Oltre che con i registi ha dovuto fare i conti con la sua bellezza.  

«Sono cresciuta pensando di non essere carina, quando uscivo con le mi sorelle, di loro dicevano “che belle”, di me che ero “un tipo”. La convinzione di essere belli viene da piccoli…Io non ce l’ho mai avuta, certo, mi ha fatto piacere ricevere complimenti, ma nella mia famiglia la cosa più importante è sempre stata l’intelligenza».

Sua figlia Eugenia ha deciso di fare l’attrice. Come l’ha presa?

«Con apprensione, ma sarebbe stato così per qualunque altra professione. Quando ho capito che voleva davvero recitare, le ho fatto solo una raccomandazione».

Cioè?

«Ricorda che nessun fallimento è una tragedia. Invece non aver tentato, può esserlo».

Perché?

«Volevo fare il classico, non aver imparato il greco è un dolore. Finita le medie, dovevo fare un esame di latino per potermi iscrivere al liceo. Quella mattina mia madre mi chiese di declinare “rosa- rosae”. Sbagliai, lei mi disse “ma come? E vuoi iscriverti al classico?” Ebbi paura, non andai alla prova. Ancora adesso ho il rimpianto».

 


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