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Roberto Benigni show: “Renzi si è intrufolato alla Casa Bianca”

ROMA – “Come si fa a dire no a Obama, ho dovuto rimandare l’incontro qui perché avevo una cena da lui. Alla cena c’erano anche Sorrentino e Nicoletta Braschi, e poi si è intrufolato Matteo Renzi”. Alla Festa del Cinema di Roma è stato il giorno di Roberto Benigni, che domenica 23 ottobre ha chiuso la kermesse con tanto di sfilata sul tappeto rosso e non lesina battute, applauditissimo.

Ospite degli Incontri Ravvicinati con Antonio Monda, il regista premio Oscar ha intrattenuto il pubblico per oltre un’ora e mezza parlando del suo rapporto con il cinema, dei suoi film, delle ‘relazioni straordinarie’ avute con papa Wojtyla e papa Francesco, per poi annunciare il desiderio di fare un prossimo film “che sarà pieno di allegria”.

Obama, confida serio il regista, “è un presidente straordinario”. “Alla fine me lo sono abbracciato e ho saputo che sua figlia è innamorata de La vita è bella. Dopo il discorso, lui è sceso dal palco e mi ha abbracciato a sua volta”.

Dal presidente Usa al suo rapporto con la religione e i Papi: “Io sono uno di quelli che dice ‘credo in Dio ma non so se c’è’. Una cosa che salverebbe la vita a tante persone. Con Wojtyla, che chiamavo Wojtylaccio, mi fecero un processo e un milione di multa, ma poi quando il Papa vide che La vita è bella aveva vinto l’Oscar, volle vedere il film con me. Mi ricordo che partii da Los Angeles e mi ritrovai in Vaticano con una quarantina di suore polacche e qualche cardinale, sinché arrivo lui come un imperatore. Tutte le suore fecero come un olla sacra e si buttarono a terra quando passò lui in pantofole. A fine proiezione mi disse che il film lo aveva fatto piangere e poi, più tardi, mi scrisse se ero disposto a leggere il 33/o canto della Divina Commedia. Comunque, vedere un film vicino al Papa, come è capitato a me, è una cosa impressionante”.

Wojtyla, ma anche papa Francesco, che, racconta, lo ha chiamato casa alle otto di mattina dopo aver visto I dieci comandamenti in tv: “Gli dissero che stavo dormendo e se poteva richiamare il giorno dopo. Cosa che lui fece: potete voi immaginare un papa al quale viene chiesto di richiamare?”.

Da La vita è bella, film con cui ha vinto l’Oscar, sono passati 19 anni: “Fu allora per me un trionfo d’amore, volevo mettere un corpo comico in una situazione estrema. Un film non diviso in due parti, come molti hanno detto, ma una vera e propria tragedia. Una cosa è sicura, ho avuto anche in Italia molte pressioni perché fosse tagliata la scena della mia morte nel finale del film, ma non l’ho fatto”.

Tanti elogi poi da parte dell’attore e regista toscano, che giovedì compirà 64 anni, a Federico Fellini che descrive come “una vetta dell’arte moderna, un Kafka, uno Stravinsky, un Picasso, il più grande regista del ‘900. Lui faceva film che guardavano te, o come nel caso de La dolce vita, ti faceva capire che fuori la vita ti aspettava”.

Ma nel suo racconto appassionato c’è spazio per tanti grandi del cinema, da Massimo Troisi, che descrive come un uomo “con un senso tragico della vita (“Dopo averlo conosciuto non abbiamo mai smesso di frequentarci fino all’ultimo giorno. Avevamo pensato anche di fare un seguito di Non ci resta che piangere. Lui mi ha insegnato tanto, eravamo così amici che eravamo come uno di fronte all’altro”) a Totò (“la prima volta che l’ho visto al cinema mi ha fatto paura. Dietro la sua faccia, c’era come la morte, era un teschio. La sua grandezza sta in questo: forse è una cosa che ho trovato, inconsciamente, anche in Troisi”).

Il suo primo film da spettatore, racconta, è stato Ben Hur: “Ma va detto che l’ho visto al contrario, da dietro lo schermo – spiega- La mia famiglia era povera in maniera mitica: gli unici racconti erano quelli intorno al focolare e dormivo a letto con quattro donne, mia madre e tre sorelle. Quando andammo la prima volta al cinema, non avendo i soldi, guardammo da dietro lo schermo. Fu la mia prima esperienza”. La stessa famiglia, conclude, “non era mai andata al cinema fino a quando uscì il mio Berlinguer ti voglio bene. Erano abituati ad andare solo in sala da ballo, dove entravano alle tre del pomeriggio e uscivano a mezzanotte. E così fecero anche al cinema per il mio film”.