Cinema

Roman Polanski, giudice Usa dice no alla archiviazione del caso

Roman Polanski, giudice Usa dice no alla archiviazione del caso

Roman Polanski, giudice Usa dice no alla archiviazione del caso (Foto Ansa)

LOS ANGELES – Il tribunale di Los Angeles ha respinto la richiesta di archiviazione del caso contro il regista Roman Polanski, accusato di stupro da parte di Samantha Geimer, minorenne all’epoca dei fatti nel 1977, accuse che portarono all’arresto del regista a Los Angeles poi fuggito.

Era stata la stessa Geimer a chiedere l’archiviazione, sostenendo che la “sentenza di 40 anni” è stata imposta non solo a chi ha perpetrato il crimine ma anche alla vittima. Il giudice Scott Gordon ha stabilito che Polanski dovrà comparire davanti ad un tribunale a Los Angeles se vorrà vedere il caso risolto.

La decisione del tribunale di Los Angeles arriva a pochi giorni dalla notizia di nuove accuse di stupro per il regista. Si tratta del terzo caso che emerge dal passato con le rivelazioni di una donna, che oggi ha 59 anni, che afferma di essere stata violentata nel 1973, all’età di 16 anni.

A farsi avanti contro il regista la donna che preferisce farsi riconoscere solo come ‘Robin M.’, californiana, che ha dichiarato di essere uscita allo scoperto solo 44 anni dopo, in seguito alla richiesta da parte di Samantha Geiger, la prima accusatrice di Polanski, di archiviare il caso ‘scandalo’, con le accuse di violenza s******e da lei subita nel 1977 quando aveva solo 13 anni.

Geiger intende perdonare il regista e vuole che venga definitivamente chiuso quel capitolo tanto triste per lei e per la sua famiglia. “Parlo solo adesso, così che Samantha e il mondo sappiano che lei non è l’unica vittima minorenne di Roman Polanski”, ha detto Robin M in conferenza stampa.

La donna non può fargli causa in quanto il caso è soggetto a prescrizione, ma non è escluso che possa testimoniare contro Polanski nell’eventualità che la richiesta di archiviazione della Geiger venga respinta.

Robin M. è la terza donna a farsi avanti contro il regista di Rosemary’s Baby e Tess. Dopo Samantha Geiger, nel 2010 fu la volta dell’attrice britannica Charlotte Lewis, la quale lo accusò di averla violentata a Parigi nel 1983 quando aveva 16 anni.

La vicenda Polanski dura da 40 anni. Dopo aver confessato, trascorso 42 giorni in prigione e subito una perizia psichiatrica per l’aggressione a Samantha Geiger, allora ragazzina nella villa di Jack Nicholson a Hollywood, il regista era fuggito in Francia alla vigilia della sentenza, temendo che l’accordo con la magistratura sarebbe stato respinto dal giudice.

Su di lui pende un mandato di cattura degli Stati Uniti e nel 2009 proprio in base a quel mandato il regista era stato arrestato in Svizzera e aveva trascorso 10 mesi in prigione e agli arresti domiciliari. Alla fine però la magistratura elvetica aveva rifiutato l’estradizione.

L’ultimo tentativo di chiudere il caso risale allo scorso aprile: un giudice di Los Angeles ha respinto il tentativo del regista di accordarsi dall’estero con la magistratura per tornare negli Stati Uniti senza andare in carcere. L’obiettivo è di far desecretare dalla Los Angeles Superior Court la confessione di Polanski e la deposizione di un procuratore, oggi defunto, che mostrerebbe irregolarità procedurali, e usare i documenti per convincere le autorità a rescindere il mandato di arresto internazionale che nel 2002 ha impedito al regista di tornare a Hollywood a ritirare l’Oscar per Il pianista. 

To Top