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Scandalo Weinstein, hashtag #MeToo squarcia il velo: sui social migliaia di donne denunciano

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Scandalo Weinstein, hashtag #MeToo squarcia il velo: sui social migliaia di donne denunciano

LOS ANGELES – Anch’io. E’ capitato anche a me. Sono centinaia di migliaia le donne che al grido dell’hashtag #MeToo, stanno scuotendo la rete sulla scia dello scandalo Weinstein. Mentre aumentano le denunce delle dive contro l’ex boss della Miramax Harvey Weinstein, le rivelazioni delle molestie sessuali imposte a star di prima grandezza come Ashley Judd, Angelina Jolie e Gwineth Paltrow hanno aperto una diga che ha accomunato celebrità e donne della porta accanto.

“Penso che siamo di fronte a uno spartiacque”, ha detto al New York Times la producer Gail Berman che ha lavorato in posizioni di vertice alla Paramount e alla Fox. L’idea di squarciare il velo sulle violenze sessuali, spesso taciute per mancanza di sostegno morale, per il bisogno di dimenticare o per sfuggire al “victim shaming”, la vergogna che si abbatte sulla vittima e non sull’accusato, è venuta ad Alyssa Milano. La diva di Melrose Place ha usato il suo profilo Twitter per lanciare una campagna online: “Se siete mai state molestaste sessualmente o aggredite scrivete ‘me too’ in risposta a questo tweet: in questo modo potremo dare alla gente il senso della grandezza del problema”.

La rete ha abbracciato l’idea: nelle prime 24 ore l’hashtag è stato usato su Twitter, Facebook e Instagram mezzo milione di volte da donne qualsiasi e celebrità come Lady Gaga, le attrici Rosario Dawson, America Ferrera e Anna Paquin, la poetessa Najwa Zebian. Si è unita alla campagna UN Women: “E’ ora di ascoltare le voci delle donne in tutto il mondo e dire basta alla violenza contro le donne”, ha scritto su Twitter l’agenzia dell’Onu.

“La democratizzazione della diffusione dell’informazione finalmente si muove più veloce dei tentativi di un potente miliardario dei media di insabbiare”, ha commentato Kathryn Bigelow, la regista premio Oscar per The Hurt Locker. Con lo stesso spirito, in Italia l’hashtag #quellavoltache ha fatto uscire allo scoperto storie sommerse. “#MeToo ha identificato le vittime. Ma è ora di identificare i molestatori”, ha esortato sul Guardian la blogger italo-americana Jessica Valenti.

C’è una lista di potenti uomini nel mondo dei media che circola via email, ma fare i nomi è ancora difficile: Reese Witherspoon ad esempio ha conservato l’anonimato del regista che la aggredì quando aveva 16 anni. “Provo disgusto per lui e rabbia verso gli agenti che mi hanno fatto capire che il silenzio era una condizione per lavorare”, ha detto l’attrice di “Legally Blonde”. Intanto rompe il silenzio anche il mondo della moda: “Comportamenti come quelli di Weinstein sono inaccettabili”, ha detto la direttrice di Vogue Anna Wintour che per decenni ha messo le dive della Miramax in copertina e regalato pagine e pagine alle creazioni di Marchesa, l’etichetta della moglie di Weinstein, Georgina Chapman. La moda era il terzo pilastro dell’impero di Weinstein, un’industria in cui da 15 anni a questa parte il potente produttore aveva fatto importanti investimenti.

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