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Suore polacche abusate dall’Armata Rossa. L’orrore dimenticato in un film

VARSAVIA – Madeleine Pauliac, era una ragazza francese mandata a Varsavia per aiutare a rimpatriare i prigionieri di guerra, suoi compatrioti ma portò anche alla luce gli orrori delle guerra. Mentre le truppe di Hitler si ritiravano dalla Polonia nel 1945, l’Armata Rossa di Stalin avanzava verso Berlino ma invece di portare l’agognata liberazione, le truppe sovietiche stupravano le donne e saccheggiavano le città, seguendo l’esempio dei nazisti in ritirata.

Nel gennaio del 1945, dal momento che la guerra andava avanti, le autorità francesi inviarono la Pauliac a Varsavia, ad assistere i prigionieri. Nonostante avesse solo 27 anni, e fosse quindi molto giovane, la Pauliac conosceva già i pericoli e i problemi conseguenti al conflitto bellico, ed aveva curato per lungo tempo i piloti di aerei da guerra.

Quale medico della Croce Rossa francese, il suo compito principale era quello di assistere i francesi, ma le cose cambiarono non appena capì che a subire davvero le violenze dei sovietici erano le donne. Scoprì così un mondo parallelo, in cui c’erano donne incinte che non avevano il coraggio di uscire di casa, suore chiuse nei conventi perché violentate da una rapida successione di soldati in fuga. Alcune di loro venivano lasciate vive, ma altre, invece, non avevano la fortuna di poter raccontare l’orrore che avevano dovuto subire.

La storia della Pauliac, morta tragicamente durante una missione nel 1946, è diventata un film “Gli innocenti“, diretto da Anne Fontaine. Al tempo, la dottoressa annotò su uno dei suoi diari: “Le ragazze erano 25, 15 violentate e uccise dai russi, le 10 sopravvissute erano state stuprate, alcune 42 volte, alcune 35 o 50 volte ciascuna… Niente di tutto ciò sarebbe venuto alla luce, se cinque di loro non fossero rimaste incinte. Sono venute a chiedermi un consiglio e a parlare di aborto”.

“Purtroppo dalle parole scritte nel 1944 dalla dottoressa, non è cambiato nulla. C’è ancora la guerra, e dove c’è guerra ci sono donne che vengono stuprate e spogliate della propria autostima per sempre”, ha detto in un’intervista Anne Fontaine, regista del film dedicato alla Pauliac.

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