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YOUTUBE I Figli della Notte: video recensione del film d’esordio di Andrea De Sica

YOUTUBE I Figli della Notte: video recensione del film d'esordio di Andrea De Sica

YOUTUBE I Figli della Notte: video recensione del film d’esordio di Andrea De Sica

ROMA – Oggi parleremo di un film particolare, I figli della Notte, esordio alla regia di Andrea De Sica. La storia è quella di un ragazzino chiuso e schivo, Giulio, mandato dalla madre in un collegio costoso e d’elite, circondato dalla neve delle Alpi. L’ambiente che Giulio si ritroverà ad affrontare è estremamente inospitale e in ogni senso freddo, composto da giovincelli dal viso glabro, figli più o meno viziati, ed insegnanti, o meglio angeli custodi, severi e intransigenti. In questo clima di falsità e sorveglianza costante, Giulio fa amicizia con Edoardo, un ragazzo dalla personalità ribelle e travagliata. I due, sfruttando l’oscurità della notte, intraprendono uscite non autorizzate all’esterno del collegio, tra la neve e gli alberi dei boschi, dove si nasconde un luogo, non troppo distante dall’istituto, accattivante e misterioso, che attira immediatamente i due giovani. CLICCA QUI PER LE ALTRE VIDEO RECENSIONI.

L’ambientazione del film, volutamente fredda, distaccata, ricorda quella altrettanto ostile del celebre Shining, di Stanley Kubrick. In questo ambiente si muovono personaggi più o meno caratterizzati, dando rilievo soprattutto ai due giovani protagonisti. I figli della Notte è una favola nera, pessimista, a volte cruda, che ha negli intenti il mostrare un ambiente giovanile involuto, ingenuo, tortuoso, figlio di un abbandono quasi costante da parte del mondo adulto.

La regia di De Sica sembra voglia spostarsi verso una precisa direzione: il muoversi attraverso il lato onirico ed oscuro dell’ambiente, così come in quello immaginifico dei ragazzi. E’ una regia attenta, posata, che non lascia nulla al caso, ma che anzi vuole tradurre in immagini, anche attraverso l’orrore, la formazione estrema del collegio sottoposta a questi ragazzi, quasi costretti a crescere soli, a farsi le ossa attraverso i propri incubi, le proprie paure: una deformazione contorta e crudele, più che una formazione.

San raffaele

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