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YOUTUBE La ragazza nella nebbia: video recensione del film con Toni Servillo e Alessio Boni

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YOUTUBE La ragazza nella nebbia: video recensione del film con Toni Servillo e Alessio Boni

ROMA – Salve a tutti amici di BlitzTv. “Il peccato del diavolo è la vanità”. Da questa breve e semplice frase, che ha molto il sapore di un Al Pacino “indiavolato”, nasce il nucleo centrale de La ragazza nella nebbia, romanzo di successo di Donato Carrisi trasformato in film. Regista della pellicola è lo stesso Carrisi, seguito da un cast di tutto rispetto che vede in primis la partecipazione di Toni Servillo, fiancheggiato da Alessio Boni, Jean Reno e Galatea Ranzi.

Siamo tra le Alpi, nella piccola cittadina di Avechot. Qui la serena comunità di paese viene scossa dalla scomparsa della sedicenne Anna Lou, presumibilmente rapita. Chiamato ad indagare sul caso è il navigato ispettore Vogel, armato di affidabile aspetto e abilità nel creare risonanza mediatica attorno ai casi di cui si occupa. La comunità si ritroverà così protagonista, tra le telecamere e i reporter, tutti pronti a cercare e condannare il mostro.

La ragazza nella nebbia si presenta come una grossa scommessa. C’è chi punta alto e chi invece si accontenta di poco. Non vince nessuno, ma nessuno perde. E’un buon film. Un film che cerca nella sua struttura narrativa, peraltro buona, la capacità di sorprendere il pubblico attraverso un utilizzo spesso ottimo della suspense. Questo però non oscura alcuni evidenti difetti, uno su tutti, e parliamo di un film scusate se è poco, la regia. Certo, Donato Carrisi è prima di tutto uno scrittore, ma è anche sceneggiatore; va da se dunque la sua capacità di figurare in immagini le parole su carta. Nel film questo aspetto mantiene veritiera questa sua capacità, ma lentamente, in diverse sequenze, si sente la mancanza di una mano più esperta, più abituata a sporcarsi nel mestiere vero e proprio.

Il film di Carrisi è senza dubbio ambizioso, e l’ambizione è sempre pronta a porgere la propria mano benevola, nascondendo l’altra dietro la schiena; un’arma a doppio taglio. Qui l’ambizione è ben ripagata, anche se la sua sorellastra crudele, la presunzione, non manca di mostrarsi, velatamente. Il film si avvale del citazionismo più sfrenato e fantasioso, marcando lo stile di numerosissimi altri film di genere. Questo non è un problema, d’altronde il copiare, altro tema centrale del film, è di tutti. Ma è la smodata voglia di ambire a qualcosa di più grande di se stesso, che condanna il film ad essere un buon film e poco altro.

Non mancano interessanti temi di contorno, che poi in fin dei conti rappresentano la legna buona per il grande fuoco di Carrisi. Per esempio, il tema della paura nei confronti dell’estraneo, colui che viene da fuori, la lontano, che non conosce nessuno e viene guardato di traverso. La comunità pronta ad aggregarsi il più possibile per raggiungere risposte immediate, spesso le più comode ma quasi mai quelle giuste. O ancora l’importanza dei media, di alcuni media, determinati ad anteporre il clamore di un facile scoop carrieristico alla ricerca di una verità spesso utopica o più semplicemente fastidiosa. Questi sono tutti temi ben sviluppati nel film, attraverso una sceneggiatura molto buona ma non esente da difetti. Alla fine dei giochi, la giostra filmica di Carrisi si muove bene, alternando ripide salite a discese esaltanti. Parliamo in fin dei conti del suo primo film e visto in quest’ottica gli si può concedere molto. D’altronde non esiste discesa alcuna senza una degna salita. VOTO: 6+. CLICCA QUI PER ALTRE VIDEO RECENSIONI.

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