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Bruxelles. Task force psicologi italiana in aiuto scampati

Una task force italiana di psicoterapeuti è giunta a Bruxelles per fornire supporto psicologico ai sopravvissuti italiani degli attentati terroristici e alle loro famiglie. Si tratta di 30 specialisti del gruppo 'Emdr per l'emergenza' dell'Associazione EMDR Italia. Contattata dalle amministrazioni locali, la task force lavora utilizzando la tecnica EMDR per contrastare i traumi.

ROMA -Una task force italiana di psicoterapeuti è giunta a Bruxelles per fornire supporto psicologico ai sopravvissuti italiani degli attentati terroristici e alle loro famiglie. Si tratta di 30 specialisti del gruppo ‘Emdr per l’emergenza’ dell’Associazione EMDR Italia. Contattata dalle amministrazioni locali, la task force lavora utilizzando la tecnica EMDR per contrastare i traumi.

Obiettivo è aiutare i sopravvissuti negli ospedali ed i parenti dei sopravvissuti arrivati dall’Italia o residenti a Bruxelles. Gli psicoterapeuti lavorano negli ospedali o negli alberghi dove sono temporaneamente accolti alcuni degli scampati agli atti terroristici. La tecnica EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), spiega la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, supervisore per l’Associazione Emdr Italia, ”nel 2013 è stata definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità uno dei metodi più efficaci per la cura dei disturbi specifici legati allo stress ed in particolare per il trattamento dei disturbi post traumatici.

Questa metodologia utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata, come quella uditiva o tattile, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio del cervello, permettendo così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. L’Emdr vede la patologia come una informazione immagazzinata in modo non funzionale e si basa sull’ipotesi che c’è una componente fisiologica in ogni disturbo psicologico”.

È stato infatti dimostrato, chiarisce l’esperta, ”che a seguito di un evento stressante si assiste a un’interruzione del normale modo di processare l’informazione da parte del cervello. Ciò può provocare il “congelamento” dell’informazione nella sua forma ansiogena originale. Questa informazione “congelata” e racchiusa nelle reti neurali non può essere elaborata e quindi continua a provocare patologie come il disturbo da stress post traumatico. I movimenti oculari ritmici usati insieme all’immagine traumatica facilitano la rielaborazione dell’informazione fino – conclude – alla risoluzione del disturbo”.