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Brexit. Contrasti in Europa su avvio negoziati uscita Gb

ROMA – Braccio di ferro in Europa sul dopo-Brexit. Londra prende tempo, con la sponda di Angela Merkel, mentre Parigi e Roma chiedono di avviare subito le procedure per l’uscita dall’Unione. Sulla stessa linea il Parlamento e la Commissione Ue che sottolinea: “Non ci sarà alcun negoziato” con la Gran Bretagna “se non sarà stato prima notificato l’art.50″ del Trattato.

La Gran Bretagna avvierà i negoziati quando avrà messo a punto un piano, il rinvio “aiuterà”, ha detto il cancelliere dello Scacchiere George Osborne, dopo che si è saputo che il premier David Cameron non attiverà la Brexit al vertice europeo di martedi. Quella britannica, ha sottolineato Osborne, è “un’economia robusta”, e il Regno Unito non “vuole voltare le spalle a Ue e al resto del mondo” ed è “aperta al business”.

Gli fa eco Boris Johnson, paladino della Brexit: “Non c’è una grande fretta di lasciare l’Ue”, ha detto. Così, mentre Londra esclude la possibilità di un nuovo referendum, gli occhi sono ora puntati sul vertice a tre di Berlino che inizia lunedi, dove ci saranno il presidente francese Francois Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier italiano Matteo Renzi. Parteciperà anche il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk.

Ma se la cancelliera dice di comprendere l’esigenza di Londra di aspettare prima di premere il pulsante rosso, l’Eliseo tuona: “Temporeggiare è surreale. Quando si divorzia si deve abbandonare il letto coniugale”, fanno sapere fonti vicine a Hollande. Sulla stessa lunghezza d’onda della Francia c’è l’Italia di Matteo Renzi. “Tutto può fare l’Europa tranne che aprire per un anno una discussione sulle procedure dopo aver discusso un anno sulle trattative. Così si perde di vista il messaggio del referendum” inglese, ha tagliato corto il premier in Parlamento.

A Berlino però non tutti sposano la linea Merkel. Il leader della Spd e vicecancelliere Sigmar Gabriel chiede alla Merkel una “linea chiara” sui tempi dell’uscita di Londra. “Il governo – ha spiegato Gabriel – deve dare un segnale di chiarezza, deve attuare un’azione decisa invece di rinviare”, ha detto alla Dpa. Intanto, non si arresta il crollo della sterlina, scesa a quota 1,31 contro il dollaro, ai minimi da oltre 30 anni.

Le borse europee, dopo un tentativo di rimbalzo, peggiorano. Il Dj Stoxx 600, l’indice che sintetizza l’andamento dei 600 principali titoli del Vecchio Continente, cede il 2,48%. A Londra crollano soprattutto i titoli bancari. E la Brexit continua ad agitare lo scenario politico britannico: rimpasto lampo per il Labour britannico dopo la rivolta contro il leader Jeremy Corbyn, che ha resistito alle richieste di dimissioni e rinnovato il suo governo ombra.

Sono stati così rimpiazzati dieci fra ministri e sottosegretari ombra che si erano dimessi in aperto contrasto coi vertici del partito. “Mi dispiace che ci sia chi si è dimesso dal mio governo ombra, ma non tradirò la fiducia di chi ha votato per me. Chi vuole un cambiamento di leadership si dovrà confrontare in elezioni democratiche e io mi candiderò”, ha detto Corbyn.