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Abbandona 36 ore figlio di 1 anno. Week end con spacciatore

LONDRA – Abbandona 36 ore figlio di 1 anno. Week end con spacciatore. Un bambino di un anno lasciato da solo nel suo lettino e chiuso a chiave in una stanza per 36 ore. La madre gli aveva lasciato otto bottiglie di latte che, a causa delle alte temperature nel mese di agosto, era irrancidito.  E’ stato salvato grazie ai vicini che hanno sentito il pianto ininterrotto del bambino e hanno allertato la polizia.

E’ una storia straziante, di cui parla l’esperto di adozioni Michael Lamb. Il bimbo era stato dato in adozione a una famiglia, dopo che la madre lo aveva abbandonato per trascorrere un weekend con il fidanzato spacciatore. A seguito dei pianti, attacchi d’ira e promesse che non sarebbe mai più accaduto, con insufficiente cautela i giudici decisero che il bambino poteva tornare dalla mamma.

Ma la donna ha continuato (la notizia non sorprende) ad avere un comportamento negligente nei confronti del minore che le venne tolto definitivamente quando ormai aveva 4 anni.  Lo stesso bambino chiese agli assistenti sociali di trovargli qualcuno a cui piacesse “Thomas The Tank Engine (personaggio di una serie tv) come piace a me”. Purtroppo la ricerca non fu così rapida.

Afferma Lamb:”Chiesi all’assistente sociale perché ci fosse così tanto ritardo, il bimbo meritava una famiglia in grado di dargli amore. La risposta dell’essistente fu: “Dobbiamo sempre cercare di mantenere unita la famiglia”.

“Ero così triste dopo aver letto quel fascicolo, che a malapena riuscivo a parlare. Passai la sera a piangere, non era possibile che la vita di un bambino fosse messa così a rischio così tante volte. Se non fosse stato per un vicino preoccupato, probabilmente ora sarebbe morto”.
“Le parole di quell’assistente sociale – continua Lamb – mi tornarono in mente quando lessi dell’orribile morte di Ayeeshia Jane Smith, che venne presa dalla sua famiglia adottiva, dove viveva felice, per essere riconsegnata nelle mani della sua aguzzina, la madre, che la picchiò a morte nella loro casa a Burton-On-Trent, Staffs”.

“Quest’ossessione del voler tenere le famiglie unite ad ogni costo sta chiaramente mettendo a rischio le vite di tanti bambini”.  “Nei cinque anni trascorsi a lavorare nel campo delle adozioni, virtualmente ogni caso ha fatto sì che mi bollisse il sangue nelle vene. Metà di questi casi hanno l’acronimo di NAI (Non-accidental Injuries, ferite non accidentali), quasi sempre inflitte dai fidanzati delle madri, che provano rancore per la prole di un altro uomo”.

Provo simpatia per gli assistenti sociali. Immaginate cosa voglia dire andare al lavoro ogni giorno sapendo che incontrerete le peggiori famiglie inglesi”.  “Per assurdo, è molto più facile per l’RSPCA prendere animali abbandonati che portare via dei bambini dalle famiglie. E dei bravi genitori adottivi sono difficili da tenere perché sanno che i bambini cresciuti in ambienti di questo tipo hanno spesso problemi comportamentali”.

Michael Lamb, professore di psicologia all’università di Cambridge, spiega che il problema risiede nel fatto che “i servizi sociali non sono mai entusiasti dell’azione. Pensano che cambiando le circostanze familiari, il bambino possa tornare a casa. Porre fine ai diritti di parentela è sempre l’ultima spiaggia”.
Negli ultimi 10 anni, 19 bambini provenienti da 12 famiglie differenti, sono stati uccisi per mano di un genitore recidivo di abusi domestici. I servizi sociali erano allertati sul fatto che i bambini fossero in pericolo, ma afferma Lamb:”Non fecero niente per metterli al sicuro”.

Per sette di queste famiglie, il ritorno a casa dei bambini venne stabilito da alcuni tribunali.
Non percepire il rischio di abuso domestico può rivelarsi fatale e rappresenta il 70% dei casi vagliati dal tribunale ma solo l’1% vede rifiutata la restituzione del bambino.
“Gli assistenti sociali pensano che aiutando le famiglie tutto andrà per il meglio. Un approccio molto ingenuo se si pensa al caso di Peter Connelly, torturato a morte dal fidanzato di sua madre e dal fratello. Alla famiglia era stato fornito tutto il necessario per il bambino, come se un bel lettino potesse fare la differenza”.
“Prima di tornare dalle persone che poi lo hanno ucciso, Peter era stato dato in affido”.

“A volte – conclude – i bambini vanno a vivere da una nonna o da una zia ma non c’è nessuna garanzia che non vedano il genitore. Che piaccia o no, spesso l’adozione è di gran lunga la soluzione migliore”.