Cronaca Europa

Aiutò terrorista a fuggire. Dopo 5 anni di carcere, Consiglio municipale di Londra la assume per errore

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L’attentato di Finsbury Park

LONDRA – Mulumebet Girma, jihadista etiope condannata per aver aiutato i kamikaze coinvolti nell’attentato avvenuto a Londra, il 21 luglio scorso, è riuscita ad ottenere un prestigioso impiego al “Southwark Council” dopo aver mentito sul proprio passato.

La trentaduenne non è stata riconosciuta dai colleghi del consiglio, che ignoravano il collegamento tra la donna e uno degli attacchi terroristici falliti più noti della storia di Londra; nell’attentato non ci furono feriti o vittime, perché esplosero solo i detonatori e non le cariche a causa di un errore nell’assemblaggio dei dispositivi.

La Girma, ex modella, oltre ad aver ottenuto il prestigioso lavoro e a salire rapidamente di livello, è addirittura finita sulla copertina della rivista “Southwark Housing News”, magazine ufficiale del Council, per promuovere il suo piano di apprendistato.

La tranquillità di un impiego ben remunerato, però, ha avuto vita breve: la donna  è stata  infatti licenziata non appena al consiglio è giunta la segnalazione sull’arresto del 2005 il suo arresto  per aver aiutato il cognato, Hussein Osman, intenzionato a  far esplodere un affollato treno della “Tube”, la metro di Londra.

Il suo incarico ha sollevato diversi quesiti, in primis le misure adottate per selezionare il personale che, una volta assunto, ha accesso a un database con informazioni sensibili; inoltre, le informazioni sull’arresto sono facilmente reperibili su Google, semplicemente digitando il nome e il cognome della Mulumebet.

Il Southwark Council, ha comunicato che la donna non è entrata in possesso di informazioni vulnerabili e, tramite un controllo del computer usato sul lavoro, non è stato rilevato nulla di sospetto.

La Girma, assunta nel 2013 dall’autorità locale del sud di Londra come assistente tirocinante per il servizio clienti, ha trovato lavoro non appena è uscita di prigione, dove ha scontato 10 anni di detenzione per aver nascosto il cognato kamikaze nel suo appartamento, e per non aver detto la verità alla polizia; durante il colloquio di lavoro, l’ex modella si è guardata bene dal rivelare una parte fondamentale del proprio passato e lo stesso consiglio ha fallito nel reperire informazioni, nonostante la donna abbia avuto un ruolo chiave in uno dei processi terroristici più noti della Gran Bretagna.

Rispetto agli altri 40 tirocinanti presenti quell’anno, la Girma è stata l’unica ad aver ottenuto un lavoro a tempo indeterminato; ha iniziato lavorando nell’ufficio del consiglio di Peckham, per poi proseguire  la sua carriera diventando analista dell’ufficio alloggi.

“Come è riuscita ad ottenere questo lavoro senza alcun controllo? Tutto ciò che andava fatto era digitare il suo nome su Google. Il database che aveva a disposizione, contiene  informazioni su individui considerati “vulnerabili”. Le ragioni possono essere diverse, ma una di queste è perche alcuni di loro sono nella lista dei sospetti mentre altri collegati con il terrorismo. In ogni caso, è folle che una persona del genere abbia avuto accesso a tali informazioni”, ha  riferito una fonte a “The Sun”.

“Permettere che una donna con un passato del genere abbia un tale impiego è un errore gravissimo” ha detto Michael Mitchell, Tory del Southwark council.

Per i fatti del 21 luglio vennero arrestate 4 persone, tutte condannate all’ergastolo. La sorella della Girma, Yeshi, insieme al fratello e al fidanzato, sono stati condannati per aver  tentato di nascondere Osman. La Girma, che è sua cognata, non solo ha aiutato l’uomo a scappare, ma rimosso e distrutto qualsiasi prova dall’abitazione.

In un comunicato rilasciato dal presidente del Souhwark Council, è stato riferito che la donna “non è più impiegata presso la struttura”.

“E’ stata intrapresa immediatamente un’azione nei confronti della Girma non appena è venuto alla luce il suo passato. Possiamo confermare che non ha avuto accesso al database della polizia sulla lista dei sospetti; abbiamo esaminato a fondo le attività che svolgeva mentre lavorava qui, incluso l’uso del pc e non è stato scoperto nulla di illegale o pericoloso” conclude il comunicato.

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