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Calais, ultimatum ai migranti: 7 giorni per lasciare Giungla

Le autorità francesi hanno lanciato un ultimatum ai migranti di Calais: dovranno abbandonare la Giungla entro 7 giorni o saranno sgomberati

PARIGI – Ultimatum ai migranti. Il prefetto del Nord-Pas-de-Calais, Fabienne Buccio, ha annunciato oggi lo sgombero di “circa metà” della superficie della cosiddetta ‘Giungla’ di Calais, il porto del Nord della Francia da cui ogni giorno migliaia di disperati sognano di raggiungere la Gran Bretagna.

“E’ arrivato il momento di passare a un’altra tappa. Nessuno dovrà più vivere nella parte sud del campo”, ha precisato la funzionaria, spiegando che “tutti devono andare via”.

Per Buccio, lo sgombero riguarderà “sette ettari”, per una popolazione di circa 800-1.000 persone. I migranti hanno ora una settimana di tempo per lasciare la parte sud del campo. Quello fissato per la fine della prossima settimana sarà il secondo sgombero da gennaio. Ormai da anni, nella cosiddetta ‘Lampedusa del Nord’, gli operatori umanitari lanciano appelli sulla condizioni disperate di rifugiati e richiedenti asilo. Una situazione drammatica che stenta a migliorare e rispetto a cui lo Stato viene regolarmente accusato di inerzia e indifferenza.

“Calais, una vergogna francese”, titola il settimanale Le 1. Obiettivo dello Stato è smantellare tutto nel medio termine trasferendo i migranti in alloggi strutturati e controllati. Intervistata dal quotidiano Le Monde, Fabienne Buccio, dice di essersi recata nella Giungla di Calais

“questa settimana: ho osservato che nella parte sud del campo in due tende su tre non c’è più nessuno”. E ancora: “Vogliamo proporre a chi vive in quella parte del campo di trasferirsi nel nostro centro di accoglienza provvisorio (Cap) o partire per altri centri di accoglienza e orientamento (Cao)” nel resto del Paese.

Situato nella zona limitrofa alla Giungla, il Cap è una struttura dall’aspetto non particolarmente accogliente composta da da container allineati dietro a una griglia metallica per una capacità di circa 1.500 posti letto. In queste ultime settimane la metà è stata occupata da afghani e siriani. Il resto sarà fruibile a partire da sabato prossimo. Nella ‘Jungle’ sostano secondo i dati forniti dalla prefettura circa 3.700 persone, 4.500 secondo le associazioni non governative che ogni giorno forniscono assistenza ai migranti.

Altri 1.500 sostano alla Grande-Synthe, nei pressi di Dunkerque, le cui condizioni sono ancora peggiori di quelle di Calais. E dove aumentano gli episodi di xenofobia: ieri, sette individui incappucciati e armati di spranghe e coltelli sono stati arrestati dopo aver effettuato una spedizione punitiva contro alcuni esiliati curdi iracheni dell’accampamento.

“Non riesco a credere che il nostro Paese sia incapace di alloggiare 2.500 persone in un posto che non sia una tendopoli”,

protesta in un’intervista a Le 1 Michael Neuman, operatore umanitario nonché direttore degli studi alla Fondazione di Medici senza frontiere. Ai migranti disperati lo Stato offre ora l’alternativa dei container o di altri centri provvisori. Ma ci sarà lo spazio per accoglierli tutti in condizioni dignitose? In molti già dicono di no.