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Attentati Bruxelles Cheffou per i giudici non era pericoloso

BRUXELLES – Attentati Bruxelles nuovi particolari su Faysal Cheffou il terzo uomo, quello con il cappello, che appare nelle immagini delle telecamere di videosorveglianza dell’aeroporto di Bruxelles e che ha partecipato agli attacchi nella capitale belga. Cheffou, che si atteggiava a giornalista indipendente, fermato giovedì e arrestato venerdì è accusato di partecipazione alle attività di un gruppo terroristico, omicidio e tentato omicidio. Lo riferisce la procura di Bruxelles in un comunicato. L’uomo sarebbe stato riconosciuto dal tassista che martedì aveva accompagnato il commando allo scalo di Zaventem.

Il tassista ha riconosciuto Cheffou dalle fotografie mostrategli dagli investigatori. Ha anche raccontato che era il più loquace dei tre, aveva iniziato una discussione «sull’imperialismoamericano ». Non sono invece state trovati né armi né esplosivi durante la perquisizioni del suo appartamento.

Cheffou da mesi era nel mirino degli inquirenti perché si era presentato diverse volte al parco Maximilien di Bruxelles per cercare di reclutare alla causa dell’islam radicale rifugiati o immigrati clandestini che vi si trovavano.

Cheffou era noto da anni alla polizia di Bruxelles:  condannato per ricettazione, banda organizzata e omicidio a 18 anni; il fratello morto nel 2002 durante un blitz della polizia a Schaerbeek.
Il sindaco di Bruxelles, Yvan Mayeur, sostiene che cercava di reclutare nuove leve per la jihad. Mayeur ha denunciato Cheffou alla polizia e poi alla procura. Inutilmente.  Né la procura né la magistratura avevano tuttavia tenuto conto delle ripetute denunce contro di lui presentate dalle autorità municipali, che lo ritenevano “pericoloso” a causa del suo attivismo, e lo stesso comune era ricorso nel settembre del 2015 a una sanzione amministrativa che gli impediva di avvicinarsi al parco.

Cheffou, ricorda Anais Ginori su Repubblica, era in prima linea nella lotta per

“difendere la dignità di ogni essere umano”
e lo descrive così:
“Fayçal Cheffou ha il piglio dell’arruffapopoli, di chi si sente dalla parte degli ultimi. […] Capelli corti, occhiali e microfono in mano, nel video Cheffou stringe l’immagine sulle finestre, mostrando uomini che si agitano, scuotono armadietti, rompono oggetti. «A parte il mio
cameraman e me, non c’è nessuno qui, nessun politico, nessun media. Lo trovo totalmente irrispettoso dei diritti umani. Sono turbato dai rumori e dalle grida che sento dietro di me e che sono un appello al mondo».
Era l’estate del 2014 e Cheffou si trovava al 127 bis di Steenokkerzeel, il centro costruito come un carcere ai bordi delle piste dell’aeroporto di Zaventem. Quasi due anni dopo, il cronista agit-prop è tornato nello scalo come un qualsiasi turista, vestito di giaccone e cappello, spingendo un carrello insieme con altri due uomini vestiti di nero. Ibrahim El Bakraoui e Najim Laachraoui che si fanno esplodere alle 8.09 mentre Cheffou ha appena posato nella hall delle partenze il borsone imbottito di chiodi e Tatp prima di uscire in strada. Era la bomba più potente, quella che doveva uccidere ancora più persone nell’aeroporto e che fortunatamente è rimasta inesplosa”.
Anais Ginori aggiunge altri dettagli su Cheffou che è stato arrestato la sera di giovedì insieme con altre due persone, poi rilasciate:
“Cheffou era in una macchina parcheggiata proprio davanti alla Procura federale. Non si sa cosa stesse progettando. Anche il ruolo di Cheffou negli attentati del 22 marzo resta da chiarire. Il suo identikit potrebbe combaciare con le immagini di videosorveglianza alla fermata di Petillon dove Khalid El Bakraoui e un complice sono scesi per errore, prima di raggiungere Maelbeek dove alle 9.11 Khalid si è fatto esplodere. Alle 9.50 Cheffou viene ripreso di nuovo in place Meiser, Schaerbeek, dove c’è stato venerdì un blitz in strada che ha condotto all’arresto di Ameroud”.
La domanda che grava sulle indagini è perché gli altri due attentatori di Bruxelles si siano uccisi e Cheffou no: forse doveva compiere un altro attacco.
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