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Attentati Parigi, la “verità” di Salah: “Rinunciai…”

PARIGI – E’ contenuta in un verbale la “verità” di Salah Abdeslam, una verità parziale, molto autoassolutoria, in parte già ampiamente smentita dai riscontri in mano agli inquirenti francesi. Salah il 19 marzo parla con gli inquirenti belgi: le bombe a Bruxelles non sono ancora esplose, le domande vertono tutte sulla mattanza di Parigi del 13 novembre costata la vita a oltre 130 persone. Di quella mattanza si sa che i sodali di Salah hanno sparato e si sono fatti esplodere, chi davanti allo Stade de France, chi al Bataclan, chi davanti ai ristoranti.

E poi c’è lui, il “martire riluttante” che alla fine ha fatto un passo indietro ed è scappato senza farsi esplodere. A questo proposito Salah, 27 anni, racconta che la sua cintura “mancava di liquido esplosivo”.  Su questo punto, secondo quanto riferisce il quotidiano Le Monde, a parlare è Abid Aberkan, il cugino da cui l’ex fuggitivo si rifugiò a Molenbeek, rue des Quatre-Vents, fermato anch’egli il 19 marzo. Salah stesso ha detto agli inquirenti che quella cintura gliel’aveva consegnata il fratello Brahim (morto da kamikaze a Parigi) nell’appartamento affittato a Bobigny. Dopo aver rinunciato, ha aggiunto l’ha “nascosta” in un “luogo discreto”.

“Ho rinunciato quando ho parcheggiato la macchina”: Salah Abdeslam ha raccontato agli inquirenti belgi – secondo i verbali dell’interrogatorio diffusi da Le Monde – il momento della sua rinuncia a farsi esplodere con gli altri membri dei commando il 13 novembre a Parigi. “Ho fatto scendere i miei tre passeggeri, poi sono ripartito – ha detto – ho guidato alla cieca, mi sono fermato da qualche parte, non saprei dove. Ho chiuso l’auto, ho portato via la chiave e sono rientrato nella stazione Montrouge. Ho fatto qualche fermata di metro, una o due. Sono sceso, ho camminato fino a un negozio di telefoni, ne ho comprato uno e ho contattato una sola persona: Mohamed Amri”. E’ lui l’amico che, insieme con Hamza Attou, partirà immediatamente da Bruxelles per andarlo a recuperare a Parigi.

Il “responsabile degli attentati” del 13 novembre a Parigi è Abdelhamid Abaaoud, morto nell’assalto al covo di S.Denis, racconta Salah. Che Abaaoud sia il responsabile degli attentati “lo so da mio fratello Brahim”, il kamikaze che si è fatto esplodere al Comptoir Voltaire, ha continuato Salah. Sempre secondo il giornale, l’ex fuggitivo ha poi spudoratamente mentito agli inquirenti dicendo di aver conosciuto Abaaoud solo alla vigilia della strage quando è ampiamente dimostrato che fossero amici d’infanzia a Molenbeek.

Salah afferma di averlo visto “una volta sola” nella vita, alla vigilia delle stragi parigine, in un covo a Charleroi, nel sud del Belgio. Abdeslam conferma di essere stato lui ad aver noleggiato le auto del commando e prenotato le stanze d’albergo. “L’ho fatto in seguito a una richiesta di mio fratello Brahim”. Conferma solo l’identità di Bilal Hadfi, e non degli altri due kamikaze dello Stade de France di cui dice “ignorare il ruolo”. Precisa anche che doveva recarsi alla partita amichevole Francia-Germania, senza biglietto, “per farsi esplodere”.