Cronaca Europa

Attentato Londra, governo contro Google e WhatsApp: “Luoghi sicuri per i terroristi”

Attentato Londra, governo contro Google e WhatsApp: "Luoghi sicuri per i terroristi"

Attentato Londra, governo contro Google e WhatsApp: “Luoghi sicuri per i terroristi”

LONDRA – Scotland Yard brancola nel buio nelle indagini sull’attentato a Westminster di settimana scorsa. Mentre  il governo britannico attacca i giganti di internet, come Google e Whatsapp, accusati di offrire ai terroristi il modo per informarsi e comunicare senza essere ‘disturbati’ dalle autorità.

Nonostante il coinvolgimento di centinaia di agenti poco è stato scoperto. Non sono stati trovati legami diretti fra Masood e l’Isis, e si pensa che l’attentatore sia stato ispirato genericamente dal terrorismo internazionale.

Non solo: su dodici fermi totali compiuti nel Regno Unito, incluso quello di un trentenne oggi, solo due uomini restano dietro le sbarre, una donna è stata rilasciata su cauzione e gli altri nove finiti in manette del tutto scagionati.

Gli inquirenti cercano di scavare in ogni anfratto della vita del killer, quasi certamente un “lupo solitario”, ma non è facile trovare dettagli utili visto che Masood ha sempre cercato di mantenere una certa segretezza sulle sue azioni e i suoi spostamenti rispetto a familiari e conoscenti.

Fra le ipotesi che vengono fatte c’è quella del Sunday Mirror, secondo cui l’uomo, 52 anni, avrebbe potuto rispondere alla ‘chiamata’ dell’Isis, che settimane prima dell’attacco invitava a colpire la capitale britannica sul sito Telegram.

Per il domenicale, che cita una fonte anonima, gli appelli piuttosto generici dei jihadisti esortavano a prendere di mira alcuni bersagli simbolici fra cui il Parlamento. Mentre dal tabloid belgradese Blic rimbalza un’eventuale pista che porterebbe alla guerra di Bosnia (1992-1995) e alla militanza di Masood tra le file della formazione islamica ‘El mudjahid’. Il suo nome sarebbe in una lista di 1.774 combattenti, ma resta comunque un’ipotesi tutta da verificare.

Quello che è sicuro è che l’attacco di Londra ha prodotto uno scontro furioso tra il governo e i giganti di internet, in particolare Google e WhatsApp.

Il ministro degli Esteri, Boris Johnson, si è scatenato contro il motore di ricerca definendolo “disgustoso” perché permette la diffusione di materiale jihadista e addirittura lo “sfrutta per far denaro” inserendo vicino ai video violenti le proprie pubblicità.

Ha rincarato la dose il ministro degli Interni, Amber Rudd, che ha definito il servizio di messaggi WhatsApp e altri simili come “luoghi sicuri per i terroristi” in quanto permettono loro di comunicare in totale segretezza. Parlando alla Bbc, il capo dell’Home Office ha accusato la società americana di non voler consegnare alla polizia i dati sulla attività online di Masood poco prima di colpire il palazzo di Westminster. “Devono invece stare dalla nostra parte”, ha intimato il ministro, che propone forme di controllo quando è in pericolo la sicurezza dei cittadini.

Per i critici, invece, il governo di Londra sta tentando di ottenere nuovi poteri con cui spiare la vita di tutti, lasciandosi alle spalle grandi scandali come il Datagate. Una polemica già vissuta in America all’epoca della strage di San Bernardino. 

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