Cronaca Europa

Attentato Londra, l’olimpionico Maurizio Stecca: “Io a 10 metri dal terrore”

Attentato Londra, l'olimpionico Maurizio Stecca: "Io a 10 metri dal terrore"

Attentato Londra, l’olimpionico Maurizio Stecca: “Io a 10 metri dal terrore”

LONDRA – “Fossimo stati 10 metri più avanti ce lo saremmo trovati contro, siamo stati fortunati”. Così Maurizio Stecca, olimpionico di pugilato ai Giochi 1984, racconta a Radio Radio l’attentato sul ponte di Westminster, a Londra, di cui è stato testimone oculare. “Stavo uscendo con la squadra dell’Italia Thunder quando abbiamo sentito urlare. Abbiamo visto l’attentatore che brandiva due coltelli, ha colpito la guardia all’ingresso e subito dopo è stato abbattuto con tre pallottole da un agente in borghese. Sembrava di stare in un film“.

L’Italia Thunder di pugilato è a Londra perché domani, giovedì 23 marzo, deve incontrare i British Lionhearts per le World Serie of Boxing (Wsb).

“Avevamo da poco terminato la visita con la squadra britannica – ricostruisce Stecca – Stavo uscendo insieme ai ragazzi, quando abbiamo cominciato a sentire delle urla, urla di paura e abbiamo subito capito che cosa stava succedendo. Dopo 20 secondi abbiamo visto l’attentatore, un energumeno che aveva due lame di coltello in mano, due coltelli grossi. E’ riuscito a entrare, approfittando della guardia che non era armata, l’ha accoltellata e poi stava venendo verso di noi”.

“Proprio in quel momento – prosegue il terrificante racconto – è arrivato di fianco a noi un agente in borghese che con un incredibile sangue freddo e tre colpi ha ucciso l’attentatore. E’ successo tutto a dieci metri da noi, ho visto tutta la scena e anche il poliziotto accoltellato, si è rialzato ha cercato di correre via e poi si è di nuovo accasciato”.

Stecca aggiunge che subito dopo l’attentato lui e i giovani pugili italiani sono stati “presi dalle guardie e portati dentro una stanza. Siamo stati lì per tre ore, una stanzetta dove sono stati radunati anche un po’ di parlamentari inglesi, eravamo in tutto, penso, 150”.

“E’ una scena che non dimenticherò mai – prosegue Stecca – con l’attentatore che inseguiva tutti quelli che gli capitavano a tiro prima di essere ucciso. Io e i miei allievi, una squadra di 10 persone (il più grande di 25 anni e nessun minorenne), ci siamo bloccati, ci sembrava di stare sul set di un film: subito le guardie ci hanno preso e portati via, temevano che altri attentatori avessero nascosto dell’esplosivo… Comunque la guardia che ha ucciso l’attentatore ha mostrato un grandissimo sangue freddo. Fortuna per noi è andata bene, i ragazzi stanno bene. Domani abbiamo questi incontri: probabilmente a livello psicologico i ragazzi un po’ ne risentiranno. Ma prima di salire sul ring vedremo”.

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