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Auschwitz, ex telegrafista SS a processo a 92 anni: “Sapeva…”

BERLINO – Un’ex telegrafista delle SS, oggi 92enne, che riceveva i dettagli sui treni carichi di ebrei in arrivo nel lager di Auschwitz, potrebbe essere processata per il suo coinvolgimento nel genocidio, correa in almeno 260.000 casi di omicidio nell’arco di quattro mesi.

Il prossimo mese i periti incaricati dal tribunale decideranno se Helma M. (il cognome è omesso poiché il processo non è ancora aperto), descritta dal suo avvocato come “sorda e fragile”, dovrà o meno trovarsi sul banco degli imputati per sottostare al processo, come vorrebbero i procuratori, per il ruolo avuto nel periodo dell’occupazione nazista in Polonia, in cui si stima che nel corso della Seconda Guerra Mondiale, siano state uccise 1,2 milioni di persone.

Helma M., che vive in una casa di cura nei pressi di Neumünster in Germania, alla fine della guerra è riuscita a farla franca con la giustizia poiché nessuno poteva provare che aveva personalmente fatto del male agli internati nel lager vicino alla città di Cracovia. Ma le regole dell’accusa da allora sono cambiate: ora per avviare un procedimento penale nei confronti di ex guardie del campo è sufficiente aver fatto parte della “macchina omicida” nazista. Di conseguenza Jens Rommel, capo dell’autorità centrale in Germania incaricato di perseguire i crimini di guerra nazisti, l’ha accusata di complicità per gli omicidi di 260.000 persone nel lager.

Rommel ha detto che la donna, nel suo ruolo di telegrafista delle SS tra aprile e luglio 1944, riceveva e trasmetteva i dettagli sull’eliminazione di quelle 260.000 persone, la maggior parte delle quali ebrei ungheresi.

“Helma M. era coinvolta nella cosiddetta “azione ungherese”, che ha visto lo sterminio di almeno la metà della popolazione ebraica d’Ungheria. Ogni giorno arrivavano dai tre ai quattro treni. Di 360.000 persone, almeno 250.000 sono state immediatamente uccise, la maggior parte delle quali erano donne e bambini inabili al lavoro”.

Rommel ha poi affermato che gli omicidi furono organizzati nella zona di comando dove lavorava Helma M., che sapeva quando arrivavano i treni e quando lasciavano l’Ungheria. Helma M. che all’epoca dei fatti aveva 19-20 anni, era arrivata da Mragowo, nell’allora Prussia orientale, ora parte della Polonia e non conosceva una vita diversa da quella del regime nazista.

“Helma M., sapeva cosa stava accadendo ad Auschwitz, sentiva le sparatorie e l’odore dei corpi bruciati”, ha aggiunto Rommel. “Attraverso altri interrogatori abbiamo appreso che nel centro di comando, le persone parlavano degli eventi quotidiani e per questo, affermiamo che faceva parte della macchina omicida di Auschwitz”.

I procuratori vogliono che la donna risponda dei crimini per cui è accusata davanti al competente Tribunale Minorile di Kiel poiché al momento del suo lavoro ad Auschwitz non aveva raggiunto la maggiore età. All’inizio di quest’anno gli esperti hanno detto che non era in grado di sostenere un processo ma il mese prossimo dovrà sottoporsi a un nuovo esame.


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