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Bastonate, lacrimogeni e cani feroci: così trattano i profughi al confine Ungheria-Serbia FOTO

LONDRA – Al confine ungherese con la Serbia sembra che gli agenti, con i migranti, non siano proprio teneri:”Mi hanno colpito con manganelli, spruzzato in faccia gas lacrimogeno e aizzato contro i cani”, il racconto di alcuni.  La frontiera più dura d’Europa, che si estende per oltre 175 km, è una recinzione metallica di filo spinato e lamette, sorvegliata 24 ore su 24 da guardie con cani poliziotto pastore tedesco.

I migranti sostengono che mentre cercano disperatamente di strisciare sotto l’impenetrabile recinzione alta quattro metri, vengono attaccati, abusati e maltrattati.
Il MailOnline in un servizio in esclusiva, racconta di essere andato in perlustrazione con la milizia civile, che ha il compito di arrestare i migranti mentre tentano di attraversare il controverso “muro” costruito per volere del leader della destra, Viktor Orban.

In squadre composte da cinque guardie, tentano di scoprire gli arrivi illegali, fornendo un supporto sia alla polizia di stato che a quella di frontiera. I migranti sostengono che le guardie che controllano il recinto di filo spinato hanno scatenato contro di loro gli aggressivi pastori tedeschi e picchiati con i manganelli.

L’Ungheria ha sigillato i suoi confini nel mese di settembre 2015 e nella città del confine serbo di Kelebija, Serbia, sono ammessi soli 10 migranti al giorno, lasciando bloccate un numero enorme di persone in attesa di dirigersi verso il nord Europa.

La via dei Balcani è stata chiusa completamente nel marzo di quest’anno, dopo che la Croazia, la Slovenia e la Macedonia hanno bloccato le frontiere a chi cerca asilo in Europa.  Zoltan Saringer, della milizia civile ungherese, insiste nel dire che non usa mai il manganello o le manette. Quando si aggira nei boschi con la sua Toyota 4×4 e “vedo gli immigrati, chiamo la polizia, non li affronto”, afferma.

Camuffati con abiti da caccia, armati di bastoni, manette e binocoli, la squadra di cinque miliziani pattuglia 24 ore su 24 tutto il territorio, a due passi dalla Serbia.
“Seguiamo le tracce vicino al confine. E’ qui che troviamo i migranti” ha detto Zoltan al MailOnline. “Arrivano di notte. Tagliano la recinzione e poi si fanno strada attraverso i campi e boschi”.

La sua Toyota 4×4, scrive il MailOnline aveva potenti fari che utilizza per individuare gli “intrusi”.  Ma alcuni migranti hanno detto al quotidiano che sono rimaste vittime di una forza ingiustificata.

“La polizia mi ha picchiato due giorni fa”, dice Quorum, migrante pakistano, che ha lasciato il suo paese d’origine dopo una vendetta con una famiglia rivale.
Mi hanno spruzzato gas lacrimogeno in faccia e colpito con i manganelli. Eravamo in gruppo, siamo stati tutti picchiati. Non so perché, forse perché non abbiamo provato a scappare. E avevano cani di grossa taglia. E’ stato spaventoso.”.

Un gruppo per i diritti dei migranti, No Border Serbia, di Belgrado, ha pubblicato fotografie che mostrano le vittime dei presunti attacchi, feriti e il torso coperto da lividi.  Il municipio di Asotthalom, che finanzia le milizie civili, ha negato che qualsiasi immigrato sia stato picchiato o colpito.
Il sindaco Laszlo Toroczkai ha aggiunto:”Diamo il benvenuto a tutti coloro che rispettano le nostre leggi ed entrano nel nostro paese attraverso il nostro valico di frontiera internazionale”. “Ma coloro che cercano di attraversare il confine illegalmente possono facilmente finire in prigione”.

I miliziani civili di Asotthalom – pagati dal Comune – lavorano a stretto contatto con la polizia ungherese e di confine e l’esercito ungherese, tutti di stanza permanente al  confine con la Serbia.
Circa 7.000 migranti sono intrappolati in Serbia, vivono in rifugi nella capitale, Belgrado, e nei campi di fortuna vicino ai confini con Ungheria e Croazia.

Altri arrivano ogni giorno dalla Macedonia e la Bulgaria, sperando di raggiungere i ricchi paesi del nord, membri dell’UE, come la Germania, Svezia e Paesi Bassi.
Le madri dei tanti bambini bloccati al confine, appendono i vestiti appena lavati ad asciugare sul recinto di un abbandonato shop duty-free in cui vivono.
I soldati ungheresi, in divisa da combattimento, armati di mitragliatrici automatiche e manganelli rivestiti in pelle, rimangono distanti dalle famiglie di rifugiati, salvo tentino di entrare non autorizzati in Ungheria.

La pattuglia miliziana civile di Asotthalom è frutto del sindaco di estrema destra della città, Laszlo Toroczkai, come parte del giro di vite dell’Ungheria in materia di immigrazione illegale a seguito della crisi dei rifugiati in Europa, lo scorso anno.
Toroczkai ha avvertito i richiedenti asilo che chi cerca di entrare in Ungheria illegalmente finirà in carcere ed espulso dal paese.
Toroczkai ha detto che la maggior parte dei residenti sono fermamente contrari ad accettare i rifugiati, in particolare i musulmani, che il primo ministro nazionalista ungherese Viktor Orban ha definito “stupratori” e “terroristi”.

In un bizzarro video, Toroczkai ha avvertito i migranti di non entrare nel paese, descrive l’Ungheria come una “cattiva scelta” per i rifugiati e li ammonisce di stare lontano da Asotthalom.
“I confini dell’Ungheria sono protetti da una recinzione continuamente controllata da migliaia di poliziotti e dall’esercito ungherese.
“Se sei un immigrato illegale e desideri andare in Germania, il viaggio più breve dalla Serbia è attraverso la Croazia e la Slovenia”.
“Fidarsi dei trafficanti di esseri umani che si incontrano è una cattiva scelta. Asotthalom è la peggiore”.

La scorsa settimana Orban ha dichiarato che l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti ha segnato la fine della “non democrazia liberale” degli ultimi 20 anni.
Orban, che ha detto dei migranti “sono stati un veleno”, ha aggiunto che se la Turchia permetterà a milioni di rifugiati che attualmente vivono lì, di partire per l’Europa occidentale, costruirà un secondo muro, ancora più inaccessibile.
La polizia ungherese e di frontiera, contattate dal MailOnline, hanno rifiutato di commentare le ferite riportate dai migranti.