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“Bataclan complice Isis”, Jesse Hughes accusa security

PARIGI – Jesse Hughes, il leader degli Eagles of Death Metal, la band che si trovava sul palco durante l’assalto dei terroristi al Bataclan di Parigi, lancia un’accusa pesantissima: secondo Hughes gli uomini della sicurezza del locale potrebbero essere stati complici del commando di kamikaze che la sera del 13 novembre assaltò la sala uccidendo 90 persone.

In un’intervista a Fox Business il cantante ha detto che i terroristi erano nel Bataclan prima del concerto: “Quando sono andato dietro le quinte, sono passato davanti a un ragazzo che doveva essere la guardia di sicurezza per il backstage che non mi ha nemmeno guardato – ha ricordato Hughes – Sono quindi andato dall’organizzatore per sapere chi fosse e per chiedere che fosse messo un altro al suo posto, ma lui mi ha risposto che le altre guardie non erano ancora arrivate”.

“Solo dopo ho scoperto che ci sono stati sei membri della sicurezza, o forse anche di più, che non sono venuti al lavoro. Sembra piuttosto evidente che avevano un motivo per non presentarsi”, ha concluso il cantante.

Jesse Hughes, qualche settimana fa aveva concesso un’intervista a Vanity Fair, dove aveva ribadito questa accusa: “Due di loro, io e Shawn (il tecnico del suono, ndr) li abbiamo visti nel backstage prima che iniziasse lo spettacolo – racconta sempre a Vanity Fair -. Non so da quanto fossero nel locale, di certo erano già lì quando siamo arrivati. Li ho notati perché non corrispondevano, né nell’aspetto né nell’atteggiamento, alla mia idea del nostro pubblico. Uno dei due, poi, ci guardava storto, tant’è che con Shawn ci abbiamo scherzato su. Ma ho provato una strana sensazione di insicurezza… Ovviamente queste cose le abbiamo dette alla polizia”.

Ma il grande pubblico, questo dettaglio lo scopre soltanto oggi: i terroristi, al contrario di ciò che ci è sempre stato detto, per il cantante sarebbero già stati all’interno del Bataclan (e non avrebbero fatto irruzione a concerto iniziato, come invece le autorità hanno sempre sostenuto). Il sospetto, ora, è che le forze dell’ordine volessero coprire qualcosa.

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