Cronaca Europa

Berlino: sistema di frenata bloccò il tir dell’attentato altrimenti…

Berlino: sistema di frenata bloccò il tir dell'attentato altrimenti...

Berlino: sistema di frenata bloccò il tir dell’attentato altrimenti… (foto Ansa)

BERLINO – La strage del mercatino a Berlino sarebbe stata ancora peggiore se un sistema di frenata automatico non avesse fermato la corsa del camion usato per l’attentato. Secondo i giornali tedeschi il tir si sarebbe arrestato dopo circa 70-80 metri, perché il modello del camion aveva questo speciale sistema di frenata automatico incorporato, come riferisce la ‘Sueddeutsche Zeitung’, oltre che le emittenti NDR e WDR. L’equazione è semplice: se il sistema non si fosse attivato, la strage sarebbe stata peggiore, uccidendo un numero più alto di persone.

Secondo le fonti, sarebbe questa la conclusione del gruppo di inquirenti ‘City’, che lavora sotto la direzione del procuratore generale per chiarire la dinamica dell’attacco. Gli investigatori spiegano che il sistema di frenata automatica si attiva al momento dell’impatto.

Intanto si apprende che l’Italia ha inviato alla Germania il 17 febbraio 2016, un nutrito fascicolo giudiziario su Anis Amri, l’autore della strage di Berlino del 19 dicembre scorso. Secondo quanto si apprende da ambienti dell’intelligence, non è andata come avrebbe riferito la televisione Wdr e cioè che nella primavera scorsa la Germania ha allertato l’Italia. Secondo le stesse fonti investigative, la Germania dopo aver ricevuto da Amri la domanda di permesso di soggiorno sul suo territorio ha rivolto all’Italia, il 16 febbraio appunto, la richiesta del fascicolo giudiziario del tunisino. Un fascicolo nutrito dato che la ‘carriera’ criminale di Amri, dal suo ingresso in Italia a Lampedusa in poi, è stata vivace.

La prima segnalazione della pericolosità di Ansi Amri, arriva nella banca dati Schengen per mano italiana il 23 giugno 2015. Amri ha scontato quattro anni di carcere in Sicilia, dove ha cambiato sette istituti di pena, sempre a causa della sua indole violenta. L’Italia prova ad espellerlo ma la Tunisia non recepisce le richieste italiane. Dunque, scaduti i termini per trattenerlo, viene emesso per lui un decreto di allontanamento dal territorio nazionale e contemporaneamente, appunto a giugno 2015, tramite la questura di Palermo l’Italia segnala ai paesi europei inseriti nella banda dati Schengen che Amri è persona non gradita e inammissibile sul territorio europeo. La Germania, dunque, quando nel dicembre 2015 rintraccia il tunisino sul suo territorio e rileva che ha contatti con ambienti radicalizzati chiede all’Italia foto e impronte digitali di Amri. “Poche ore dopo” sostengono gli investigatori l’Italia invia ai colleghi tedeschi la documentazione. Con la stessa premura il fascicolo giudiziario completo dell’uomo verrà spedito in Germania, nel febbraio scorso, quando i tedeschi si trovano a dover valutare la richiesta di permesso di soggiorno da parte di Amri.

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