Blitz quotidiano
powered by aruba

Brexit, mappa del voto: nonni contro nipoti, città contro periferie

LONDRA – La Gran Bretagna è un paese diviso. E’ questo il primo dato che emerge in maniera lampante da un’analisi del voto sulla Brexit. Un Regno spaccato tra vecchie e nuove generazioni, tra grandi città e piccoli centri e soprattutto tra le quattro nazioni costitutive che lo compongono: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. ‘Nonni-nipoti, 1 a 0’, è fra le battute più ricorrenti sui social media nelle ore successive al referendum. Uno dei fattori che ha pesato di più sul risultato è, infatti, l’età degli elettori.

I giovani tra i 18 e i 24 anni hanno votato in massa per restare nell’Unione europea (il 73%), un po’ meno coloro che hanno tra i 25 e i 49 anni (54%). Decisivi per la vittoria del fronte ‘Leave’ sono stati invece gli over 50. Il 57% delle persone tra i 54 e i 60 anni ha scelto di uscire dall’Unione europea, percentuale che sale al 60% tra chi ha più di 65 anni. “Le vecchie generazioni hanno sbarrato la strada al futuro di questi ragazzi”, sostiene Heiko Henkel, docente di antropologia alla London School of Economics, per il quale i voti sono l’espressione di due diverse visioni dell’Europa.

“I più anziani hanno vissuto 40 anni di critiche all’Unione europea da parte di politici britannici di ogni schieramento. Per i giovani l’Europa non è una massa di burocrati. E’ un’opportunità: per lavorare, viaggiare e conoscere il mondo”. Ma c’è anche un fattore economico. Gli elettori più anziani sono soprattutto pensionati e quindi, rilevano gli economisti, si sentono in un certo senso al riparo dai possibili smottamenti che la Brexit potrà produrre. Di contro non sono interessati ai futuri vantaggi economici che potrebbero derivare dalla permanenza del Regno Unito nell’Unione.

La seconda spaccatura che attraversa la Gran Bretagna post-referendum è di tipo geografico. A Londra ‘Remain’ ha guadagnato quasi il 60% dei voti, con picchi del 78% nel quartiere hipster di Hackney o del 66% nelle zone più benestanti della capitale come Kensington e Chelsea. Un risultato che, secondo gli esperti, fa apparire la metropoli come un’isola di ‘euro-entusiasti’ in un’area del paese, il sud est, dove il fronte del ‘Leave’ ha stravinto. Per non parlare dell’est dell’Inghilterra, ormai considerato terra dell’Ukip.

Da Dover, nel Kent, a Southend, in Essex, la percentuale di chi ha votato contro l’Europa si è attestata al 60% e oltre. E delle aree postindustriali in declino del nord inglese. In questa Union Jack delle divisioni, forse la più significativa è quella che riguarda le nazioni che alla bandiera danno i colori. Da una parte Inghilterra e Galles che hanno votato ‘Leave’ con percentuali del 54,4%, dall’altra Irlanda del Nord con il 55,8% e Scozia con il 62% che invece si sono dichiarate per una ‘Gran Bretagna più forte in Europa’. E quest’ultima, per gli analisti, è la frattura che potrebbe avere le conseguenze più pesanti per il Regno Unito.