Blitz quotidiano
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Brexit. Pub, ristoranti, hotel pieni nonostante previsioni nere

GB, LONDRA – La Brexit non fa paura a bar, ristoranti e el nel Regno Unito. Nonostante gli allarmi e le previsioni più nere evocate da molti esperti riguardo le conseguenze dell’addio all’Ue i locali del Paese sono in pieno “boom” grazie al crescente afflusso di residenti e turisti.

Lo si legge sul Times, che cita un rapporto della Cbi, la Confindustria britannica, secondo cui questi servizi – che rappresentano l’80% dell’economia nazionale – si sono ulteriormente rafforzati negli ultimi tre mesi, anche dopo che il referendum del 23 giugno ha sancito l’uscita dall’Unione.

E a fare la parte del leone è proprio il settore dell’accoglienza, con Londra in testa. L’estate del dopo Brexit è diventata uno dei periodi più fiorenti per la capitale del Regno. A luglio le entrate di pub e ristoranti sono aumentate del 3% rispetto all’anno precedente e si potrebbe dire che la capitale stia traendo il maggiore beneficio dal referendum del 23 giugno rispetto al resto del Paese, malgrado la sua popolazione abbia in larga maggioranza votato per restare nell’Ue.

La sterlina, al ribasso dopo il voto, ha inoltre favorito un incremento dei turisti in quello che potrebbe essere un anno record per numero di visitatori e soldi spesi. Segnali positivi confermati da un rapporto di Lloyds Bank sulla fiducia dei consumatori rispetto alla loro situazione finanziaria, ai massimi dal 2011. Ma che sono comunque sempre da prendere con le pinze rispetto ad uno scenario in cui ancora non sono percepibili le conseguenze della Brexit.

Tutte da verificare non appena l’iter per la separazione formale da Bruxelles – che la premier Theresa May ribadisce di voler innescare senza ripensamenti, referendum bis o elezioni anticipate – sara’ avviato per davvero. Oltre agli indicatori positivi ci sono però quelli che rappresentano un campanello negativo. Fra i dati di Cbi, si registra infatti un calo dell’indice dell’ottimismo registrati dai servizi rivolti al business e ai professionisti, ai livelli più bassi dal novembre 2011.

Ma la stampa filo conservatrice ed euroscettica appare ringalluzzita dal fatto che, per ora, non si sono verificati alcuni dei pronostici più foschi evocati in campagna referendaria dal fronte Remain.