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Brexit, stage a Londra più difficili per gli italiani

ROMA – Brexit: fare uno stage a Londra sarà più difficile. Con l’esito del referendum britannico, vinto dal fronte del “Leave”, Londra e dintorni saranno necessariamente più chiusi per studenti e lavoratori europei. Ecco cosa spiega questo articolo de L’Espresso:

Brexit, stage a Londra addio. Le conseguenze per i laureati Londra. La prima meta, fino ad oggi, per decine di migliaia di universitari italiani. Primo impiego per i 110 in Economia e Finanza, per gli ingegneri del Politecnico come per i geometri delle scuole superiori. Soprattutto in atenei come la Bocconi, l’università privata milanese, in alcuni master il primo stage è all’estero per il 50 per cento degli iscritti. E Londra, è in testa a ogni lista. Ma adesso, dopo la Brexit? «Siamo molto preoccupati», dice Stefano Caselli, prorettore agli Affari Internazionali dell’ateneo, che parla di una diaspora che si farà sempre più ampia e difficile.

E ci sono in particolare due aspetti preoccupanti, per gli studenti, spiega Caselli. «Il primo, e più grave, riguarderà gli sbocchi lavorativi. Non è ancora chiaro cosa farà la Gran Bretagna per tenersi stretta la City e l’alta finanza, come lo farà e se riuscirà a preservare il ruolo che ha oggi, centrale per la vita del paese. Uno scenario possibile però è che comunque Londra perderà pezzi a vantaggio di New York e della Cina, che non aspettava altro che diventare la piazza finanziaria del mondo. Dubito che finiscano in Europa».

Di conseguenza, i neolaureati italiani dovranno seguire quelle stesse fughe di capitali: e allontanarsi oltreoceano o a Pechino. Anche solo per lo stage. Un caos. «Con un doppio problema poi», spiega Caselli: «gli Stati Uniti sono molto protezionisti sul mercato del lavoro – trovare impiego è e sarà molto più difficile che in Gran Bretagna. Lo stesso in Cina: Pechino è diventata sempre più protettiva dell’offerta interna. Bisogna avere una laurea cinese per lavorare: noi ci salviamo perché abbiamo dei rapporti per la doppia-laurea con l’università di Fudan. Ma non tutti hanno questa possibilità». Una diaspora. Schiacciata dal protezionismo.