Cronaca Europa

Bridgend, la cittadina del mistero in Galles dove i giovani muoiono suicidi

Bridgent, la cittadina del mistero in Galles dove i giovani muoiono suicidi

Bridgent, la cittadina del mistero in Galles dove i giovani muoiono suicidi

CARDIFF – Bridgend, una cittadina nel Galles, anni fa guadagnò notorietà dopo che una ventina di ragazzi si tolse la vita in modo del tutto inspiegabile. La maggior parte erano uomini, quasi tutti si conoscevano e nessuno aveva lasciato niente di scritto. Il numero ufficiale di suicidi, tra il 2007 e 2008, fu di 23 persone.

I suicidi però sono continuati: ben 79 persone ad oggi si sono tolte la vita nella zona limitrofa a Bridgend. Immediatamente si sono sparse le voci di pratiche occulte su Internet, patti satanici e folli teorie che vedevano le menti dei giovani danneggiate dalle frequenze radio.

Il primo a uccidersi, ricorda in articolo il quotidiano Sun, fu il 18enne Dale Crole, nel 2007, poi il suo amico 19enne David Dilling, sei settimane dopo, infine Tom Davies, 20 anni, che si uccise una settimana dopo David. Nel 2008, quando il numero dei suicidi raggiunse la doppia cifra, una task force della polizia venne mandata sul luogo per indagare, mentre i rimanenti giovani vennero tutti trasferiti per precauzione in una località marittima, lontana dai tragici eventi di Bridgend.

Poco dopo le prime morti ai media è stato chiesto di smettere di parlare di questo fenomeno in modo da fermare l’effetto “copycat”, ovvero l’atto di copiare atti efferati e/o criminali. I problemi sono stati i social network, dove diverse pagine in memoria delle vittime hanno aumentato esponenzialmente la diffusione del fenomeno.

Il professore universitario Jamie Bartlett nel suo libro “The Dark Net” ha provato a spiegare il caso:

“E’ qualcosa che funziona a livello del subconscio. Vanno sui siti e vedono che le persone che si sono uccise vengono ammirate dalla comunità, e questo ha un profondo effetto, soprattutto su menti giovani. Non esiste nessun istigatore al suicidio sul web, è tutto un procedimento subcoscienziale, il suicidio viene interpretato come un atto romantico, nobile, un comportamento adatto a persone vulnerabili e sensibili”.

La risposta che si trova è forse ancora più spaventosa. La sussurra una 17enne, abbassando gli occhi, ma senza sembrare troppo turbata dalle sue parole: “Secondo me si sono ammazzati perché qui non c’è niente da fare”.

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