Cronaca Europa

Bruno Gulotta, la compagna Martina ricorda Barcellona: “Ha messo in salvo Alessandro, poi è morto”

Bruno Gulotta, la compagna Martina ricorda Barcellona: "Ha messo in salvo Alessandro, poi è morto"

Bruno Gulotta, la compagna Martina ricorda Barcellona: “Ha messo in salvo Alessandro, poi è morto” (Nella foto Ansa, Martina Sacchi ai funerali di Bruno Gulotta)

MILANO – A dieci giorni dall’attentato di Barcellona che fece 16 morti parla Martina Sacchi, 27 anni, compagna di Bruno Gulotta, il giovane padre di Legnano ucciso sulla Rambla quel 17 agosto.

Martina ha affidato agli amici e colleghi di Bruno la sua testimonianza sugli ultimi istanti di vita del compagno. Sul sito di Tom’s Hardware, la società dove Gulotta lavorava, è stata pubblicata oggi la sua testimonianza.

“Passeggiavamo sulla Rambla, Bruno teneva per mano Alessandro e io spingevo il passeggino con dentro Aria – ha raccontato Martina – eravamo lì da qualche minuto quando ho sentito tante urla e mi sono voltata. Ho visto il furgone che puntava su di noi. È stato un attimo. Davanti eravamo bloccati da un palo e un albero, ci siamo messi a correre. Bruno ha spinto Alessandro verso di me e io l’ho afferrato. Il furgone ha sfiorato me e Alessandro e ha preso Bruno in pieno. L’ho visto per terra. Mi sono chinata su di lui e ho gridato, ho chiesto aiuto, era vivo. Gli ho detto ‘amore ti prego non mi lasciare’, mi è sembrato di vedere un guizzo nei suoi occhi. Penso che mi abbia sentito. Poi sono arrivati i poliziotti con le armi in pugno, mi hanno portato via di forza, dicevano che i terroristi erano ancora lì. Intanto i medici tentavano la rianimazione”.

A quel punto Martina, Alessandro a Aria sono stati separati da Bruno:

“Io e i bambini siamo stati scortati verso un albergo lì davanti e chiusi a chiave all’interno. Dalla vetrata dell’hotel ho continuato a vedere cosa accadeva. Mi sembrava un film dell’orrore. Piangevo, gridavo. Alessandro era scioccato. La padrona dell’albergo ha provato a confortarci, ma io pensavo solo a tornare accanto a Bruno. Sono riuscita a uscire dalla porta secondaria, l’ho raggiunto proprio quando i medici hanno detto ‘es muerto’ e lo hanno ricoperto con un telo. Dopo qualche minuto è arrivato mio cognato Lorenzo”.

Martina, insieme al fratello di Bruno, Lorenzo Gulotta, nel rendere pubblica la sua testimonianza ringrazia “tutti coloro che mi hanno aiutato e mi stanno aiutando”. Quindi chiude esprimendo vicinanza alla famiglia “e un pensiero affettuoso” alla fidanzata di Luca Russo, l’altro giovane italiano morto a Barcellona: “Il loro dolore è il mio dolore”.

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