Blitz quotidiano
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Bullismo: il diario segreto di Emilie, suicida a 17 anni in Francia

ROMA – Bullismo: il diario segreto di Emilie, suicida a 17 anni in Francia. Sono passati 8 mesi da quando Emilie, diciassettenne di Lille, si è gettata dalla finestra dell’appartamento del padre: l’angoscia dei genitori fece prevalere all’inizio il senso d’abbandono seguito al loro divorzio per spiegare l’inspiegabile. Fino al ritrovamento di un diario segreto dove ogni giorno da tre anni prima la ragazza era solita annotare piccole sopraffazioni e grandi angherie quotidiane da parte dei compagni del Collège Notre-Dame de la Paix della vecchia Lille.

Uno stillicidio di frecciate continue, sguardi di scherno, insulti, spinte, molestie varie e dispetti assortiti. Senza che gli insegnanti muovessero un dito anche di fronte alle manifestazioni di intolleranza più umilianti e palesi. I compagni le hanno attaccato la gomma ai capelli e tagliato le bretelle tanto per vedere l’effetto che fa. Solo all’ora di ricreazione Emilie trovava un po’ di pace ma solo perché riusciva a nascondersi all’altrui malvagità trovando rifugio al bagno.

Al diario intimo (i genitori ne  hanno autorizzato la pubblicazione sulla Voix du Nord) Emilie ha affidato il racconto del calvario scolastico di una studentessa modello rifiutata a prescindere da colleghi invidiosi e incattiviti, già così ostilmente snob da criticare senza pietà il suo look non esattamente BCBG, corrispettivo francese di “fichetto” attento all’ultima moda e all’accessorio più costoso. Che la lettura fosse al centro dei suoi interessi è diventata una aggravante.

“Sentivo su di me gli sguardi degli altri. Vedevo i loro sorrisini scrutatori, sentivo i loro occhi posarsi sulle mie vecchie scarpe da ginnastica, sui jeans stretti, sul collo arrotolato del maglione. Ho sentito qualche ‘barbona'”.

Attraversare i corridoi di scuola un supplizio: “Un percorso di guerra per schivare i colpi, gli sgambetti, gli sputi. Non ascoltare insulti e cattiverie, stare attenti dietro a zainetto e capelli. Trattenere le lacrime”.

La depressione, intuita anche dai genitori, non tarda ad arrivare. Ora anche la scuola dovrà farci i conti, assumersene la responsabilità. Perché non accada più, perché ciò che ha scritto Emilie è un atto d’accusa che interpella studenti, genitori e insegnanti.

“Non volevo che i miei genitori venissero a sapere fino a che punto fossi diventata patetica, che pensassero di aver generato una pura sotto-merda”.