Blitz quotidiano
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Calais, tre italiane arrestate: manifestavano per i migranti

CALAIS – Si chiamano Martina, Ornella e Valentina, tre studentesse italiane iscritte all’università di Parigi che sabato sono andate a manifestare a favore dei migranti a Calais. Le hanno arrestate e minacciate di espulsione. Il provvedimento è stato alla fine revocato, non prima però di trascorrere tre avventurose notti in un centro di detenzione amministrativa.

Tutto è iniziato lo scorso fine settimana quando insieme ad altri compagni le tre ragazze, di età tra i 24 e i 28 anni, sono saltate a bordo di un pullman di manifestanti diretto a Calais. Come tutti gli altri, una volta giunte sul posto, Martina, Ornella e Valentina hanno preso parte al corteo no-border, un fiume umano in direzione del porto per esprimere solidarietà ai migranti della Giungla, il varco d’ingresso verso la Gran Bretagna per i profughi, che quotidianamente cercano di raggiungerla nascondendosi nei cassoni dei tir o nelle navi.

I guai sono cominciati quando i manifestanti hanno sforato in una zona off limits. Subito sono scattate le cariche della polizia, il corteo ha iniziato a indietreggiare ma le tre ragazze hanno preso una direzione diversa. “In quel momento scappavano tutti”, racconta all’Ansa il loro avvocato, Muriel Luef. “Il problema è che loro sono andate da un’altra parte, per paura, si sono staccate dal flusso e sono entrate in una zona del porto assolutamente vietata al pubblico, prima di rifugiarsi all’interno di un bagno di fortuna”, mentre la manifestazione degenerava tra scontri e lacrimogeni.

Sole e disorientate le tre italiane hanno chiesto aiuto a un guardiano che passava di lì, ma poco dopo sono state fermate e portate in questura per l’interrogatorio. Poi tre notti nel centro di detenzione amministrativa di Lesquin, sorvegliate a vista con altri migranti, in attesa dell’espulsione in Italia. “Non sono mai state accusate di nulla. Hanno subito un trattamento del tutto sproporzionato”, protesta l’avvocato, parlando di “privazione abusiva della libertà”.

Le tre studentesse hanno comunque potuto chiamare amici e genitori ed avere contatti con l’esterno. La prefettura, che in un primo momento aveva decretato l’obbligo di lasciare il Paese ha annullato all’ultimo la decisione. Annullata anche l’udienza, che doveva tenersi venerdì in base a un articolo del codice secondo il quale l’autorità amministrativa può obbligare un cittadino europeo a lasciare il paese se “durante un periodo di tre mesi a partire dal suo ingresso in Francia, il suo comportamento personale costituisce una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave per un interesse fondamentale della società francese”.

La difesa è però riuscita a dimostrare che le tre ragazze risiedono in Francia da oltre tre mesi, con tanto di iscrizione all’università e contratti d’affitto. E soprattutto, allo stato dei fatti, non sembrano costituire una particolare minaccia per la République.