Cronaca Europa

Charlie Gard, lʼAlta corte di Londra annuncerà la decisione il 25 luglio

Charlie Gard, lʼAlta corte di Londra annuncerà la decisione il 25 luglio

Charlie Gard, lʼAlta corte di Londra annuncerà la decisione il 25 luglio

LONDRA – La decisione dell’Alta corte di Londra sull’autorizzazione a una terapia sperimentale per Charlie Gard, il neonato gravemente malato sul cui mantenimento in vita sono contrapposti medici e genitori, sarà annunciata il 25 luglio. Lo ha reso noto il giudice investito del caso, che ha scosso e coinvolto l’opinione pubblica di tantissimi Paesi.

Dopo aver messo in atto una massiccia campagna di appello in difesa della vita del figlio sui social, con l’hashtag #charliesfight – che è valsa l’attenzione di papa Francesco e del presidente Usa Donald Trump – i coniugi Gard hanno raccolto donazioni per 1,5 milioni di euro per finanziare le cure del piccolo negli Stati Uniti o in qualunque altro Paese.

L’intervista alla mamma del piccolo Charlie, Connie Gard:

San raffaele

La sua prima reazione, Connie?
“Ancora non lo so. Sollevata, ma devo digerire la notizia”.

Un passo avanti?
“Un passo avanti per la giustizia, per il buon senso, per la pubblica opinione. Siamo passati da zero chances per fare sopravvivere Charlie a significativamente di più. Adesso preghiamo”.

Cosa pensa del possibile arrivo a Londra, affinché visiti Charlie, del neurologo americano che propone una cura sperimentale?
“Ci andrei io in America. O a Roma. Sono mesi che scongiuro medici e giudici di lasciarmi portare Charlie in un ospedale dove sono disposti a provare di tutto per salvarlo”.

Ma la testimonianza del medico americano è stata utile?
“Certamente. Quel professore sta solo cercando di aiutarci. La sua testimonianza di oggi ha dimostrato che ci sono motivi per sperare che la condizioni di Charlie migliorino. E se c’è anche una piccola possibilità, perché non esplorarla? Il giudice aveva detto che voleva sentire prove in grado di fargli cambiare idea rispetto al suo primo verdetto. Beh, adesso di prove ne ha sentite, qualche dubbio gli è venuto, se ha deciso di convocare a Londra tutti i medici”.

E vorreste che venissero qui a Londra anche i medici italiani?
“Certo che li vogliamo. Vogliamo tutti quelli che sono pronti a credere nel dare una possibilità a Charlie. E il paradosso è che tanti medici stranieri gliela darebbero, mentre quelli inglesi, quelli del suo paese, no”.

Non vorrebbe testimoniare lei stessa?
“Oh certo che ci andrei a testimoniare. Vorrei poter dire io stessa al giudice tutto quello che penso e che sento. E forse lo farò. Spero che voglia ascoltare anche me. Sono la madre, saprò ben qualcosa del mio bambino”.

Il parere dei medici del Great Ormond è che sta peggiorando.
“Non è vero che è peggiorato. Io vedo invece segni di miglioramento”.

Se la testa non cresce, dicono, è un segno di danni cerebrali irreversibili.
“La testa gliel’ho misurata io e dico che è cresciuta. Lo capirei anche a colpo d’occhio”.

Come si sente dopo questo lungo processo?
“La speranza non la perdo. Vorrei dire di più. Ma gli avvocati mi hanno spiegato che è meglio di no”.

E lei, Chris, che è il papà, cosa dice?
“Dico che finalmente abbiamo segnato un punto a nostro favore. E’ solo un piccolo punticino e c’è ancora una montagna da risalire. Ma stiamo un po’ meglio oggi di ieri e potevamo invece stare già molto peggio. Dobbiamo ringraziare”.

Cosa fate nella vita, lei e sua moglie?
“Io faccio il postino per una compagnia di spedizionieri privati. O meglio facevo, adesso mi occupo soltanto di Charlie e del processo. E Connie è un’assistente sociale, un’infermiera che si prende cura dei disabili. Lavoro perfetto per quello che ci è capitato, vero? Speriamo che anche questo serva a qualcosa”.

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