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Corte gli vieta portare figlio Chiesa: madre musulmana non..

LONDRA – Non può più portare il figlio in Chiesa perché la madre, musulmana, glielo ha impedito. E un giudice inglese le ha dato ragione. E’ l’incredibile storia raccontata dal Daily Mail. Protagonista una coppia islamica di divorziati. Lei, musulmana fervente, ha vietato a lui, musulmano non praticante che ha stretto forti relazioni con la comunità cristiana, di portare il figlioletto di 9 anni in Chiese e centri ricreativi cristiani. Il giudice Williscroft ha accolto la richiesta della donna: se l’ex marito violerà l’ordine del giudice gli sarà addirittura vietato di vedere il bambino.

“Questo giudice ha semplicemente paura di essere bollato come islamofobico – racconta l’uomo al Daily Mail – Io voglio solo che mio figlio abbia una vita equilibrata e possa entrare in contatto con diverse fedi per potersi formare una propria idea e seguire la religione che preferisce, mentre la mia ex moglie, che lo sta indirizzando verso la fede musulmana, teme che, conoscendo altre religioni, possa “confondersi”. Lo sta indottrinando, e l’unico modo che ho di fargli conoscere altre realtà è portarlo in altri ambienti. Se non gli mostro altri stili di vita, crescerà come una pecora muta: invece voglio che conosca culture diverse”.

“Mio figlio sta subendo un vero e proprio lavaggio del cervello – prosegue l’uomo – Già mi dice che ho un cuore nero e che sono un uomo cattivo perché non sono un musulmano praticante. Lo stanno crescendo dicendogli le stesse bugie che dicevano a me quando ero piccolo, e mi si spezza il cuore pensando che non posso fargli fare le stesse attività che qui fanno tanti bambini della sua età. Questo giudice era così preoccupato dal mostrarsi politicamente corretto che ha totalmente ignorato tutto il resto, a partire dal fatto che io sono un padre amorevole. Sono terrorizzato all’idea che mio figlio non voglia più vedermi a causa di tutto questo indottrinamento”.

La coppia, che si è sposata nel 2003, ha sempre seguito uno stile di vita occidentale, spiega l’ex marito. “È stato fondamentale per me vista la rigida educazione religiosa che avevo ricevuto. Mi avevano insegnato che i cristiani erano immorali e senza cuore, che solo i musulmani hanno una fede pacifica e che tutti gli altri sono l’incarnazione del male. Solo quando ho iniziato a frequentare i cristiani ho capito che erano tutte sciocchezze”.

A partire dal 2007, però, la ex moglie è diventata musulmana devota in seguito alla scomparsa del padre. La mamma di lei le aveva detto che il marito sarebbe andato all’inferno perché non era stato un buon credente e che l’unico modo per redimerlo sarebbe stato attraverso di lei. Di qui la scelta di indossare l’hijab e iniziare a frequentare una madrasa (un istituto islamico di apprendimento). Nel 2013 la donna lasciò il marito mantenendo la custodia del bambino: da allora padre e figlio si vedono nei fine settimana ma la madre non gradisce le “cattive frequentazioni” dell’ex marito.

“Dopo il divorzio, la comunità cristiana mi ha sostenuto – racconta l’uomo – In chiesa organizzano molte attività che a mio figlio piacciono e io vorrei portarlo lì. Ma quando la madre lo ha scoperto, si è rivolta al tribunale e ha ottenuto che mi venisse vietato portarlo in qualsiasi centro cristiano”.

Non solo, secondo l’ordine del giudice il padre non può neppure dargli cibo occidentale, solo cibi halal. Lo stesso giudice nel 2014 fece discutere con un’altra sentenza choc: accordò l’affidamento di una bimba di 8 anni al padre ex tossicodipendente e con precedenti penali.