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Dracula pre comunista o eroe nazionale? Documenti dicono…

ROMA – Dracula pre comunista o eroe nazionale? Secondo quanto riportato dal DailyMail, alcuni documenti conservati nell’Archivio Nazionale di Kew (Londra), gettano nuova luce sulla figura di Vlad III di Valacchia (1431-1476/77), che ispirò lo scrittore irlandese Bram Stoker nella creazione del suo personaggio più famoso, il conte Dracula, protagonista dell’omonimo romanzo.

Una lettera informale scritta nel 1983 dal conservatore Julian Amery, indirizzata a Margaret Thatcher, testimonia il grande stupore del politico nell’apprendere che in Romania, dove si era recato in viaggio, il voivoda valacco non era ricordato come guerriero crudele e sanguinario, ma come un “buon governatore”. A sconcertare ulteriormente Amery era il fatto che tale concezione positiva era supportata anche dagli storici marxisti revisionisti.

“A quanto pare (Vlad) era un buon amministratore, anche se un po’ eccessivo nell’uso dell’impalamento contro i suoi trasgressori”, specifica con una vena di sarcasmo il deputato.

“Si dimostrò un guerriero molto patriottico contro i turchi. La sua tendenza in età avanzata a bere il sangue delle vergini per  ristorarsi è ovviamente ritenuto inaccettabile. Ma come ricordava la nostra guida, al giorno d’oggi avrebbe avuto delle difficoltà nel trovare un adeguato approvvigionamento”, ironizza ancora l’autore della lettera.

Nella cultura occidentale Vlad Țepeș, (l’Impalatorein riferimento al metodo di tortura con cui era solito sbarazzarsi dei suoi nemici) è considerato solo uno spietato tiranno. In Romania è molto di più: un eroe nazionale. Lo stesso Presidente romeno Nicolae Ceaușescu concepiva la figura storica di Vlad III in chiave nazionalista e anti capitalista. Come scrive M.J. Trow nel suo libro “La storia segreta di Dracula” (Newton Compton Editori, 2011)

Ceaușescu diffuse l’idea dell’Impalatore come eroe protocomunista in lotta contro il male, rappresentato dai mercanti stranieri e capitalisti di Brașov (…). I Romeni insistono nel voler separare l’uomo in carne e ossa dal suo alter ego letterario e leggendario. Per loro egli è Tepes, l’Impalatore, non la creazione straordinaria di un funzionario statale irlandese, ma un principe del popolo, un eroe dal cavallo bianco le cui azioni, per quanto dure, sono senz’altro da giustificare se si considera quale fu il loro contesto”.

Vlad non riuscì a sconfiggere definitivamente gli Ottomani, che rivendicavano la Valacchia come parte del loro impero. Ma combatté fino alla fine dei suoi giorni e probabilmente morì proprio in battaglia, sebbene le circostanze del suo decesso non sono ancora chiare. Non a caso, fu proprio all’inizio dell’Ottocento che emerse la figura di Dracula come eroe nazionale, parallelamente al risveglio indipendentista delle popolazioni rumene contro turchi ed austriaci. Pur essendo stato un sovrano senza pietà, era pronto a esercitare ogni potere per difendere la sua terra. Non stupisce che il dittatore Ceaușescu tentò di ostentare un coinvolgimento emotivo nei confronti del famoso voivoda. Altrove però, leggenda e storia vanno in tutt’altra direzione. Scrive ancora M.J. Trow:

“Se escludiamo la Romania e la ‘terra al di là delle foreste’, la sua leggenda è diversa: stiamo parlando di un uomo che inchiodava i cappelli degli uomini alle loro teste, che impalava le madri e i loro figli, che schiacciava amici e nemici come mosche. Prima dell’avvento di assassini di massa ancora più insensibili, egli era l’orco che terrorizzava tutti e con il tempo divenne il terribile conte dei morti viventi, il vampiro assetato di sangue associato a Bram Stocker, Max Schreck, Bela Lugosi e Christopher Lee”.