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Droga depenalizzata: in Portogallo ora la usano più adolescenti

LISBONA – In Portogallo, paese che ha depenalizzato il consumo di stupefacenti, è raddoppiato il numero di adolescenti che fa uso di droga. L’anno scorso, il 15% di adolescenti portoghesi tra i 15 e i 16 anni ha ammesso di aver provato la droga almeno una volta; nel 1995, quando le pene erano più severe, il numero di consumatori non superava, invece, il 7%.

La politica liberale del Portogallo, che non punisce coloro che vengono trovati in pos della sostanza per uso personale, è stata accolta da attivisti come l’ex liberal-democratico Nick Clegg e il magnate Ric Branson.

In Inghilterra, invece, le leggi contro l’abuso di sostanze sono state altamente criticate dagli attivisti. Negli ultimi 12 anni nel Regno Unito, al contrario del Portogallo, il numero di teenagers che usano cannabis si è dimezzato di molto. Katy Gyngell, del centrodestra inglese, ha affermato: “Il risultato del Portogallo era più che prevedibile. E’ quello che accade quando vengono rimosse le sanzioni. Come è stato un disastro per i giovani in Portogallo, lo sarebbe per l’Inghilterra e per tutti quei paesi che hanno intenzione di abbracciare la legalizzazione”.

Ha poi aggiunto: “Nonostante abbiamo rinforzato le leggi sulla cannabis e su altre droghe vengono applicate poco, rimuoverle del tutto invierebbe un segnale altamente dannoso. Si giocherebbe alla roulette russa con le vite di adolescenti”.

In Inghilterra, secondo degli studi sostenuti dal governo, nel 2003 circa il 30% degli studenti ha provato droghe illegali; ma nel 2014 il livello di 15enni che hanno provato cannabis si è abbassato all’11% e al 2% per qualsiasi altra droga. Le scoperte sulla cannabis in Portogallo arrivano dal “Progetto di scuola europeo su alcol e altre droghe” (ESPAD”, che lo scorso anno ha effettuato il sondaggio in 35 paesi europei. In Portogallo, quasi 3.500 studenti hanno preso parte al progetto.

Nel Paese, il processo di depenalizzazione è cominciato nel 2001: chi viene preso con droghe per uso personale, è considerato persona con problemi di salute e deve quindi apparire di fronte ad una commissione che deciderà il trattamento migliore.

In Inghilterra, il breve esperimento di depenalizzazione portato avanti dal governo di Tony Blair, dimostrò che il consumo di cannabis aumentava soprattutto fra i più giovani. Dal 2003 il numero di casi di chi abusa di alcol e di cannabis si è dimezzato e, dal 2008, sono diminuite anche le gravidanze portate avanti da mamme poco più che adolescenti, problema assai diffuso in Inghilterra.

Nel Regno Unito il numero di adolescenti che hanno uno stile di vita “clean”, ovvero pulito, è aumentato in modo esponenziale con l’avvento dei social, una vera e propira “facebook generation”, ragazzi che si scambiano messaggi dalle loro camere invece che bighellonare per le vie della città.

Le leggi portoghesi sulle droghe vennero elogiate già nel 2012 dal comitato per le droghe del Ministero Degli Interni inglese, allora guidato dal parlamentare Keith Vaz (recentemente coinvolto nello scandalo di prostituzione con giovani ragazzi dell’Est), che si disse “impressionato” dalle politiche portoghesi e che il Paese aveva adottato “un modello che merita di essere preso fortemente in considerazione anche qui in Inghilterra”.

Negli ultimi anni la cannabis è stata valutata come una sostanza con crescente pericolosità: il progresso della genetica, lo sviluppo di sistemi sempre più all’avanguardia per la coltivazione e una richiesta maggiore da parte degli utenti consumatori, hanno portato i coltivatori di marijuana, a volte veri e propri esperti di genetica, a creare una varietà sempre più vasta di questa pianta.

La scorsa settimana il democratico Clegg osannava la scelta del Portogallo, dicendo che c’è stata una “drammatica riduzione in fatto di dipendenze, contagi da HIV e morti collegate all’uso di droghe. In altre parole, non servono sanzioni penali per intervenire e cambiare l’approccio delle persone sulle sostanze”.

La cannabis fa parte della famiglia delle Cannabacee. La più diffusa in occidente comprende diverse varietà e sottospecie, come la Cannabis sativa, indica e ruderalis.
Prove dell’utilizzo di questa pianta si hanno fin dai tempi del Neolitico, dopo il ritrovamento di alcuni semi in una grotta situata in Romania.

In Asia e Medio Oriente, veniva anticamente coltivata per farne delle resistenti fibre: per centinaia di anni fu utilizzata per produrre carta e tessuti; non appena fece la sua comparsa il proibizionismo, però, l’uso diminuì drasticamente.

L’Italia ha un’antica tradizione di coltivazione ad uso tessile, specie durante il periodo delle Repubbliche Marinare, quando i tessuti venivano utilizzati per vele e corde; ancora oggi in Romagna vengono prodotte delle tipiche tovaglie in tessuto di canapa e rame.

Negli Stati Uniti, invece, la coltivazione risale probabilmente al XVIII secolo. Una delle prime testimonianze viene fornita proprio dal diario di George Washington nel 1795: egli stesso scrive di essere un coltivatore della pianta di canapa.