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Duty free, prezzi raddoppiati e triplicati. Ma le tasse…

ROMA – Non si può dire di essere davvero partiti per le vacanze se non si passa almeno una volta per il duty free dell’aeroporto, dove solitamente si acquistano profumi, trucchi, o una buona bottiglia di vino da godersi una volta arrivati in albergo.

Ma non è tutto oro quello che brilla. I prezzi dei duty free, infatti, a volte sono raddoppiati, se non triplicati. E se i negozi di High Street (una delle strade principali dello shopping londinese), si trovano in perenne competizione con i vicini rivali, i duty free non sentono il bisogno di ridurre i prezzi.

In più, “duty free” in inglese significa “esente da tasse”, perché si presuppone che chi acquista in questo genere di negozi porti la merce fuori dal paese. Ma se si viaggia in Europa, su questo genere di articoli non si risparmia sulle tasse. “Le persone che vanno in vacanza sono un obiettivo appetibile e i negozianti lo sanno bene” ha detto Nick Harris, esperto in legge sui viaggi presso l’azienda Simpson Millar Solicitors.

“In questo genere di negozi si approfitta dell’impulso del viaggiatore, che acquista pensando di fare un buon affare”. Quindi, consiglia di fare un giro per il duty free, con smartphone alla mano, per poter comparare i diversi prezzi e non cadere nella trappola di fregature.

Ad esempio, un paio di Rayban in un aeroporto costeranno 110 euro, mentre su internet si possono trovare a 90 euro. Una crema per il viso da 100 ml di buona marca in aeroporto si trova a 25 euro, più del doppio dei 9 euro di un sito internet.

Se proprio non si riesce a resistere all’acquisto, prima di annunciare trionfalmente di aver fatto un ottimo affare, sarebbe meglio controllare sempre prima i prezzi.