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EgyptAir, 3 atterraggi di emergenza prima della tragedia

PARIGI – Il disastro aereo della EgyptAir è stato probabilmente causato da un’avaria ai motori: questo, almeno, è quel che si può pensare dalle ultime informazioni diffuse da France 3, che ha reso noto che l’Airbus A320 precipitato nel Mar Mediterraneo la notte tra il 18 e il 19 maggio fu costretto ad “almeno tre” atterraggi d’emergenza nelle 24 ore che precedettero la tragedia per delle anomalie segnalate poco dopo i rispettivi decolli.

In tutti e tre i casi, dopo essere tornato in aeroporto, sono scattate delle procedure di allerta che hanno imposto ogni volta una verifica tecnica a terra rivelatasi negativa, visto che l’apparecchio è stato poi lasciato ridecollare tranquillamente. E’ quanto riferisce questa sera la tv francese France 3.

Intervistato in diretta su France 3, Jean-Paul Tradex, ex capo del Bea (l’ufficio francese per l’analisi e l’inchiesta dei disastri aerei), ha detto che si tratta di un “elemento importante per gli inquirenti, tornare indietro diverse volte non è normale. La tesi dell’incidente tecnico è assolutamente compatibile con tutti questi dati”, ha continuato, precisando tuttavia che non si può ancora escludere nessuna tesi.

Mercoledì mattina una nave della Marina francese ha localizzato una delle due scatole nere dell’aereo inabissatosi due settimane fa con 66 persone a bordo. I registratori di voci e dati del volo MS804 giacciono sotto tre chilometri di acqua e servirà ora almeno una settimana per iniziare il recupero di queste apparecchiature da cui si spera di ottenere indicazioni per far luce sulle cause della caduta dell‘Airbus: finora un mistero in bilico fra terrorismo e incidente tecnico.

Seppur inferiore di circa 800 metri rispetto a quella in cui giace il Titanic, la profondità è comunque abissale e si attende ora un’altra imbarcazione con specialisti in grado di recuperare il Cvr (Cockpit Voice Recorder) che registra le voci nella cabina di pilotaggio ed il Fdr (Flight Data Recorder) che conserva i parametri tecnici fondamentali. Si tratta della nave “John Lethbridge” della “Deep Ocean Search” (Dos), una società basata alle Mauritius e specializzata in operazioni a grandi profondità marine. Il suo robot è atteso sul posto “entro una settimana” secondo la Commissione d’inchiesta egiziana, o qualche giorno dopo (“intorno al 10 giugno”) stando a fonti francesi. La zona in cui sono stati rinvenuti rottami e resti umani è 290 chilometri a nord di Alessandria d’Egitto e gli annunci odierni non precisano il punto esatto da cui provengono i segnali.

I dati delle scatole “nere” (in realtà di colore arancione per essere meglio individuabili) appaiono indispensabili per cercare di capire la causa del disastro del volo Parigi-Il Cairo che si sospetta possa avere matrice terroristica ma non è stato rivendicato da alcuna organizzazione, a differenza di quanto fece l’Isis per il charter russo che esplose nei cieli del Sinai a fine ottobre. Oltre all’assenza di un sos, i dati certi a disposizione sono pochi e in parte pure controversi come la questione delle virate a destra e sinistra segnalate da fonti ufficiali greche ma non confermate da quelle egiziane.

Da interpretare, appunto con l’ausilio delle scatole nere, sembrano anche i nove messaggi automatici di mutamento di temperatura del finestrino sul lato del copilota lanciati dall’aereo tre minuti prima sparire dai radar il 19 maggio e segnalati da fonti informate al Cairo la settimana scorsa. Finora inoltre non risulta abbiano dato indicazioni dirimenti i resti umani, più piccoli di una mano, rinvenuti in acqua.

(Foto Ansa)

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  • Egyptair, trovate scatole nere: fumo a bordo prima di cadere
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